David Gates.
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Preston Falls.
Parte 2.
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Titolo originale: Preston Falls.
Traduzione di: BRUNO OSIMO.
2001. Giangiacomo Feltrinelli Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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TERZA PARTE
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Capitolo 1.
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Verso la met di ottobre, Jean lascia un messaggio in segreteria a Preston Falls. Solo Ciao, come stai, come sta venendo la casa, qui va tutto bene, i bambini stanno bene. Il messaggio pi leggero e vivace possibile. Una prima mossa. Anche se probabilmente  una mossa stupida: vuole fargli pensare che l'ultima volta che si sono parlati non sia stato poi cos orrendo? O vuole farlo pensare a se stessa ?
Una settimana dopo lascia un secondo messaggio. Ciao, pensavo di trovarti in casa, quando puoi fatti vivo, e poi, alcuni giorni dopo, un terzo messaggio, in cui diceva che era un po' preoccupata e che le avrebbe fatto piacere se lui per favore avesse telefonato.
 sabato. Luned lui dovrebbe tornare al lavoro.
La domenica comincia calda e limpida. Porta Rathbone a fare il solito giretto, con addosso solo una vecchia camicia di Willis sopra la t-shirt che aveva a letto. Poi si porta il caff fuori e si siede sul portello del piccolo van di Carol, un Subaru Brat con roll bar e quattro ruote motrici, e respira: l'aria sa ancora d'estate.
Rathbone sta sdraiato con la pancia nell'erba fresca, rorida di rugiada.
Verso le undici - in realt  mezzogiorno, perch ieri sera  finita l'ora legale - lei e Carol portano i bambini a mangiare i pancake.
Jean porta un mazzo di carte, e intanto che arriva l'ordinazione al loro tavolo fanno una mano di gin rummy. Roger, nonostante l'imbarazzo di essere con tre femmine, pensa che il gin rummy sia un gioco tremendamente sofisticato. Quando apre le carte a ventaglio, bada bene che si sovrappongano nel modo pi uniforme possibile. Mel pesca una carta, fa un rapido respiro, tiene la carta in mano e scarta un re di fiori; Roger si morde il labbro e lo afferra con troppa avidit e Carol mugugna. Sembra quasi una famiglia. Carol vince, come al solito - ritiene che sarebbe un atto di condiscendenza non cercare di vincere giocando con i bambini - ma Mel per poco non gliela faceva.
Mezzo meloncino per Mel, un Lumberjack (Un breakfast
crepapancia dalle foreste del nord) per Roger, un'omelette al
formaggio per Carol e solo pane tostato e caff per Jean, perch
Roger non riesce mai a finire il Lumberjack e a lei danno fastidio
gli avanzi. Allora, cosa vogliamo fare? Mel vuole andare a casa e
telefonare all'amica Erin. Roger vuole andare a casa a guardare
dei video. Carol propone una gita in un parco naturale; questa settimana
deve ripartire per l'ovest, ed  una giornata cos incredibile.
Mugugni di Mel e Roger, per meno di quanto si potesse pensare.
Anche loro sentono il fascino di una giornata come questa.
Ma Jean si domanda cosa stia succedendo a Preston Falls. Gli
potrebbe essere successo... per Dio, mille cose. Forse  caduto
dalla scala, sta l bloccato con la schiena spezzata, e lei  qui a
spalmare l'ultimo pezzo di burro da un piattino di carta sull'ultima
fetta di torta di grano saraceno. Beh, magari quando tornano a
casa trovano il suo furgone parcheggiato dietro a quello di Carol,
e il motivo per cui non ha telefonato per dire che stava tornando
era che... beh, uno qualsiasi. Non ha l'aria di una bella storia.
Perch non facciamo cos dice a Carol, coi bambini che sentono.
Dobbiamo tornare a casa comunque, no? Se vogliamo portiamo
Rathbone con noi. Perci quello che pensavo  che tu potresti
prendere il tuo furgone e seguirmi fino al parco naturale, io
faccio due passi con voi per un po', e poi magari farei un salto a
Preston Falls, per andare a vedere se Willis ha bisogno di una mano
per qualcosa. Ci sono sempre cos tante cose a cui badare. E poi magari stasera torniamo uno dietro l'altro.
La buona vecchia Carol: non batte ciglio. In effetti, potrebbe non essere un'idea malvagia dice.
Voglio venire anch'io dice Mel. Roger si limita a osservare la
sua tovaglietta, tracciando itinerari nel labirinto col coltello.
 gentile da parte tua, cara dice Jean. Ma lo sai quanto 
lunga la strada. E poi ci sarebbe da girare la macchina e tornare
indietro. Ne avresti fin sopra i capelli.
Io mi annoio qui.
E poi, credo che zia Carol abbia bisogno del tuo aiuto. Jean
fa un rapido accenno in direzione di Roger. Detesta quando li manipola.
Comunque, funziona sempre pi di rado.
Mel fa un sospiro profondo.
Mentre la gatta dorme i topi ballano dice Carol, strizzando
l'occhio a Roger che non se ne accorge. Tornando a casa possiamo
fermarci al negozio di video e fare man bassa.
Carol  una brava persona. Ai bambini piace che i loro amici li
vedano scorrazzare con la loro zia hippie nel piccolo van rosso, e
lei li lascia ascoltare le cassette al volume che vogliono. Una sera
gli ha permesso di noleggiare Nightmare on Elm Street, Parte
Nonsocosa: in realt Jean s' arrabbiata. Roger, naturalmente, ha detto
che non faceva paura, ma Mel ha fatto fatica ad addormentarsi.
(Jean era pi preoccupata per Roger.) Comunque, quando Carol
partir... Beh, ma per allora sar tornato Willis. La sua roccia. Per
Dio, c' mai stato un periodo in cui la pensava davvero cos?
Merda dice Jean. M' venuto in mente adesso. M'ero completamente
scordata dei dolci per domani. Il trick-or-treat di Halloween.
Ce ne possiamo occupare noi dice Carol.
Sarebbe fantastico se poteste dice Jean. Di solito compro
un po' di M&M o Raisinet, e un solo tipo di barre al cioccolato,
Milky Way o roba simile, e poi quei tubi di Smarties? E poi facciamo
piccoli sacchetti individuali. Abbiamo l'abitudine di prendere
il timbro - credo sia nella scrivania - col nome e l'indirizzo
nostri e timbriamo ogni sacchetto. Credo che renda le madri un po' pi tranquille.
 una buona idea dice Carol. Willis diceva che era un modo
per invitare la gente a fare loro causa.
La cameriera mette il conto davanti a Carol.
Toh, lascia che ti dia dei soldi per i dolci dice Jean afferrando
il conto. Sei sicura che non ti spiaccia? D a Carol un biglietto
da venti, poi lascia sul tavolo quattro biglietti da un dollaro
per la cameriera e ci mette sopra un coltello pulito.
Sar un buon progetto per stasera dice Carol.
I quattro dollari hanno un'aria stitica, cos Jean li riprende e ce
ne mette uno da cinque. Per la donna che lavora e che deve stare
al chiuso in una giornata come questa. E che lei non ha guardato nemmeno in faccia.
Fuori nel parcheggio, il sole brilla sui paraurti e i parabrezza.
Molto bene dice Carol. Io sono carica. Pugno nell'aria.
I bambini non dicono nulla; per montano su senza lamentarsi
e non  necessario che Jean dica a Roger di allacciare la cintura.
Abbassa il finestrino, accende la radio - nel mezzo di qualcosa di
vivace con violini - e si immette sulla Route 9. Ma sembra che il sole stia gi cominciando a calare.
Sentite, detesto quello che sto per dire, dice lei, ma vi
dispiace molto se bigio la gita completamente? Si sta gi facendo
tardi, e fino a Preston Falls  talmente lunga, avete presente?
Buuu dice Carol. No, forse hai ragione. Sarebbe meglio se
tu arrivassi prima che sia buio, se possibile. Si volta verso il sedile
di dietro. Ma sentite, una guastafeste non guaster la nostra festa, giusto? Non esiste proprio.
Voglio proprio venire con te dice Mel.
Far tardissimo, cara dice Jean. E poi domani hai scuola. E in pi  Halloween.
Posso dormire in macchina.
Jean scuote la testa.
Posso, s.
Apprezzo davvero che voglia farmi compagnia, tesoro. Ma
voglio che tu e Roger andiate a letto presto. Sa Dio perch finge che si tratti di altruismo.
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Capitolo 2.
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Prende la strada lunga: la Taconic fino alla 22 e poi fino alla
22A. Perch odia tutti quei camion sulla Thruway e la Northway.
Perch ha voglia di concedersi qualcosa. E perch qualsiasi cosa ci
sia che non funziona, non pu peggiorare molto in quei tre quarti
d'ora in pi. E in realt perch lei non vorrebbe farlo. Mentre
procede verso nord, verso nord, verso nord, i rossi e i gialli intensi
lasciano il posto ai marroni e poi le foglie stesse cominciano a
sparire e alla fine sono alberi nudi che si protendono ins verso
l'azzurro luminoso, sgombro. Nelle piccole citt ci sono le zucche
sulla soglia delle porte e i fantasmi oscillano e penzolano dai rami
degli alberi: sono perlopi zucche di plastica comprate in negozio
con facce di personaggi di fumetti, e qua e l un semplice lenzuolo
bianco impiccato con un nodo scorsoio. Molto Diane Arbus(fotografa newyorkese famosa per i suoi ritratti di persone
devianti, poveri, emarginati, mostri).
Tiene duro a non accendere la radio almeno finch non esce
dalla Taconic, poi tiene duro ancora un po' fino alla scorciatoia intorno
al Queechee Lake, e poi per tutta la strada fino a Center
Berlin, dove finalmente sente che o trova qualcosa alla radio o entra
nel panico totale. Dove  in memoria la WQXR non si sente nulla.
Preme Search: una stazione di musica country; una stazione di
rock, ovviamente roba per adolescenti; un uomo che parla degli
insegnamenti di Paolo, due secondi di Dock of the Bay. Non riesce
a immaginare perch dovrebbe ancora avere bisogno di sentire
Dock of the Bay o Hey, Jude, o California Girls. In realt, sta finendo
per odiare gran parte della musica. Finalmente trova una stazione
di classica fuori Albany, dove un uomo dalla voce solenne
sta riassumendo l'intreccio di un'opera. Gli ospiti alle nozze ed
Elvira ricompaiono mentre Walton suona l'allarme e organizza l'inseguimento.
Spavento e dolore per la scomparsa di Arturo fanno
svenire Elvira, e in un delirio da sogno lei immagina di essere sposata
con lui. Sta guidando tra granai abbandonati e camion abbandonati
e vacche con le zampe immerse nel fango e un'insegna
che dice VENDITA ZUCHE. Vede poco pi in l un procione morto,
la coda attorcigliata in un grazioso anello, il corpo enorme, come
se l'avessero gonfiato.  tutto troppo assurdo. Spegne la radio e
ascolta il vento e i pneumatici e il motore: un rumore a tre parti
che se si ascolta con attenzione ha piccole parti all'interno di ciascuna delle parti. Riaccende la radio.
I punti di riferimento del paesaggio: il supermercato con l'insegna
a caratteri magnetici incorniciati: VENDUTO QUI BIGLIETTO
DA 2 MILIONI. La roccia liscia dipinta perch assomigli ancora di
pi al profilo di un indiano. Il negozio di libri usati che ha all'esterno
la sagoma di un postino; ora indossa una maschera da Dracula.
Quando arriva sull'ultima collina - l'ultima collina davvero,
non quella che sembra l'ultima - il sole trema appena sopra l'orizzonte.
Svolta in Ragged Hill Road. Accanto al granaio in rovina
che Willis chiamava Uomo nudo che scende la scala. Accanto
alla roulotte d'argento quasi nascosta dai sommacchi e alla roulotte
azzurra con i polli ruspanti e un cerchio di cortile reso spoglio
da una capra alla catena. Accanto alla casa con la facciata verde
pastello dove di solito si vede un ragazzino grasso con una cresta
di capelli fuori a pedalare e hanno sempre un giardino perfetto
con strisce di prato assolutamente diritte. Poi avanti lungo la distesa
di pini, che vanno su per le colline, e accanto alla roulotte
con l'insegna FUCILI, il cimitero delle auto, gli spiedi per porcellini
al rostro e le montagne di legna accatastata. La casa di Comesichiama.
Svolta all'ultima curva e vede che, perlomeno, la casa c' ancora.
Ma cos' tutta quella plastica azzurra? Star mettendo su un
tetto nuovo, sa Dio perch, e sa Dio dove prende i soldi. Il suo
furgone non c', e mai una casa  sembrata tanto abbandonata.
Gli aceri sono spogli e l'erba arriva sopra l'anca, tranne dove  coperto di foglie secche.
Si ferma nell'erba alta, superstiziosamente lasciando libero il
posto dove parcheggia il furgone lui, e scende. Il sole del tardo
pomeriggio qui  pi alto sopra l'orizzonte, e si sente il calore nell'aria
rarefatta. Non tiepido. Caldo. Acuto e lancinante. Uno dei
motivi per cui lei odia e teme Preston Falls: in quest'aria pulita si
tocca con mano il danno che hanno fatto all'ozono, molto peggio
di quanto ci dicano. Scottatura immediata. Quass continua a
spalmare Mel e Roger di crema protettiva e gli fa portare il cappello.
Willis disapprovava.
Ma si  dimenticata quanto qui sia silenzioso. Una folata mette
le foglie in subbuglio in una striscia stretta, come se un fantasma si
fosse precipitato sulla strada da un punto a caso del prato a un altro
e fosse poi svanito. Cammina per l'erba alta e nelle foglie fino
alla porta della cucina, cercando segni di qualcuno che di recente
abbia varcato questa porta. Ma dubita che perfino un maschio
possa vedere qualcosa, anche se ha fatto il boy scout e ha letto tutto
Sherlock Holmes. La porta non  chiusa a chiave. Dentro c'
odore di chiuso, misto a una zaffata marcia di cherosene. Dice
ciao, poi si sente stupida: una casa non ha quest'odore se c' stata
della gente. Ma  strano. Willis chiude sempre a chiave, anche se
naturalmente si potrebbe entrare da qualsiasi finestra. E in realt
 cos che entra lui, invece di andare in legnaia a prendere la chiave.
Bisogna conoscere Willis per sapere quanto sia perfetto.
Ha lasciato lo stereo portatile proprio l sul bancone, e una pila
di CD. Anche questo  strano: di solito nasconde la roba perch
una volta sono entrati in casa. Ma quello che proprio non le piace
 questa piccola ragnatela grigia che collega il manico della tazza
JOE con il bancone. Mette la punta delle dita sull'orlo, nella speranza
assurda di sentire se Willis  vicino o lontano. Ma non le viene
nessun sentimento di nulla. Naturalmente. Perch l'idea  di per se stessa stupida.
Si guarda intorno. Sul pavimento il piatto del cibo e la ciotola
dell'acqua di Rathbone, entrambe vuote. Nel lavandino, una ciotola
con un cucchiaio e un solo Cheerio appiccicato dentro. Sul
tavolo, un Want Ad Digest aperto, con un'inserzione cerchiata a biro:
TRATTORE Ford 8n con aratro da terra, erpice a dischi,
aratro da neve, falciatrice, ottime condizioni, $ 2250 tratt.
Il calendario dice settembre: immagine estiva di lago con scogli
scoscesi e una barca a vela bianca e rossa in mezzo, senza vela alzata e nessuno dentro.
I mobili sono ancora accatastati in sala da pranzo, e il salotto 
ancora vuoto. I passi echeggiano. Ancora plastica sulla finestra,
ancora lo stesso buco nel soffitto. In questi due mesi non ha concluso
molto. Anche se, a esser giusti, sul tetto di lavoro ne sta facendo
parecchio. Va nell'anticamera, intorno al divano e poi di
sopra. Nella camera dei bambini vede giocattoli indesiderati: un
triciclo di plastica rosso e blu e un robot spaziale rotto in camera
di Roger; da Mel, puzzle (il Monte Fuji, un ponte coperto) e giochi
(Candyland, Don't Wake Daddy). Ed ecco la bambola coi capelli
neri, Rosita o come si chiamava, che Mel si portava in giro
dappertutto: gambe larghe, braccia larghe, schiena al muro, occhi
aperti, in attesa che qualcuno si prenda un momento cura di lei.
In attesa da anni. Jean si sente davvero lacrimosa. Oh, per favore.
Entra in quella che Willis chiamava, con quella leggera esitazione
derisoria, camera, ehm, da letto del padrone. Letto sfatto
- naturalmente - e pavimento cosparso di mutande, calzini e
t-shirt. Oh, le venga un colpo se si mette a fare ordine nel suo casino.
Non che qualcuno glielo chieda. Comunque la luce  troppo
strana perch lei indugi: quella luce solare obliqua, da giornata
che finisce, che fa s che le cose sembrino rilucere dall'interno.
Apre la porta dello studiolo di Willis... per Dio, qui dentro c'
una finestra rotta e vetri su tutto il pavimento. I cari abitanti del
posto. E il computer  acceso, con il salvaschermo personalizzato
che scorre: NON CE LA FACCIO PI CE LA FACCIO. Si guarda intorno
alla ricerca del sasso che qualcuno deve aver tirato - nulla -
poi si inginocchia e tocca col polso il sedile della sedia di lui. Per
pura stupidit. Possibile che la gente del posto abbia rotto anche
la finestra di sotto e che questa sia una sorta di campagna di odio
come succede alle famiglie dei neri? Lei con gente cos non ce la
farebbe. Anche se in realt pi o meno riesce a pensarla come loro:
la gente di citt sta facendo salire i prezzi delle case cos i locali
non possono pi permettersi di vivere qui. A Wakefield, la
citt vicina, alcuni adolescenti hanno usato una seconda casa per
festini con droga per tutto l'inverno e hanno fatto cinquantamila
dollari di danni; alla fine si sono messi a prendere i muri a fucilate.
Ma qui cos' successo, in realt? Okay, lui sta lavorando al
computer, qualcuno tira un sasso, lui scende a dare un'occhiata,
sale sul furgone... e poi? Semplicemente non torna pi?
Nel frattempo la lucina rossa della segreteria telefonica sta impazzendo.
Preme Play: Ciao, come stai, come sta venendo la casa...''.
Biiip. Ciao. Sono Marty. Senti. Un paio di cose da dirti, per quando
torni. Niente di grosso. Chiameresti entro un paio di giorni? Quattro
quattro due sei? Caso mai te lo fossi dimenticato. Biiip. Ciao,
pensavo solo di trovarti in casa... Biiip. Non ti chiedere perch
non ti ha chiamato tuo fratello, chiediti perch non hai chiamato tuo
fratello, tum tu tum tum. Biiip. Sono Marty. Senti, dobbiamo proprio
parlare. Mi richiami? Quattro quattro due sei? Biiip. Ciao,
ehm, senti, sono un po' preoccupat... Biiip. Willis, sono Marty. 
molto urgente che ti metta in contatto al pi presto con me. Presumiamo
che tu torni al lavoro, dato che non ci hai detto nulla in contrario,
ma abbiamo un gran bisogno di parlarti. Perci se senti questo...
quattro quattro due sei. Okay? Biiip. La luce rossa smette di lampeggiare.
Quindi lui non ha ascoltato nessuno di questi messaggi? Il primo
di lei era almeno di due settimane fa.
Guarda la roba sulla sua scrivania. Una ricevuta del Quicklube
di Chesterton, 30 agosto. Vecchie bollette del telefono, della luce,
del servizio bombole del gas. Nessuna lettera. Un catalogo del
Renovator's Supply, aperto alla pagina delle cerniere. Quello
che  strano, per,  che non siano pi appese le foto. Solo i buchi
dei chiodi. Sono per terra, appoggiate alla gamba della scrivania.
Ecco la fattoria in cui  cresciuto. Il suo orrendo padre, che lei
cercava di considerare un padre patetico. I suoi nonni, anche se
non riesce mai a ricordarsi quali nonni. Mel e Roger a Block
Island, quando lei aveva sei anni e lui tre: Mel che gioca con la
sabbia con una paletta, Roger che si tiene la ciambella della Sirenetta
intorno alla vita, nessuno dei due che guarda n l'obbiettivo
n l'altro. E Jean, subito dopo il matrimonio, seduta su una sedia
di tela a Sarasota, bicchiere con ombrellino in mano, occhiali da
sole e quel vecchio cappello di paglia floscio. Ha l'aria di una ragazza spensierata qualsiasi.
Tira su il telefono. Ciao dice quando Carol risponde.
Beh, sono qui. Ma di lui non c' traccia. Nessun messaggio, immagino.
No, nessuno. Tutto bene. Il che deve voler dire che i bambini
sono l che ascoltano.
Quass  molto strano dice Jean. Ha proprio un'aria abbandonata.
E c' questa finestra rotta su nel suo studio, e il suo computer  ancora acceso.
Davvero? dice Carol, con quel tono brillante, tipo quello
che avrebbe usato se Jean avesse detto che c'era un cervo alla
porta della cucina. Beh, Roger  proprio qui. Abbiamo quasi finito
i sacchetti coi dolci, e naturalmente Rathbone  sdraiato qui
a supervisionare. Oh, oh, qualcuno ha sentito pronunciare il suo nome.
Immagino che non si possa parlare liberamente.
Esatto dice Carol.
Non ho idea di quello che dovrei fare dice Jean.
Oh, capisco quello che intendi. Perci immagino che Roger
voglia parlare con te.
Jean sente Roger che dice: No, non voglio.
Correzione dice Carol. Non vuole parlare con te. In realt
sta andando di sopra. Un secondo. Rog? chiama, coprendo il telefono
in qualche modo. Puoi bussare da Mel e dirle che  ora di
alzarsi altrimenti stasera non le verr pi sonno? Jean non sente
rispondere Roger. Mi spiace dice Carol.
Cos'ha Mel? dice Jean.
Sta solo facendo un riposino.
Davvero? Non lo fa mai,
Beh, abbiamo fatto una bellissima passeggiata. E credo che
sia un po' depressa, a dirti la verit. Il riposino probabilmente la
rimetter in sesto. Allora, qual  il tuo piano?
Non ne ho idea. Girare la macchina e tornare, credo. Per non so.
Ma non credi che dovresti informare la polizia?
Oh, Dio.
Beh, Jean...
Voglio dire, s, ci ho pensato. Ma il fatto , quali sono i limiti?
Lui ha tutto il diritto di andare semplicemente da qualche parte, capisci?
Quando deve rientrare al lavoro domani? Maddi! Potrebbe trovarsi in qualche casino davvero...
Senti, posso telefonarti pi tardi?
Jean, sto solo...
Ti chiamo dopo.
Jean va alla finestra ad arco rotta, si mette su un ginocchio e
guarda fuori. Uno scoiattolo si sposta lungo il muro di pietra, passando
da una posa impietrita all'altra. Carol ha ragione: cosa sta aspettando?
Che questo non succeda.
Ritorna gi in anticamera e si siede sul divano. Piega le mani
posate in grembo, chiude gli occhi e comincia a dire Uno, uno,
uno mentalmente. E stata Carol a introdurla alla meditazione,
quando ancora Jean aveva diciott'anni e si faceva e Carol abitava
col suo principino hippie in Central Square. ( stato prima di
Gid, l'uomo delle montagne, o quel che credeva di essere.) Carol
non sa che lei lo fa ancora; non vuole incoraggiare Carol in niente
di mistico. E di certo non vorrebbe che si sapesse nell'ambiente
del Paley Group. A Willis s, l'aveva detto, ancora ai tempi in cui
si dicevano le cose. E dato che erano in modalit confessione, ha
detto lui, lui poteva anche ammettere che a volte pregava. Lei gli
ha chiesto com'erano le sue preghiere; lui ha detto che cominciavano
sempre con Caro Dio, come un bambino piccolo. E in
realt, i primi tempi che erano sposati per un po' hanno provato a
dire questo tipo di preghiera sui generis. In un certo senso,  contenta
di non aver mai portato in chiesa Mel e Roger, n insegnato
loro le preghiere del Signore n parlato di Dio, probabilmente
perch nel profondo prende tutto questo in modo troppo serio e
non voleva offrirglielo fin quando lei stessa non fosse stata in grado
di lasciarselo del tutto alle spalle. Anche se la si potrebbe considerare
la forma in assoluto peggiore di abuso su minori, lasciar
morire di fame lo spirito. Ragione in pi per considerarsi un genitore
malriuscito: non sa cosa pensare di niente.
Naturalmente tutto questo discorso interiore sta incasinando
del tutto la sua meditazione, anche se non ce ne si dovrebbe
preoccupare ma semplicemente tornare. Uno, uno, uno. Quando
riapre gli occhi, l'anticamera  pi buia e lei si sente pesante.
Protende il collo e guarda indietro le piccole finestre ai lati della
porta principale: il buio sta coprendo il verde del prato simile a
fieno, come qualcuno li avesse perdonati per avere trascurato questo posto.
Lui ha passato tanti giorni qui da solo. A osservare questi cambiamenti di luce.
Sente proprio il bisogno di uscire a cogliere l'ultimissima parte
del giorno. Sente un corvo gracchiare: la avvisa dell'arrivo di
qualcuno? Si raggela e ascolta con pi attenzione nel silenzio.
No, nulla. Per favore, pensa, smettila di spaventarti. Attraversando
la sala da pranzo, per, sente un'auto passare per la strada:
rombo di motore, stridio di pneumatici e affondo di chitarra elettrica.
Poi parte.
Prende il sentiero che porta sulla collina dietro casa. Il cielo 
blu oltremare intenso, le nuvole ancora illuminate dall'ultimo bagliore
arancione che sta loro alle spalle. Mentre si arrampica, il
caldo si fa pi forte. Dalla cima della collina si vedono le altre
colline dall'altra parte della valle che si riempie di nebbia. Colline
dolci, arrotondate: coperte di bosco tranne una macchia rasata:
una fattoria. Che posto meraviglioso avrebbe potuto essere questo.
Ma quass non fa per niente caldo. Si tira il cappuccio della
tuta sulla testa e lega i lacci ad arco, poi infila le mani nel marsupio
davanti. D un'ultima occhiata: strisce orizzontali confuse di
nuvole vicino all'orizzonte, e sopra grassi cumuli di panna montata.
Oltremare, oro, arancio, fucsia: vorrebbe che Mel e Roger fossero
qui a vederlo con lei, anche se Roger si annoierebbe e Mel
starebbe ostentatamente zitta. Si rincammina in gi, guardando
dove mette i piedi. Dio, ma guarda qui: qualcuno ha lasciato una
bottiglia quass. Quindi la gente del posto sale sulla loro collina.
Per quanto non sia nemmeno sicura che sia davvero sulla loro
propriet. Una bottiglia di plastica di minerale Polar, ma con una
broda marroncina dentro. Sa Dio. Se la mette sotto il braccio e comincia a ridiscendere.
Di nuovo nella cucina buia puzzolente di gas tira una corda e
accende l'anello fluorescente che Willis aveva sempre in mente di
sostituire, solo che da Renovator non avevano mai il pezzo giusto.
Butta la bottiglia in una borsa di carta della Grand Union che usano
per il materiale da riciclare. Poi va in dispensa a cercare la stufetta
elettrica e la posa su una delle sedie a dondolo di quercia
pressata, la attacca e gira la levetta; quella fa tac tac tac e ronza
e comincia ad arrossarsi all'interno. Uno spreco in confronto alla
stufa a legna, ma lei si ferma solo una mezz'oretta o gi di l, lo
stretto necessario per riposarsi e rimettersi alla guida. E poi la stufa
a legna ci mette secoli a scaldare le cose, anche se deve ammettere
che  davvero carino una volta che il calore della legna si diffonde.
Chiude la porta che d sulla sala da pranzo perch si scaldi
meglio qui dentro, e riempie un pentolino sufficiente per una tazza
di t. La fiamma del gas sembra debole, magari sta finendo, il
che potrebbe spiegare l'odore, ma dovrebbe bastare per far bollire
questo goccino d'acqua, no? Guarda i CD, anche se in realt dovrebbe
solo bere il t e andarsene. Niente che la attiri, comunque.
Un mucchio di quella musica rap davvero disgustosa che Willis ha
scoperto in ritardo un paio d'anni fa: puttane e fighe e pistole.
Neil Young, il burnout dalle sopracciglia marcate. I Rolling
Stones, naturalmente, con il santo Keith Richards col quale segretamente
ogni maschio avrebbe voglia di andare a letto. Vari gruppi
che lei ha sentito vagamente nominare, che fondamentalmente
si dividono in quelli scuri non sbarbati e in quelli biondi pettoruti.
Non che non siano carini, ma a una persona presumibilmente
retta viene un po' da pensare ma che cazzo c'entra? E naturalmente
Bob Dylan, il principe dei misogini. In realt, un povero ragazzino
insicuro, con tutte le sue donne o castranti o mangiacazzi
oppure regine zigane oh-cos-incomprensibilmente misteriose.
Non fatela cominciare a parlare di Bob Dylan. Gira l'interruttore
dello stereo portatile su FM e sente musica di violini, anche se 
stupido sperare che questo ti faccia sentire meno sola.
Ora fuori  del tutto buio. Controlla e vede le bollicine formarsi
sul fondo del pentolino; nell'armadio trova una scatola di
Earl Grey ancora incellofanata. Willis  rigorosamente da caff:
un vero uomo, insomma. Non c' molto altro qui. Una scatola di
Cheerio, due scatolette di tonno in salamoia, una scatola di
Chicken & Stars Soup, confezione di fagioli neri secchi che Willis
non si degnerebbe di cucinare neanche in un milione d'anni. Un
dito di Dewar's. Mette i fagioli sul tavolo da riportare a Chesterton,
mette un sacchetto di t nel tazzone JOE e ci versa dentro quel
tanto di Dewar's da farla galleggiare. Poi la spinge gi con un cucchiaino
e versa l'acqua calda.  stupido, visto che deve guidare?
Solleva il sacchetto di t con il cucchiaio e ci arrotola il cordino
per spremere fuori la parte buona, forte. Lo stomaco si lamenta.
S'immagina di aprire la scatola di Chicken & Stars, con tutto
quel grasso giallo galleggiante. Piuttosto prende dalla scatola una
manciata di Cheerio secchi. Si siede di fronte al bollitore, le due
mani intorno alla tazza bollente. Earl Grey corretto Dewar's e musica
classica: potrebbe passare per uno di quei momenti preziosi
delle donne, che si coccolano e si rafforzano prima di dover tornare
a occuparsi delle cose. Le viene il pensiero ribelle che pu andare tutto al diavolo.
Per riparare, ritelefona a casa.
Risponde la segreteria, col messaggio che ha fatto registrare a
Willis di modo che sembrasse che a casa ci fosse un uomo. E il
cinque cinque cinque uno cinque tre sei dice lui. Quello che dovete fare lo sapete.
Proprio no dice lei. Poi viene il bip e lei dice: Carol?
Mmmh, okay. Senti, all'improvviso mi sento stanchissima, le viene
fuori dalla bocca e all'improvviso si sente davvero stanchissima,
perci non so se dovrei....
Jean? s'intromette Carol, e il telefono comincia a fischiare.
Aspetta, ecco, aspetta che spengo sto coso. D'un tratto la comunicazione
 assolutamente priva di rumore. Ciao. Scusa. Allora, ti fermi a dormire?
Non so. Al pensiero di quel viaggio, sai? Forse se andassi a
dormire subito e mi svegliassi davvero presto, ma questo vorrebbe
dire che i bambini li devi portare a scuola tu.
Come se non avessi mai accompagnato a scuola un bambino.
Oh, lo so, ma detesto riversare tutto addosso a te. E in particolare
di luned. Sai che rottura possono essere.
Questi bambini? dice lei. Non c' problema.
Fammi parlare un secondo con Mel. Carol, sei sicura che ti vada bene?
Assolutamente. Mel  proprio qui. Mel, tua madre vuole parlare con te.
Ciao dice Mel. Pap  l?
No, mi sa che mi  sfuggito. Pensa veloce. Ha detto qualcosa
a proposito del fatto di passare a trovare la nonna prima di tornare a casa. Perci sospetto che sia l.
Allora perch non gli telefoni? dice Mel.
Ho provato a chiamare dice Jean. Si sta mettendo sempre
pi nei pasticci. Saranno fuori a cena o qualcosa di simile. Pensavo di provare pi tardi.
Quand' stato che pap te l'ha detto?
Detto cosa, cara?
Che sarebbe andato dalla nonna.
Non so, forse l'ultima volta che abbiamo parlato. Difficile
immaginare un modo peggiore di affrontare la faccenda, ma evidentemente
 proprio cos che la sta affrontando. Presto dovr sedersi
intorno a un tavolo con Mel e Roger e dire loro che non sa cosa dire.
Mel non dice nulla. E evidente che non se la beve, ma  perplessa
sulla domanda successiva da fare. Ora Jean dovr addestrare
Carol casomai Mel tentasse di cavare qualcosa da lei. Dovr anche
cercare di mettersi subito in contatto con Sylvia, e in qualche
modo evitare di farle venire un colpo. E poi, Willis potrebbe esserci
davvero andato da sua madre.
Senti, cara, passo la notte qui e scendo domattina. Si occuper
di voi zia Carol. Mi faresti il favore di aiutarla il pi possibile,
soprattutto domattina? Sai quanto sa essere lento Roger. Un
altro dei piccoli colpi da maestro di Jean come madre; Roger non
 certo pi lento di Mel.
Credo di s dice Mel.
Allora ci vediamo domani, dolce. Dovrei essere a casa tranquillamente
in tempo per il trick-or-treat.
Mamma, non me n'importa niente, di quello.
Certo che t'importa dice Jean. Senti, Roger  l?
S, e qui.
Me lo passi, per favore? Ti bacio.
Anch'io. Roger,  la mamma.
Lo so chi  Jean gli sente dire. Sono mica stupido. Il telefono
fa un colpo. Poi Roger dice: Beh?.
Ciao, bello dice Jean. La sua nuova strategia  impedirgli di
essere lui a imporre il tono. Stavo dicendo a Mel e a zia Carol che
ho deciso di fermarmi qui a dormire e vengo domattina. Perci
voglio che tu e Mel stiate davvero buoni. Per esempio, voglio che
andiate immediatamente a letto appena  l'ora. Ed essere sicura
che lascerai a Mel abbastanza tempo in bagno domattina. Okay?
Com' che non pu usare quello di sotto?
Perch quello di sotto lo usa zia Carol dice lei. Lo sai benissimo.
S, ma lo usa tutto da sola.
Smettila dice Jean. Se lui osa dire che non  giusto, lei  pronta per una sfuriata.
Roger non dice nulla. Jean decide di fingere che voglia dire
che lui ha incassato. Allora zia Carol ha detto che forse avreste noleggiato un video dice lei.
S, l'abbiamo preso, ma era un film stupido.
Cosa avete preso?
Mamma ho perso l'aereo due. L'ho gi visto dieci volte. Fa cagare.
Su fa cagare ormai ha deciso di sorvolare, anche se si fa ancora
sentire quando lui dice fa schifo al cazzo. Beh, magari zia Carol vi
legger ancora un po' del Signore degli anelli. Anzi, sono certa che
lo far, se glielo chiedi con gentilezza.  l'unico libro che lui permette
ancora di leggergli; Jean immagina che sia per la combinazione
di magia e spada. Che di per s  preoccupante: il passo successivo
 l'heavy metal - che comunque gi gli piace - e poi il satanismo.
Ma perlomeno  un libro. Un libro inglese.
Non lo legge giusto dice Roger.
Questo  molto cafone, Roger. E spero che zia Carol non abbia sentito quello che hai detto. La ferirebbe.
Silenzio.
 l? Ha sentito quello che hai detto?
No dice lui. Probabilmente una bugia.
Comunque dice Jean. La prossima volta, pensa, prima di
parlare. E senti, non dimenticare, quando zia Carol te lo dice,
dritto a letto. Dormi bene, ci vediamo domani. Baci e abbracci.
Mi ripassi per favore zia Carol? Un bacio.
Silenzio.
Ciao ha detto Carol. Va tutto bene.
Riesce a essere una tale seccatura dice Jean.
Cara, forse ti sei scordata Dexter. Il figho di Carol  stato
iperattivo fino all'et di dieci anni, poi lei finalmente ha smesso
con quel trip per cui solo roba naturale, e lui ha cominciato una
terapia col Ritalin; ora  all'University of Washington.
Beh, comunque, grazie dice Jean. Ancora una volta. Sai, mi
sembra proprio di averti impedito di farti la tua vita, da quando sei qui.
Non essere sciocca dice Carol. Finch mi reggono le dita e
ho la cassetta di Alan Jackson con lui sulla moto, sono una donna appagata.
Questa loro non l'hanno sentita, vero?
Senti,  meglio che ti lasci andare, cos riesci a dormire un po'.
S,  meglio, oh, merda, dimenticavo quasi. Ho detto a Mel
che Willis potrebbe essere da sua madre.
Capisco dice Carol. Mmmh. Abbiamo motivo di pensare che sia davvero cos?
No. Ma qualcosa dovevo pur dirle.
Capisco dice Carol. Istruzioni?
Direi di no. Dio, vorrei tanto avere tenuto chiusa la mia boccaccia.
Voglio dire, se Mel vuole telefonare l, evidentemente non
puoi dirle di no. Ma se riesci a bloccarla anche solo per un minuto
dopo che riagganciamo, io chiamo subito Sylvia e la avverto.
Sarebbe una buona cosa.
Per, a lei, che cosa posso dire? Qualcosa del tipo, non farti
venire un infarto ma tuo figlio  scomparso?
Questa non sarebbe la strategia migliore dice Carol.
Merda dice Jean. Okay, ti chiamo dopo.
Il telefono di Sylvia suona cinque volte prima che risponda la
segreteria. Willis? Ah, gi: una volta l'ha detto che avrebbe registrato
un messaggio anche per sua madre. Per favore lasciateci un
messaggio dopo il bip. Quindi non  vero che Willis non fa mai
nulla fino in fondo. Jean si accorge, comunque, che per la sua famiglia
non ha usato la prima persona plurale.
Dopo il bip dice: Ciao Syl. E Willis, se sei l. Sono Jean.  domenica
sera. Syl, mi stavo domandando se hai avuto notizie di
Doug, perch avevo la sensazione che forse potesse fare una sosta
da te prima di tornare a Chesterton. Comunque, se  cos, puoi
dirgli di telefonarmi? In questo momento sono, ehm, a Preston
Falls,  domenica sera - questo forse l'ho gi detto - e domattina
rientro. Comunque, spero che tu stia bene. Ci sentiamo presto.
 stata abbastanza sportiva? Abbastanza sopra le righe? La
donna ha settantun anni, per Dio. Non che settantun anni voglia
dire essere vecchi, ma comunque. Dopo un po' si accorge che la
musica  ancora accesa, e spegne lo stereo. Che sollievo, questo silenzio.
Prende un altro sorso di t e Dewar's, poi prende la bottiglia
e ce ne mette un altro dito. Qualunque cosa si sia ripromessa
di fare venendo qui, quello che sta facendo in realt  prendersi una serata di libert.
Si alza per andare in bagno, apre la porta, accende la luce, e sul
pavimento c' un enorme buco. Tra lavandino e vasca da bagno
non ci sono pi tavole, e viene su aria fredda e umida. Un altro
progetto cominciato e mai concluso. Fa un po' paura sedersi qui a
fare pip, come se sotto di lei non ci fosse nulla.
Il letto  freddo e le lenzuola sporche. Trascina un termosifone
elettrico fuori dal ripostiglio e lo attacca dal lato di Willis, dove c'
la presa. Dunque, lenzuola pulite ce ne sono? Beh, c' quella parure
a fiori troppo sgargianti di sua madre. Denuda il letto e mette
le lenzuola e le federe sporche nella cesta. Insieme ai vestiti sporchi di lui sul pavimento.
Mentre la camera si scalda, ritorna nello studio di lui e gioca
alla piccola detective. Apre una piccola scatola Tandy di plastica e
trova dischetti senza etichetta, ancora incellofanati, e uno con l'etichetta
BACKUP. Clicca col mouse per vedere che documenti ci sono
sul drive C: VENDITA, MEM08, CAZZATA, MEM07, SPORTY, 27734,
MUSIUOMO, LIEDJOUR, MEMO, 2MARTY, STRONZAT, TWADDLE, MANIPOLA.
Apre MUSIUOMO, che non c'entra nulla con la musica; 
un comunicato stampa su una prova di gusto Sportif/Gatorade.
Chiude MUSIUOMO, si alza per togliere una ragnatela che penzola
dal soffitto, poi cambia idea. Non ci sono speranze. Spegne il
computer e torna in camera, dove fa gi pi caldo. Comincia ad
aprire cassetti, ma trova solo vestiti. Nell'armadio trova le sue Air
Jordan con gli stivali da cowboy. Perci: l'ultima volta portava le Timberland.
Scende per cercare qualcosa da leggere. In anticamera tira su
un libro dopo l'altro; ma che cosa sono 'ste cose? Willis continua
a comprarli alle vendite di beneficenza e ai negozi di usato e poi
non fa che leggere sempre la stessa roba ossessiva che ha gi letto
cento volte. D un'occhiata. Fear Strikes Out, di Jimmy Piersall
con Al Hirshberg, un giocatore di baseball, a quanto pare. Five
Acres and Independence, di M. G. Cains, che si differenzia da tutti
gli altri. Un'edizione consunta del Pilgrim's Progress con questa
immagine cruda in copertina di un uomo con elmo e armatura e
un altro con capelli lunghi e tunica rossa, le mani congiunte in
preghiera mentre intorno a loro le onde salgono. Non l'illustrazione
pi bella del mondo, ma i caratteri sono carini: bassi, con l'aria
tremolante, tutto maiuscolo - hanno reso il maiuscolo semplicemente
facendo le stesse lettere pi alte - ovviamente fatto a mano
da qualcuno che deve esserselo inventato strada facendo. Eppure,
c' una bella coerenza da una lettera all'altra, e sarebbe divertente
avercelo sottomano. Bisognerebbe estrapolare il resto dell'alfabeto,
ma sembra fattibile. Le vocali ci sono tutte - grazie a
Dio per la U di Bunyan - e la R permette di ricostruire la D, la E,
la F... decisamente fattibile. Giusto, e poi lei  l'unica grafica di
New York che abbia avuto la fantasia di fare prima o poi un libro per bambini.
Quindi Willis ha avuto una specie di crisi religiosa?  questo
che deve dedurre? Il Pilgrim's Progress, ma per l'amor del cielo. Il
ritorno a una sorta di cacca puritana ancestrale? I Willis personalmente
non sono arrivati con la Mayflower, ma qualcuno degli antenati
s, da parte della madre del padre o qualcosa di simile.
Willis ne parlava - ne parla - sempre con tale disprezzo, ma nello
stesso tempo ci tiene a farlo sapere. Beh, probabilmente voleva solo spandere un po' leggendo qualcosa di vecchio e illeggibile, anche se lo sa Dio davanti a chi stava spandendo. Anche quando 
assolutamente solo fa sempre il numero di Mr. Everything: fuori la
motosega, o i giunti di connessione, o a tirare gi l'intonaco,
che ora lui chiama pittura a secco, e di notte leggendo Pilgrim's
Progress. O chiss quando ha l'abitudine di leggere adesso; forse
si alza e si legge un canto o due prima di fare colazione.
Poi, a met di una pila di tascabili, trova Emma, col dorso
arancione e in copertina il ritratto di una donna che non c'entra
nulla con come ti immagini Emma e infatti  una persona vera. Ma
che a Jean piace perch  talmente poco azzeccata che l'immagine
non d nemmeno fastidio. Marcia Fox, di Sir William Beechey. E
chi sarebbe sta gente? Jean porta Emma in cucina, si siede davanti
alla stufetta e prende un sorso dalla tazza: del tutto fredda e sa
di veleno. In particolare ha voglia di leggere la parte in cui Mr.
Knightley dice: Non siete mai stata amica di Harriet Smith, Emma.
Ma vuole anche arrivarci con calma, perci comincia dove
Emma sta facendo l'acquarello di Harriet e Mr. Knightley e dice:
L'avete fatto troppo alto, Emma ed Emma sa che lui ha ragione
ma non lo vuole ammettere. A Jean non darebbe fastidio se Mr.
Knightley si occupasse di lei e la trattasse con condiscendenza.
Quando cominciano a fare tutti quegli enigmi, Jean si ricorda che
deve telefonare a Carol; lo far appena finisce il capitolo. Ma
quando Emma comincia ad attirare lo sciocco Harriet nell'enigma
sulla parola courtship - Jean si sente sempre sciocca anche lei
quando legge questa parte, perch la prima volta ci  cascata anche lei - suona il telefono.
Ciao dice Carol. Spero di non averti svegliato, ma dato che non avevo sentito...
No, no, per nulla. Stavo solo leggendo.
Allora sei riuscita a contattare sua madre?
Lasciato un messaggio. Non mi ha richiamato. Jean prende
un'altra sorsata dal sapore orrendo. Mel ha cercato di telefonarle?
No,  solo salita in camera sua. Quando ho messo a letto Roger,
ho guardato dentro e lei si era addormentata vestita.
Dev'essere sfinita dice Jean.  pi quello che le piace pensare
che quello che in effetti pensa. L'hai aiutata a mettere il pigiama?
Ho pensato di lasciarla stare com'era.
Ma l'hai coperta, no?
S, Madre dice Carol. E adesso che fai?
Ho pensato di mettere la sveglia alle cinque e di andare direttamente al lavoro.
Ma non sarebbe pi facile occuparsi della cosa da l?
Carol, io ho un lavoro. Devo andare in ufficio."
Queste sono cazzate dice Carol. Hai bisogno di farti una
bella dormita, riposarti sul serio. Poi telefoni domattina in ufficio,
dici che hai un'emergenza di famiglia, chiami la polizia e cominci a occupartene.
E se ci vuole tutto il giorno? Non  possibile che io non sia l per Halloween.
Credo che sopravviveranno dice Carol. Lascia che di quello che succede qui me ne occupi io, okay? Se resti incastrata, dir ai bambini che hai dovuto chiamare l'idraulico o qualcosa di simile.
Lass non avete sempre problemi con l'idraulico? Senti, garantisco
io che non chiederanno mille particolari. Guarda cos'
successo con Mel stasera, quando ha cominciato a farti domande e
poi non  stata nemmeno a sentire. Hai visto? Credo che sia lo
spirito a dire alla mente quello che pu essere elaborato in un certo momento.
Capisco dice Jean. Senti, credo che dovrei andare.
Sai, m' venuta una buona idea. Forse penserai che sia un po'
balzana, ma insomma  questa...
Carol, me ne puoi parlare domani? Sono esausta.
Hai ragione. Ti sto tenendo sveglia per niente. Ne parleremo
al tuo ritorno. Dio, e ho i piatti. Dormi, okay?
Jean finisce l'ultimo goccino, mette la tazza nel lavello e va di
sopra. Non  mai stata qui a dormire da sola, in tutto questo tempo.
La camera da letto ora  quasi confortevole. Si toglie le scarpe,
va a letto vestita e si tira le coperte addosso: un vero spreco di lenzuola
pulite. La seconda lancetta della sveglia si sposta, quindi la
batteria dev'essere carica. Le undici e dieci; dev'essere pi o meno
l'ora giusta. Mette la sveglia alle sette e mezzo anzich alle cinque,
prende Emma, poi si ricorda l'ora legale che non c' pi. Quindi
in realt che ore sono? Primavera avanti, autunno indietro: le dieci
e dieci. Che  prestissimo per andare a letto. D'altronde  sfatta.
Rimette a posto l'orologio, riprende Emma e sistema le coperte in
modo che restino scoperte solo faccia, mani e spalle. Ha il naso
freddo. Kitty, a fair but frozen maid.  nel punto in cui Emma
pensa che Mr. Elton sia innamorato di Harriet, ma in realt lui sta
puntando a lei. A un certo punto si rende conto di avere gli occhi
chiusi gi da un po': sta ancora un po' pensando a Mr. Elton e a
tutto il problema, ma sta anche soppesando il rischio di interrompere
questo delicato stato di dormiveglia, girandosi per spegnere la luce.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Suona la sveglia - ditditditditdit - e lei spara fuori la mano.
Troppo caldo e luminoso qui dentro: ha la bocca secca, e a quanto
pare  andata a letto vestita. Fuori dalla finestra, il cielo  di un
freddo azzurro ceruleo. Tutto  silenzioso. Poi le viene in mente cosa ci fa, l.
Scende dal letto, spegne il termosifone e, in pi, stacca la spina.
Si mette le scarpe, prende il vecchio maghone color lichene di
Willis dal cassetto di sotto e si fa strada gi nella casa fredda fino
alla confortevole cucina. Dalla finestra sopra il lavello vede che
l'erba  bianca di brina. Ha voglia di telefonare a casa e controllare
che vada tutto bene, ma probabilmente Carol ha bisogno di
tutto tranne che di un'interruzione; l'importante  guidare con
prudenza e arrivare a casa. Mette su l'acqua per il caff, poi va in
bagno a fare pip, cercando di stare superattenta vicino a quel buco
nel pavimento, visto che  ancora mezza addormentata. Si lava,
si pulisce i denti e si spazzola i capelli. E meglio chiudere il rubinetto
generale dell'acqua, prima che si gelino i tubi. Caso mai
lui... caso mai non tornasse pi nessuno. Se riesce a ricordarsi come
faceva, lui. Si fa strada sotto maghone, camicia e maghetta e si
spalma sotto le ascelle la Mennen di lui (che altro?).
In frigo c' una scatola di Medaglia d'Oro, ma non riesce a trovare
i filtri; alla fine mette un cucchiaio di Taster's Choice nel tazzone
JOE e ci spolvera sopra della cannella; il caff nero le ripugna
- soprattutto il caff nero, e perdipi solubile - ma farsi venire un
malditesta le secca. Mette nella credenza quel che resta del
Dewar's, pensando a che bambina cattiva  stata a rimetterlo a posto
solo a quest'ora del mattino. L'elenco del telefono  nel cassetto:
un cosino pietoso dello spessore pi o meno di Vogue, che
comprende tutte queste cittaducole, pagine gialle comprese. In
copertina ci sono polizie di tutti i tipi tra cui scegliere: polizia
di stato, polizia di ogni citt, sceriffo della contea. A quanto pare
uno dovrebbe sapere a chi rivolgersi. L'acqua bolle; spegne il
bollitore, riempie il tazzone, mescola.
Si siede a tavola e si sfrega le dita intirizzite sopra il caff fumante.
 decisamente un po' prestino per chiamare la polizia; potrebbe
sembrare strano, dopo aver lasciato correre tutto questo
tempo, non aspettare nemmeno le otto? Penserebbero che la matta
sia lei, e quindi non sarebbe sorprendente che lui se ne sia dovuto
andare. Poi c' anche il fatto che, da queste parti, in polizia saranno tutti maschi.
Il caff  troppo caldo, perci va in dispensa e poi nel ripostiglio
dove ci sono il serbatoio e lo scaldabagno per vedere se riesce
a capire come fare a chiudere l'acqua. All'inizio  disperante - tutti
'sti tubi - ma poi comincia a capirci qualcosa. Solo due tubi entrano
nel muro e vanno in bagno e in cucina, quindi devono essere
quelle le tubature verso l'interno. Perci se chiudo quei due rubinetti,
l'acqua non dovrebbe andare da nessuna parte tranne in
questo ripostiglio, giusto? E quindi basterebbe scaldare questo
spazietto... La stufa a gas, pensa, potrebbe far incendiare tutta la
casa, ma di sopra c' quella stufetta elettrica. Willis aveva un modo
per svuotare il serbatoio e lo scaldabagno, ma in quel caso non
bisogna anche spegnere la pompa? Altrimenti si ririempie tutto.
Uno degli interruttori probabilmente spegne la pompa, ma naturalmente
non c' nessuna indicazione. Beh,  colpa sua che non se
l' mai fatto spiegare. Anche se, in tutta franchezza, era sempre
impegnata coi bambini e con la casa. Quindi adesso  nella situazione di una donna imbranata.
Una cosa la sa fare: dopo avere chiuso l'acqua, svuota i tubi in
una pentola, aprendo le valvoline che ci sono sotto i lavandini in
bagno e cucina. Esce in legnaia a cercare una lattina di antigelo, tira
lo sciacquone e mette mezza lattina nella cassetta. Un verde intenso, pallido.
Ritorna su in camera da letto a prendere la stufetta, che pesa
una tonnellata e non si riesce ad afferrare comodamente. Allora la
sposta a passettini: solleva un'estremit e la fa ruotare, solleva l'altra
estremit e la fa ruotare. Le scale non sono poi cos tremende,
ma poi c' tutto il resto del percorso, e le sembra di essersi gi fatta
male alla schiena. Sta gi quasi per piangere: un quarto alle otto
di mattina, e lei  da sola in questa casa fredda con questo coso.
Poi le viene un'idea. In sala da pranzo c' un tappeto fatto a
uncinetto forse dalla nonna di Willis. Lo trascina in anticamera, ci
adagia sopra il calorifero, lo sdraia sul fianco e tira il tappeto come
una slitta. Questo grande trionfo di cui mai nessuno verr a sapere nulla.
Ora che sistema il calorifero nel ripostiglio e torna in cucina, il
caff  tiepidino. Lo beve, in piedi, in tre sorsate disgustose. Si
protende per cercare di massaggiarsi la schiena, poi divarica le
gambe, si china fino alla cintola e lascia penzolare le mani lentamente
verso il pavimento. Sente la met superiore del corpo scattare
gi a piccoli salti man mano che si rilassano i muscoli. Il seno
penzola sgraziatamente e le unghie graffiano il pavimento. Sente
la tensione nella parte posteriore delle cosce. Le nocche toccano il
pavimento. Dovrebbe proprio riprendere lo yoga. Potrebbe farlo
di mattina, insieme a Carol. Gi, in tutto quel tempo libero che ha
a disposizione intanto che prepara la colazione, si sta vestendo per
il lavoro e sta preparando i bambini. Il dorso della mano tocca il
pavimento. Probabilmente non serve assolutamente a nulla per la
schiena, tranne che a peggiorare un po' la situazione.
Si tira su lentamente. Sar soltanto un'impressione, ma le sembra di star meglio.
Ora saranno ben le otto. E ora.
Decide di chiamare la polizia di Preston Falls, visto che  l che
pagano le imposte patrimoniali. Anche se  un po' di destra anche
solo pensarci, alle imposte patrimoniali. E di fatto  Willis che le
paga: si sono messi d'accordo che le spese quass sarebbero stati
affari suoi. Cerca il numero e telefona. L'uomo che risponde dice:
Dipartimento di polizia, buongiorno. Il buongiorno la colpisce
per la stranezza ridicola.
S, salve dice lei. Parla Jean Karnes, K-a-r-n-e-s. Noi, ehm,
abbiamo una casa in Ragged Hill Road, non so se ha presente.
Non so se  giusto chiamare voi o la polizia di stato o cosa, ma forse
lei mi pu dare indicazioni?
Continui dice l'uomo.
Beh, non ne sono certa, ma credo che mio marito sia scomparso.
 stato in aspettativa dal lavoro e sarebbe dovuto rientrare
stamattina, e finalmente ieri sera sono venuta quass a vedere che
ne era di lui perch non mi dava notizie e qui di lui sembra non
esserci nessun segno. Ma la cosa strana...
Ha detto venuta quass?
S, da... da dove abitiamo, gi dalle parti di New York. Le
sembra strano dire Westchester a questa gente.
Quindi questa  la sua seconda casa, signora?
S. Ma lui  rimasto quass da solo fin dal Labor Day. Voleva
tipo fare un po' di lavori per la casa. Il bianco cavo a spirale di
questo telefono  diventato nero dallo sporco.
E quand' stata l'ultima volta che gli ha parlato?
Non lo so con precisione dice lei. Un po' di tempo fa.
Il silenzio dell'esasperazione maschile.
Direi alcune settimane dice lei.
Ah-ha dice lui. Lei interpreta come se lui sottintendesse che
hanno problemi coniugali, come tutta la gente che ha una seconda
casa. Beh, posso soltanto dirle che pu venire qui, fare una
denuncia e noi la inseriamo nel computer.
Quindi devo venire l? dice lei.
Si, signora.
Devo portare niente? dice lei Una foto o qualcos'altro?
Se vuole portarne una...
Va al lavello a sciacquare il tazzone, ma naturalmente dal rubinetto
non esce nulla. L'atteggiamento di questo poliziotto - o  lei
che  iperreattiva? - fa s che passi altri dieci minuti a cercare foto
in cassetti e armadi, casomai poi ne volessero una. Ma negli ultimi
anni di foto ne fanno molte meno. Anzi, ne fa molte meno, nel
senso che Willis non se n' mai occupato, a meno di andarglielo
proprio a chiedere. Alla fine, in una cesta intasata di vecchie lettere
e bollette, trova una busta di foto della loro prima estate quass.
Willis che punta la canna dell'acqua del giardino verso Mel di
sette anni e Roger di quattro in costume da bagno. Facciata della
casa. Retro della casa. Lato della casa. La casa vista dalla cima della
collina. Jean vicino al barbecue giapponese, con un sorriso forzato,
sbandierando un equivoco Wrstel infilzato in un forchettone.
(Com' che era cos giocosa in quel periodo?) Ah, Willis con la
motosega; stava tagliando i sommacchi perch si vedesse meglio il
muro di pietra. Questa dovrebbe andare bene. Allora lui era pi
magro, tempie meno grigie, ma le parti fondamentali ci sono: sopracciglia
unite, occhi incavati, zigomi che, per coprirli del tutto,
dovrebbe ingrassare ancora un pochino, labbro inferiore molto
pi grasso del superiore. La bocca che sembrava fatta pi per dare
che per prendere, cos almeno impari. Benone, alla polizia dar
questa. In un certo senso le fa piacere che per loro quella foto non
significhi assolutamente nulla.
Stacca la spina della stufa della cucina, che  stato pericoloso
lasciare accesa per tutta la notte, e sente l'aria raffreddarsi immediatamente,
come se quel posto non vedesse l'ora di tornare a essere
una casa vuota in mezzo alla natura. Va di sopra, d un'occhiata
nello studio di lui per controllare che tutto sia spento, poi
controlla in camera da letto. Potrebbe anche portarsi via Emma. E
che dire del Pilgrim's Progress, per giocherellare con quei caratteri
buffi? Lasciamo perdere: ne ha abbastanza di cose in ballo. D
un'ultima occhiata alla cucina. Dovrebbe nascondere lo stereo e i
CD; incredibile quanti soldi ci sono in una pila di CD. Ma sai una
cosa? Dopo un po' ti stufi di star dietro ai bambini. Per c' qualcos'altro:
il tazzone di suo padre. Non pu proprio abbandonarlo
quass, per poco che ci sia affezionata. Trova un sacchetto di plastica
della spesa, ci avvolge il tazzone JOE e se lo ficca in borsa.
Avrebbe dovuto scaldare il Cherokee, ma ora che arriva alla
Quaker Bridge Road la lancetta della temperatura  arrivata alla
prima tacca e cos pu accendere il riscaldamento. Il sole del mattino
fa risaltare il verde del prato sbiadito e getta ombre lunghe e
strette dietro gli alberi. Passa accanto a una casa povera dopo l'altra,
ognuna con un padellone gigante per il satellite in giardino.
Zucche e fantasmi sugli alberi non le sono mai apparsi tanto pagani:
direttamente qui dall'epoca dei barbari. Qui lei non ci sarebbe
venuta a vivere proprio mai. Non che qualcuno gliel'abbia mai chiesto.
Dice alla signora dell'ufficio postale di avere dimenticato a casa
la chiave, se le pu dare la posta della casella 324. Non c' problema.
Da un lato  carino che qui la gente sia gentile, ma d'altra
parte c' da dire che chiunque potrebbe catapultarsi qui e farsi
dare la tua posta. La permanente da parrucchiera della signora
sembra stonare con quel maglione azzurro mascolino da postino,
ma a lavorare qua dentro deve far freddo. La donna torna e mette
sul bancone quattro mazzetti legati con nastri di plastica. Direi che ha fatto tombola.
Gi dice Jean. Beh, non saranno mica proprio tutte bollette.
Ah, speriamo di no. Quindi Jean ha assunto il tono giusto
per Preston Falls: stoicismo ironico e autodeprecazione.
Si sposta al banco che le arriva all'altezza del braccio e comincia
a buttare posta pubblicitaria e cataloghi nel cestino. Non sapeva
che quass ci fossero cos tanti negozi di computer e aziende di
legname. Un paio di cosi contrassegnati PERSONALE E CONFIDENZIALE:
ESIGE RISPOSTA IMMEDIATA, da una casella postale della
Cooper Square Station, probabilmente un finto concorso. Saldi
da Grand Union. Dpliant a colori da Ames, con tutti questi
caratteri e impaginazione anni settanta; forse non vogliono intimidire i campagnoli.
Il resto lo porta sul Cherokee - bollette, estratti conto; ma neanche
qui una lettera - e accende il motore per poter accendere il riscaldamento.
La bolletta telefonica pi recente, col timbro del 26
ottobre, dice QUESTO  L'ULTIMO AVVISO PRIMA DEL TAGLIO: totale
centocinquantasette dollari e rotti. Ma nessuna interurbana. Quella
con timbro del 26 settembre riporta delle telefonate a Etna, nel
New Hampshire (sua madre), Rutland, nel Vermont (quell'avvocato?),
Chesterton e New York. Due bollette della luce. Due estratti
conto dell'American Express (tutti e due vuoti) e un Amexgram,
quel coso che ti mandano quando non paghi: ci sono seicento e rotti
dollari da pagare. Due estratti della MasterCard, da pagare novemila
e rotti; quello di ottobre ha un piccolo avviso sgarbato sulla rata
minima da pagare. SECONDO AVVISO dalla Allstate Insurance;
Willis ha registrato il Cherokee e il suo furgone quass perch i
premi sono pi bassi, cosa che lei ha sempre giudicato disonesta.
Apre l'estratto conto bancario di ottobre: un saldo di 12,17
dollari, nessun assegno annullato, nessun prelievo allo sportello
automatico e cinque dollari di spese. Quello di settembre ha un
saldo di 17,17, con un unico prelievo di contanti: il 18 settembre,
400 dollari, all'area di servizio di New Baltimore, sulla New York
State Thruway, pi un dollaro per il prelievo.
Perch s' preso la briga di lasciare i diciassette dollari? Ovviamente
per tenere aperto il conto. Il che vuol dire che aveva intenzione
di partire ma poi anche di tornare? O almeno di averne la
possibilit? Ma forse era solo che lo sportello automatico dava solo
multipli di venti: una sua deduzione da piccola detective. New
Baltimore.  quella che c' subito sotto Albany, no? Ma sar poi
stato Willis, o qualcuno che gli ha rubato il bancomat? Ma se gli
avessero rubato il bancomat, non avrebbero anche le carte di
credito? E dato che in quegli estratti conto non c' niente di
niente... Certo che la MasterCard di Willis era davvero prosciugata al massimo.
Si mette la cintura di sicurezza, toglie il freno a mano e aspetta
che passi una spider nera prima di immettersi nel traffico. Effettivamente
ha avuto senso passare dalla posta prima di andare alla
polizia. Beh, dunque, alla posta c' andata. Non ha proprio nessuna
voglia di farlo. Presume che il commissariato sia nel municipio,
dove si vedono sempre le pattuglie parcheggiate.
L'ufficiale allo sportello deve avere meno di trent'anni; ha uno
di quei tagli cortissimi che hanno i giovani cristiani, con il giro
perfetto intorno alle orecchie. Naturalmente ha la fede.
Salve. Sono Jean Karnes dice. Ho parlato con lei prima?
No, signora. Sar stato l'ufficiale Plankey. La targhetta del
nome sul badge di questo dice ALDEN. E uscito a fare colazione.
Lei  la signora che ha telefonato per il marito?
S.
Prego dice lui, indicando una porta girevole che gli arriva alla
cintola. Si accomodi pure in quella stanza.
Lei si siede su una sedia pieghevole di metallo di fianco a una
scrivania di metallo con sopra un computer. Lui si siede sulla sedia
da ufficio e clicca qua e l col mouse, osservando il monitor.
Poi si mette a battere alla tastiera. Ho portato una foto dice lei.
Lui smette di battere, prende la foto, la guarda, la posa sulla scrivania.
Chiede nome, indirizzo, et, descrizione e occupazione di
Willis, inserendo le risposte; poi sta a sentire la storia. Non giudica
strano che il computer di Willis fosse acceso, anche loro a casa
ne hanno uno e lui se lo dimentica acceso praticamente sempre.
La finestra rotta? Saranno ragazzini; in casa manca niente? Non
che lei sappia. Beh, ora che ci pensa, non ha visto le chitarre. Ma
naturalmente lui a volte le nasconde, e nei nascondigli non ha
controllato. Racconta delle bollette non pagate e del prelievo di
contanti sulla Thruway il 18 settembre. Lui annuisce. E da quanto
tempo non lo vede o lo sente? Beh, proprio da quel periodo, in
realt. Lui la guarda. Intende intorno al 18 settembre? dice lui.
Probabilmente, dice lei. Lui guarda di nuovo lo schermo, batte
qualche lettera, poi, sempre rivolto allo schermo, dice: Tra lei e
suo marito era normale un intervallo come questo?.
Solo quando  risalita sul Cherokee le viene in mente che
avrebbe dovuto parlargli dell'arresto il weekend del Labor Day;
se n'era onestamente dimenticata. E probabilmente non aveva
nessun peso. Beh, tanto loro lo scopriranno lo stesso, dal computer.
Ma quando lui le ha chiesto se Willis era sembrato insolitamente
sconvolto - anzi scombussolato - sarebbe stato una buona
idea parlarne. Invece lei ha detto che aveva un po' di burnout
da lavoro. Quindi adesso loro penseranno che sia stata evasiva.
Beh, ha fatto tutto quello che poteva, giusto?
Potrebbe ripassare ancora da casa, caso mai ci fosse il furgone.
Magari una controllata alle chitarre?
No. Basta.
Si avvia verso il centro di Preston Falls, cercando di ricordare
l'itinerario pi diretto per la Northway. Accanto al vecchio
cine-teatro con le finestre sbarrate da assi inchiodate, accanto al negozio
di mobili usati che ora  un cumulo di mattoni da cui sporgono
tavole carbonizzate, accanto a Winner's, dove la vetrina ha un
profilo di cartone con un gatto nero che inarca la schiena. Gi:
Halloween. Almeno sar a casa in tempo per stare con Mel e Roger.
Passa accanto al Juliess Luncheonette, con il buco nell'insegna
di plastica. Accanto all'unico negozio decente sopravvissuto,
Howard & Sheron's, con caratteri nero e oro che dicono SUNDRIES
e le fanno sempre venire in mente i pomodori secchi. Ma lei  un
animale di citt; mica colpa sua. A volte si deprime pensando di
essere finita nei sobborghi, anche se  stata lei a tenerci per via dei
bambini. Viene una raffica di vento - uomp - che fa oscillare il
Cherokee e decollare un sacchetto di plastica su nel cielo azzurro come fosse una strega.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
La porta dell'ascensore si apre al quattordicesimo e Jean vede
Helen parlare al telefono della reception, e il muro bianco pulito
con le lettere in lucite fum che dicono paley, quelle che ha fatto
lei, e deve confessare che  un sollievo trovarsi qui.
O era troppo stanca per goderselo dopo avere guidato da
Preston Falls, oppure Halloween quest'anno  davvero stato un
funerale. (Neanche i tre messaggi lasciati da Marty Katz nella segreteria
di Chesterton l'hanno aiutata a stare allegra.) Roger prima
voleva vestirsi da Dennis Rodman (Campione di basketball, star dello sport che si tinge i capelli) - il che avrebbe comportato parrucca bionda e faccia nera, e Jean ha pensato che fosse poco
politically correct - ma fortunatamente poi ha cambiato idea e ha
deciso di vestirsi da Frankenstein. (Willis avrebbe corretto: da
mostro di Frankenstein, non da Frankenstein. Ma quando la gatta
dorme...) Gli ha preso una maschera di gomma con i cosi che
sporgono ai lati del collo, poi lui si  messo i moon boot di Willis,
legati intorno ai polpacci con delle corde, i piedi imbottiti di carta
di giornale. Mel si  vestita da Courtney Love: fondamentalmente
una scusa per indossare una gonna pi corta del dovuto, calze a
rete e farsi un trucco pesante. Jean non l'ha lasciata andare alla festa
alla quale andavano tutte le sue amiche, ufficialmente perch
l'indomani c'era scuola, in realt perch aveva sentito dire che
l'anno prima alla stessa festa era circolato del punch hawaiano
drogato. Allora Mel si  rifiutata di fare le solite scenette del
trick-or-treat - tanto ha smesso di mangiare dolci - ed  rimasta, in costume,
sul Cherokee, a guardare Roger impegnato a strappare un
sacchetto di dolci a degli adulti, fermi, con i loro sorrisi forzati,
sulla soglia di casa. L'anno prossimo dovranno congegnare qualcosa di meglio.
Jean ha lasciato Carol a difesa del forte intanto che lei portava in giro i ragazzi. Ma in tutta la sera sono venuti alla loro porta solo quattro gruppi di bambini per il trick-or-treat, perci ora sono
pieni di dolci, senza contare il bottino di Roger. Prima di lavarsi i
denti, Jean gli ha lasciato mangiare un po' di M&M e un Milky
Way della loro scorta, e gli ha detto che avrebbe potuto cominciare
a mangiare la refurtiva l'indomani, dopo che lei la avesse controllata.
Non si vedevano segni di contraffazione, ma naturalmente
con un lavoro esperto non si lasciano tracce. Quando lui  andato
a letto, lei ha fatto un elenco di tutto quello che aveva nella
borsa, ha buttato tutto nella spazzatura ed  andata al Rite Aid a comprare gli stessi dolci in sostituzione.
Questa mattina i ragazzi hanno mugugnato e l'hanno tirata in
lungo fin dal momento in cui li ha svegliati, tanto che lei ha finito
per dire (e non  proprio da lei): Perch volete punire proprio
me?. Hanno fatto tutti e due ottime imitazioni di una faccia sbigottita,
e probabilmente erano sbigottiti davvero. Lei ha versato
Product 19 nelle loro ciotole e poi ci ha versato sopra il latte, pensando
(stupidamente) che se avesse versato il latte loro avrebbero
dovuto sbrigarsi per forza. Intanto non  riuscita nemmeno a farsi
il pane tostato; ha piegato in due una fetta di pane e l'ha sbocconcellata
per evitare che il caff le facesse venire la nausea. Finalmente
 riuscita a farli salire sul Cherokee; ha lasciato gi Mel alla
Chesterton Middle School, poi Roger alla Mary M. Watson. Dopo
che Roger era finalmente al sicuro, s' messa a piangere perch
non aveva fatto che prendersela con loro mentre con Carol sembrava
che stessero tanto meglio. Perci poi quando  arrivata alla
stazione ha dovuto per forza abbassare lo specchietto e sistemarsi
il suo stupido make-up nel parcheggio, con un milione di persone
che la guardavano. Non desta meraviglia che tutti questi maschi
che vede sul treno non arrivino mai a casa fino alle otto di sera.
Anche se ora del pomeriggio avr gi voglia di stare ancora coi suoi bambini.
Quello al Paley Group  stato il suo primo colloquio di lavoro
dopo essersi finalmente laureata alla Pratt, e all'epoca era troppo
stupida per rendersi conto di quanto fosse stata fortunata. Mentre
tutte le altre societ per investimenti risanavano e licenziavano, la
Paley aveva intenzione di ristrutturare completamente gli interni.
Ora sa che era stata un'idea di Jerry Starger assumere una giovane
designer (pagandola poco) che si occupasse di tutto, dalla carta
intestata ai dpliant, dal bollettino mensile all'aspetto degli uffici.
Probabilmente Jean ha avuto il posto perch non era poi tanto
giovane e perci sembrava pi affidabile di qualche neodiplomato
della Parsons o del FIT con un piercing sul naso. E visto come
stanno le cose, non poteva dare fastidio che fosse una donna. N
che avesse un aspetto gradevole: non la donna pi bella del mondo,
lo sa, diciamo un tipo, parola che odia. Una pu essere perfino
troppo bella, una tipo Claudia Comesichiama, la supermodella.
(All'edicola di sotto stamattina Jean l'ha vista sulla copertina di
una rivista: Una supermodella superbella.) Te li vedi tutti questi
maschi inciampare nei loro stessi piedi ma che, in fin dei conti,
non ti trovano bella proprio perch lo sei troppo. Jean s' fatta l'idea
che Anita Bruno - altra assunta da Jerry - soffra perch  carina
e come tale non la prendano sul serio. Anche se, d'altro canto,
se non fosse perch  carina, non sarebbe certo qui a soffrire,
se non  un pensiero troppo maligno.
Comunque, quel primo anno Jean lo stipendio se l' proprio
guadagnato. Ha elaborato il nuovo logo (fondamentalmente
PALEY con questi caratteri austeri) badando che cos venissero fatti
biglietti da visita, carte intestate, e tutta la roba che contiene il
logo. Avevano proprio bisogno di aiuto: uno dei vecchi dpliant
aveva questo disegno a righine incrociate di due tizi bianchi in
giacca e cravatta ai due lati di una scrivania, uno che indicava
qualcosa su un pezzo di carta e l'altro con la testa inclinata come il
cane della RCA. Ha anche scelto nuove decorazioni per i corridoi,
liberandosi delle gigantografie a colori di barche a vela e introducendo
queste costruzioni incorniciate in plexiglass di triangoli di
carta coi bordi strappati, fili e ossa di uccello che aveva trovato a una mostra nel Connecticut.
Naturalmente tutto  stato una battaglia campale. E questo
cosa mi rappresenta? ha detto Arthur Paley quando Jean e Jerry
Starger hanno portato la grande P in lucite nel suo ufficio per fargliela
vedere. Diavolo, ci si vede da parte a parte.
Vero, ma non si dimentichi, ha detto Jean, che il muro sar bianchissimo.
Arthur Paley ha tenuto la P fum guardandoci attraverso dalla
finestra sul Central Park. Oh, santo Dio ha detto.
Fidati di me ha detto Jerry Starger.  davvero perfetto.
Ha unito pollice e indice nel segno di OK agitando la mano tre volte.
 esattamente il messaggio che vogliamo dare. Il nome  qui,
tridimensionale; spesso tre centimetri. Solido. Ma nello stesso
tempo non ti urla in faccia. E come se dicesse: Noi siamo qui, per chi sa apprezzare.
Arthur Paley ha scosso la testa. Quando sei entrato alla Princeton
il mondo ha perso un grandioso venditore porta a porta ha
detto. Devo pensarci su. Ma alla fine ha ceduto, e la reception 
stata l'opera che ha procurato a Jean il primo bonus. Mille dollari,
da lei depositati per avviare un piccolo fondo per Mel e Roger.
Ora l'operazione di redesign  quasi finita, e lei  passata a occuparsi
di cose tipo lavorare con gli informatici al nuovo sito web,
che Jerry Starger vuole in funzione per il primo gennaio. Ma deve
sempre tenere gli occhi aperti per accertarsi che pian pianino non
ritorni tutto come prima. Dall'amministrazione si lamentano di
quanto costi far ridipingere il muro ogni quattro mesi ma, perch
il logo funzioni, deve essere di un bianco assoluto, non quella sottospecie
di bianco che si vede ovunque a New York.
Helen, la spalla alzata per tenere la cornetta all'orecchio, sta
prendendo nota di una telefonata per qualcuno che non c'; vede
Jean e le fa un sorriso. Jean si sente sempre ridicola a passare di
qui in pantaloni e qualcos'altro di indescrivibile accanto a Helen,
sempre in tailleur e camicetta da manager. A volte si fanno domande
sui rispettivi figli. Helen mette gi il telefono e inserisce il
foglietto con l'appunto nella casella S del casellario di metallo sulla
scrivania. Su questo casellario di metallo c' una storia. Quello
che ha convinto tutti che Jean era un caso patologico  stato che
lei se l' portato a casa e l'ha dipinto di bianco; non poteva sopportare
pi di vedere quel coso giallognolo sbattuto l sulla scrivania
bianca davanti al muro bianco e accanto al meraviglioso vaso
bianco quadrato che aveva trovato da Pier. Ha fatto un giro di
telefonate e ha capito che nessuno vendeva quel tipo di casellario
in bianco, cos ha chiesto a Helen se poteva portarlo a casa per il
fine settimana. Sabato mattina in garage l'ha smontato - ventisette
fogli di metallo pi la base - e li ha dipinti tutti con vernice
spray antiruggine. Domenica l'ha rimontato e luned mattina l'ha
riportato in un sacchetto di plastica dentro un altro sacchetto di plastica, per paura di graffiarlo.
Ma naturalmente anche la compulsione ha un limite. Per
esempio, ovviamente non potrebbe mai mettere bocca sui colori
che dovrebbe indossare Helen, n sul tipo di fiori da mettere nel
vaso. Perci ci sono giorni in cui vedi Helen seduta qui con una
giacca borgogna accanto a gigli arancione elettrico o qualcosa di
simile, e verrebbe proprio voglia di fare due passi indietro. E
Jean vorrebbe tanto sbattere via le cornici in similoro che Helen
tiene per le foto del marito e delle figlie - da Lechter ce ne sono
di ceramica bianca - ma deve continuare a ripetersi Smettila, smettila e basta.
Buongiorno dice Helen, riagganciando. Ieri c' stata una telefonata per te.
Jean prende il foglietto dalla casella K. (Questi foglietti per appunti
in rosa sono un'altra causa di irritazione.) Champ, 16,16, richiamer.
Il fratello di Willis non telefona proprio mai qui: deve
avere notizie. Ha paura che ne abbia e ha paura che non ne abbia.
Prosegue verso il proprio ufficio in fondo al corridoio. L'assistente
di Jerry Starger, Martha, non  alla sua scrivania, ma la porta
di lui  aperta, cos Jean infila la testa.
Ehi, ma eccola qui dice Jerry. Sei riuscita a sistemare tutto?
Ieri al telefono gli ha detto di avere dei problemi di famiglia.
Direi proprio di s dice lei. Per ora. Con l'indice cerca di
lisciare una bolla d'aria sotto il nastro adesivo all'angolo del poster
che c' sulla porta. (Questa bella porta in quercia sbiancata.)
Una ragazzina con un sorriso sforzato, stampelle e gambe imbragate e la scritta Aiutate i figli di Jerry.
 il massimo che possiamo pretendere in questa vita dice lui. Riunione alle undici?
Okay.
Intanto pensa a cose belle. Pensa a Marietta, in Georgia.
La succursale pi recente, che avrebbe aperto il 1 dicembre.
Uno spazio di dimensioni decenti in un centro commerciale senza speranze.
Jean si chiude dietro la porta dell'ufficio, accende il computer
e prende il file RUBRICA TELEFONICA. Nella sezione PERSONALI
scende fino alla W. Champ ha due numeri; prima prova quello del
lavoro. Ecco, ed ecco il numero di Sylvia. Non ha mai richiamato
Jean, naturalmente, anche se a essere giusti magari a Preston Falls
potrebbe averci provato. Un tizio del Counter Spy Shop dice che
Champ  in malattia; ha la voce seccata. Jean digita il numero di casa di Champ.
Risponde la segreteria, Jim Morrison canta Hello, I love you,
won't you teli me your... poi Champ dice: Momento-momento-
momento, lascia che prenda questo coso del cazzo. Pronto?.
Sono Jean dice lei. Stai bene? Han detto che sei malato.
Ufficialmente: intossicazione da cibo. Ufficiosamente: mal di
qualcosa. Mal di indugio.
Oh dice Jean. Ho appena avuto il tuo messaggio di ieri. In realt stavo per chiamarti io.
Infatti mi hai chiamato. Ha, ha, ha.
Senti, hai notizie di Doug?
Ehi, ma questa  telepatia dice lui. Era quello che speravo
io da te, cazzo. Quindi non  ancora tornato?
No. Doveva riprendere il lavoro ieri. Domenica sono andata
a Preston Falls, e sembra che non sia pi l da un pezzo. Quand'
stata l'ultima volta che l'hai sentito?
Cazzo,  da un bel po' dice lui. Anzi, mi sa che non gli parlo
da quando siamo stati su per il Labor Day. Ho cercato di beccarlo
un paio di settimane fa e non mi ha mai richiamato. Allora
ho provato ieri al lavoro, perch mi ricordavo che tornava per
Halloween o roba simile, e mi hanno detto testualmente che era
fuori ufficio. Allora ho pensato che, tanto per cambiare, potevo rompere le palle a te.
Capisco. Jean sta tracciando righe bianche sul dorso della
mano sinistra con con una puntina, dal centro del polso a ogni nocca.
E tu, quand' che gli hai parlato l'ultima volta?
Beh, dice lei, eravamo pi o meno al punto che grosso modo
ci eravamo messi d'accordo di non sentirci.
Ma e i bambini? dice Champ. Oh, che possa farmi fottere,
questo era fuori luogo, vero? Ma dentro questa testa non c' proprio
niente - dong, dong, dong - scusa. Non sono proprio una bestia completa.
Jean si tocca la punta del dito con la lingua e si mette a cancellare
i graffi. Oh, senti, dice lei, a questo punto  stupido che
tutti continuino a essere discreti.
Certo. Ma lo eravate di fatto, cio legalmente, o cosa?
No. Dio, ho fatto un casino tale.
Beh, non sei stata l'unica. Disse lui come un cane sleale e poco fraterno.
Mi spiace dice lei. Non ho intenzione di far finta di niente.
Non stai facendo finta di niente. Non ci crederai, ma io sono sempre stato un tuo fan.
Ma davvero. D'altra parte non ci hai potuto far nulla, giusto?
Beh dice lui. Esatto.
Quando finisce la telefonata, prende dal cassetto le chiavi del
gabinetto delle signore, si alza e si rende conto che far bene a risedersi
in fretta. Ma se ne sta l, vacillando, le mani appoggiate
forte sulla scrivania mentre il ronzio e il nero negli occhi aumentano,
poi si dissipano. Si accorge di osservare la foto di Mel e Roger:
loro due in costume da bagno, che si abbracciano - per Roger
vuol dire protendersi verso l'alto - mostrando i denti con ghigni
che lei cerca di non considerare forzati. Labor Day. Quando  andata
a ritirare le foto, ha subito comprato una cornice per questa e
l'ha messa sulla scrivania. Perch aveva paura che non lo avrebbe fatto mai.
In bagno apre l'acqua fredda, la raccoglie tra le mani e vi immerge
la faccia. Pompa il portasapone, non esce nulla - come il
solito - poi alza il coperchio come bisogna fare e immerge due dita
nel liquido rosa. Uno di questi giorni si deve ricordare di portare
un portasapone da viaggio, di modo da poter tenere una saponetta
Neutrogena nel cassetto. Cos sar a posto. Si asciuga la faccia
con una salvietta di carta e vede che deve mettersi dell'altro
Cover Girl. Per cosa, la terza volta stamattina? E naturalmente 
riuscita a bagnarsi la camicetta davanti. La camicia di Willis, a dire
il vero, comprata anni fa a una svendita: una camicia da meccanico
o roba simile con la scritta Dan ricamata sopra la tasca sinistra.
Le era piaciuta per la tonalit grigiastra di verde e perch il
gabardine si era rammollito quel tanto che basta.
Anche su questa camicia c' una storia. Willis diceva di averla
comprata solo per poter dire, se qualcuno gliel'avesse chiesto:
Non so perch, ma non mi chiamo Dan. Lei non ricorda che citazione
sia; forse una delle sue infinite seghe mentali. Ma a lui cominciava
ad andare un po' stretta, perci finiva per mettersela di
rado. Alla fine lei l'ha infilata nel cassetto insieme ai suoi top. E
ha aspettato il momento giusto per un mese o gi di l, finch un
mattino l'ha messa per andare a tavola e lui ha detto: Ehi, da dove
viene fuori? Sta meglio a te di quanto non sia mai stata a me.
Perch non gli aveva semplicemente chiesto quella stupida camicia?
Forse perch lei ha dei problemi a chiedere. Il tuo matrimonio,
pensava lei,  un posto sicuro dove agire queste sciocchezze innocue.
Di ritorno in ufficio, prende dal video il numero di Sylvia e alza
la cornetta. Cinque squilli e, di nuovo, la voce di Willis. Riaggancia.
Per dire le cose come stanno, lei  furiosa con lui.
E con sua madre, che con lui avrebbe dovuto fare un lavoro
migliore... per quanto, chi  lei per dirlo? Ed  infuriata anche con
se stessa. Oh, naturalmente, caro, se hai bisogno di andare su a
Preston Falls a guardare gli alberi e a suonare la chitarra... Non
pensarci pi: della casa, della famiglia e della nostra vita mi occupo
io. E va bene, facciamo in modo che lui possa dire anche questo
contro di lei, ossia che lei  una delle tante donne incazzate.
Come quando lei si leggeva i racconti femministi di Sandra Cisneros
e ha detto a Willis che avrebbe proprio dovuto darci un'occhiata,
e lui ha risposto che l'idea degli starnazzi di una donna non era
esattamente quello che faceva per lui. E lei ha pensato: Grazie per
questo ulteriore elemento prezioso che mi aiuter a capire come sei fatto dentro.
Undici e cinque. Non si  preparata per questa riunione: i suoi
sogni e progetti per uno spazio libero in un centro commerciale in Georgia.
Ma in effetti, non  della madre di lui la colpa di avere mandato
completamente in vacca il suo atteggiamento nei confronti delle
donne? (Certo, come se tutti gli altri maschi fossero cos favolosamente
sani.) All'inizio, la prima volta che Carol ha chiesto di
Willis, Jean ha detto, Oh, quanto al sesso  fantastico. Ma in realt
non era cos: lui che se la lavorava per benino, per far s che lei cedesse
e venisse per prima, mentre lui, il vero maschio, poteva venire
quando e dove voleva. Una volta perfino sopra i suoi piedi. E
dimostrando nel contempo quanto si tenesse in forma, ancora ai
tempi in cui si teneva in forma. Quasi sfidandola a fargli scivolare
le mani fino al culo per trovare cellulite, bench, deve dire, anche
allora... Perci pi lui se la lavorava, pi lei diventava fredda. Pi disincantata.
Una cosa che le era saltata all'occhio, era che l'atto inteso a degradarla
- e che naturalmente lui in segreto preferiva - in realt
era quello che a lei dava potere: lui perdeva il controllo dopo tre
botte, al massimo, ed era finita. I mezzi bambini di lui mescolati
con le feci di lei, e via che lei eliminava tutto, restando libera e pulita
e vuota. Lei si fidava di lui quel tanto che basta per sentirsi
tranquilla ad agire le proprie fantasie di degradazione. O qualcosa
del genere. La vecchia propaganda porno, che ora sono riusciti a
far accettare alle donne. E in realt  servito soltanto a fare in modo
che lei vedesse com'era fatto lui.
Per quanto, non del tutto. A quanto risulta adesso. E a esser
giusti, lei non ha sempre pensato che il sesso con lui fosse una cosa stupida.
Suona il telefono, e lei ha un sussulto.
Jerry Starger dice: Riunione.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Quando arriva a casa, solo Rathbone la saluta. Mel  di sopra,
e Roger e Carol sono in salotto, a guardare Rocky e Bullwinkle. La
cucina puzza di popcorn fatti al microonde. Jean ritiene che sia
una buona cosa che diano Rocky e Bullwinkle alla tiv via cavo;
almeno non  violento, e i valori trasmessi probabilmente non sono
tra i peggiori, anche se Dudley Doright si prende gioco degli
eroi e della castit. Lei dice Ciao, poi infila dentro la testa: fissano
tutti e due lo schermo, e la mano di Roger cerca i popcorn tentoni.
 come un diorama.
Lei ritorna in cucina. Qualcuno ha lasciato un coltello sporco
di burro di arachidi nel bel mezzo del piano d'appoggio. Saranno
la prima famiglia di Chesterton ad avere gli scarafaggi. Dio, comincia
a parlare come Willis, con la differenza che lei in realt
non dice nulla. Si costringe ad andare a lavare lo stupido coltello,
oltre al tazzone JOE, che si  tenuta in borsa tutto questo tempo.
Ma d'un tratto sente come se le stessero per cedere le gambe, perci
si siede a tavola.  ancora seduta quando arriva un'interruzione
pubblicitaria, e perlomeno Carol si degna di alzare le chiappe ed entrare.
Giornata difficile? dice, mettendo una mano sulla spalla di
Jean. Cosa desideri, del t? Comincia a riempire il bollitore.
Che ne dici di metterci dentro qualcosa?
T normale va bene. Grazie.
Non hai mangiato, vero? Noi ci stavamo facendo dei popcorn.
Me n'ero accorta.
Il fatto , dice Carol, che il povero Roger quando  arrivato
a casa aveva fame, dato che in mensa c'era spezzatino al pomodoro.
Chiss perch, dopo tutti questi anni, insistono a dare ai bambini
spezzatino al pomodoro... Comunque. Anche Mel ha detto di
avere fame, allora gli ho fatto la pastina con le lettere dell'alfabeto
e ho tirato fuori dal freezer dei panini, e cos Roger ha scoperto il
burro di arachidi sui panini alla cipolla. Perci nessuno di noi ha
fame. Ma ci sono ancora dei panini, e c' rimasta un po' di minestra, se vuoi serviti pure.
Jean pensa serviti pure? Non so dice. Credo di avere bisogno
di mangiare qualcosa. Si impone di alzarsi e va in salotto.
Nella pubblicit un odioso adolescente sta dicendo: Devo avere i
miei Pops. Nessun segno che Roger si sia accorto della sua presenza,
tranne una lieve intensificazione della concentrazione sullo
schermo. Lei si mette in ginocchio e gli d un bacio sul ginocchio
attraverso una spaccatura sui jeans: quello s che lo fa reagire. Ritira
subito la gamba e dice: Stiamo guardando Bullwinkle.
Okay, goditelo. Si alza e va di sopra, incrociando Mel che
scende. Che le dice Ciao e continua a scendere. Si siede sul bordo
del letto e si sorprende a piangere, tendendo l'orecchio verso
eventuali passi tra un singhiozzo e l'altro. Quando arriva al punto
che sta per rantolare, e occorre decidere se andare avanti oppure
riprendere il controllo, fa un paio di respiri profondi, va in bagno,
si lava la faccia senza guardarsi allo specchio e si asciuga con un
asciugamano puzzolente. Sente la tiv accesa e non riesce a decidere
se chiedere a Carol se i ragazzi hanno fatto i compiti o se chiederlo ai ragazzi stessi.
Apre il cesto della biancheria sporca per metterci l'asciugamano,
che finisce in cima a una pila di roba sporca, perlopi di Mel.
E sa Dio cosa c' sul pavimento in camera di Roger. Altro che andare
a letto presto. Ma Carol fa qualcosa da queste parti, oltre a
dargli da mangiare qualsiasi junk food che vogliono a qualsiasi ora
lo vogliano e poi posteggiarsi insieme a loro davanti alla tiv?
(Jean capisce che il suo punto di vista  talmente assurdo che non
fa nemmeno ridere, come un marito che torni a casa e passi un dito inguantato sopra il caminetto.)
Scende e scopre che Mel, che di recente  nella fase
la-tiv--per-i-perdenti, la sta guardando pure lei; Bullwinkle 
arrivato alla parte di Natasha e Boris. Sono ragazzi, ricordatelo, che non sanno
perch sia ridicolo che uno si chiami Boris Badenv, anche se,
in realt, anche a puntarle contro un fucile, Jean riuscirebbe solo
a dire che c' qualcosa che si chiama Boris Godunov, perci non 
che lei sia poi questo gran modello di cultura. Apre il frigo e trova
l'insalatiera con la pastina con le lettere dell'alfabeto; Carol ha
aggiunto peperoni verdi a pezzi, di cui Jean farebbe volentieri a meno.
La loro madre diceva che Carol era una pasticciona, con ci
intendendo che le piaceva risistemare la disposizione dei mobili o
decorare vecchi vestiti con pizzi oppure cucinare senza tenere
conto delle dosi delle ricette. La pastina con le lettere dell'alfabeto
e Bullwinkle e spezzatino al pomodoro: per qualche istante si
potrebbe davvero pensare che tutto sia come una volta. Rovescia
l'avanzo di minestra in una ciotola e la sbatte nel microonde. Imposta
i numeri, sente bip bip bip bip e Mel che dice: Mamma, cosa stai facendo?.
Mi scaldo la minestra urla di rimando Jean. Ne vuoi un po'?
Non credo. Non so, magari.
S o no?
Ma mamma, ci sto pensando.
Sta' zitta, non riesco a sentire dice Roger. Mi hai fatto perdere quel pezzo.
Datti una calmata, Roger dice Mel. Mamma? Di minestra
non ne voglio, ma c' qualcos'altro?
Non so dice Jean. Perch non ti alzi e guardi?
Vorrebbe subito scusarsi, ma forse basta che la prossima volta
che le rivolge la parola lei dica almeno per favore.
Riapre il frigo per vedere cosa c' da bere, poi le viene in mente
il t. Esce del vapore dal bollitore. Spegne il gas e lo apre: beh,
ne  rimasto abbastanza. Spruzza del detersivo verde da piatti nel
tazzone JOE e lo strofina con la spugna, lo sciacqua e lo asciuga, ci
mette un sacchetto di t Irish Breakfast e ci versa sopra l'acqua bollente.
Il microonde fa l'ultimo bip; porta a tavola la ciotola con la pastina
con le lettere dell'alfabeto, si siede e, quando si accorge di
aver lasciato sul bancone la tazza del t, sta per rimettersi a piangere.
Alzati a prenderla e basta, si impone.
La minestra  buona. Si vede che ha fame.
Sente cominciare un altro stacco pubblicitario (li fanno a un
volume pi alto) e le sembra di assumere una posizione subdolamente
polemica a starsene seduta qui fuori mentre loro sono l
tutti insieme a guardare la tiv. Tira su col cucchiaio l'ultima letterina,
una d bianca lebbrosa. A meno che non sia una b. O una p.
La pastina le fa venire sonno, riscaldandola dall'interno; potrebbe
tranquillamente mettersi all'istante sotto le coperte e mandare tutto
a quel paese. Mette tazza e ciotola nella lavastoviglie e va in salotto.
Altro stacco pubblicitario.
 finito Bullwinkle? dice lei.
Roger riconosce la non completa innocenza della domanda.
Dice: Ricomincia tra un attimo.
I compiti li avete fatti tutti?
Quasi dice Mel.
S, quasi dice Roger.
Bugiardo dice Mel. Non hai nemmeno incominciato.
Io stavo per farli, ma tu facevi casino dice Roger. A Jean:
Parlava al telefono.
Okay, tutti e due dice Jean. Filare.
Non si muovono.
Jean prende il telecomando e spegne la tiv.
Ehi, un momento dice Roger.
Ma-amma dice Mel.
Perfino Rathbone le lancia un'occhiataccia.
Conoscete la regola dice Jean. Zia Carol  stata gentile a lasciarvi
guardare Bullwinkle. Ma adesso  ora di fare i compiti.
Ma io ho fame dice Mel.
Portati su una mela. Voglio che in un attimo voi due zam zam
andiate di sopra.  lessico familiare, da quando leggevano Mary
Poppins, anche se probabilmente i ragazzi si sono dimenticati da dove viene.
Esitano, ma poi vanno.
Mi sento proprio una strega dice Jean a Carol.
Carol si stringe nelle spalle. Non  esattamente una smentita.
Senti, sto per far andare la lavatrice dice Jean. Hai della roba
da lavare?
Forse avrei dovuto essere pi severa sui compiti dice Carol.
No,  una responsabilit loro.
Ma comunque. So quanto sia importante per te. Cosa intende,
che a lei non gliene frega un cazzo? Quindi dalla polizia non hai saputo nulla?
Assolutamente nulla. Ma tranquilla, ora lui  nel computer.
Bbbidi bbbidi b.
Mmmh dice Carol. Devo farmi venire in mente qualcosa.
Bene. Intanto, hai qualcosa da lavare?
Su in camera da letto, trascina il sacco della roba sporca fuori
dal ripostiglio. E stupido far andare la macchina e non metterci i
vestiti che ha addosso, ma in quel caso dovrebbe cambiarsi. E prima
dovrebbe farsi la doccia. Quando si mette il sacco in spalla e lo
porta in bagno per prendere la roba dal contenitore, sente una fitta
vicino al rene sinistro (trascinare quello stupido termosifone).
Un'altra fitta quando si china, un dolore che scivola gi lungo l'esterno
coscia. Merda. Si rimette il sacco in spalla e bussa da Mel: Cosa?.
Scusa se t'interrompo dice Jean. Hai roba sporca qui dentro?
Faccio andare la lavatrice.
Guardo tra un attimo, okay? dice Mel dalla porta.
Ti dispiacerebbe guardare subito? Cos almeno comincio?
Ma mamma!
Jean apre la porta. Mel  seduta a gambe incrociate sul letto, la
guarda a bocca spalancata, con tre unghie di un piede rosse fresche,
una bottiglia di smalto in una mano e il cappuccio col pennellino intinto nell'altra.
Lo sai che, pi rimandi...
S che lo so, mamma. E che avevo bisogno di pensare a una cosa.
E quello  un ottimo modo per rovinare il copriletto.
Ma sto attenta.
A cosa avevi bisogno di pensare? dice Jean. Che  quello che
avrebbe dovuto dire subito invece di menargliela col copriletto.
Non so. A nulla. Intinge il pennello e comincia il dito successivo.
Beh, per favore, puoi interrompere e darmi una mano? Mi
serve quello indicando un paio di blue jeans sbiaditi sul pavimento,
quella una t-shirt di Courtney Love, quella felpa rosa
con maniche viola, e tutta quella roba, un intrico di calzini e
scaldamuscoli, pi un altro paio di jeans, con una gamba a rovescio
che sporge dal buco della gamba di un paio di mutande.
E va bene. Mel si alza dal letto e cammina sui talloni verso i
vestiti sporchi, cercando di evitare che le unghie smaltate tocchino il pavimento.
E stai attenta al tono che usi dice Jean. Mel le porge la
t-shirt. Quando torno qui, mi aspetto che tu abbia finito i compiti.
Mel le porge le due paia di jeans; quelli sbiaditi hanno enormi
macchie d'erba sul sedere. I colori in realt sono belli. Roger
probabilmente  l dentro a guardare le sue stupide riviste. Mel
porge a Jean l'intrico grosso e salterella a risedersi sul letto.
Di Roger mi preoccupo io dice Jean. Il tuo dovere  fare i
compiti tuoi. Non pu chiedere quali riviste, dato che ha appena
detto a Mel di farsi gli affari suoi. Se la sta davvero cavando in modo
brillante. Mette la stringa dello scaldamuscoli nella borsa della
biancheria. Si accorge anche di non avere ancora detto una parola
gentile a Mel da quando  arrivata a casa.
Pap  ancora dalla nonna? dice Mel.
Presumo dice Jean.
Ma dovrebbe essere tornato al lavoro.
Era quello che credevo, dice Jean, ma penso di avere fatto
confusione con le date e che in realt sia la settimana prossima.
Suona talmente plausibile che le viene la tentazione di crederci anche lei.
Mel tira fuori il pennellino dalla bottiglietta e osserva lo smalto rosso lucido. S, okay, grazie dice lei.
Jean bussa alla porta di Roger. Ultimo avviso per i vestiti sporchi.
Cosa vuol dire? dice Roger da dietro la porta.
Vuol dire che stasera faccio andare la lavatrice. Gira la
maniglia e spinge:  chiuso a chiave. Ti spiacerebbe aprire la porta?
Un secondo, okay? Rumori. Non  in grado di capire cosa.
Cosa succede l dentro? dice Jean. Figuriamoci se lui glielo dice.
Ma niente. Vengo.
Altri rumori, poi i passi di Roger. Apre la serratura e la porta.
Com' che hai la porta chiusa? dice Jean.
Lei viene sempre dentro a darmi fastidio.
Mmmh dice Jean. Non che sia d'accordo, ma fa vedere che
ha sentito. Roger arrossisce. E troppo giovane per riuscire a masturbarsi
davvero, no? Forse dovrebbe leggersi qualcosa sui ragazzini.
A che punto sono i tuoi compiti?
A posto.
Posso vedere?
Non voglio che li veda finch non ho finito dice lui.
E fra quanto sar?
Come faccio a saperlo?
Quel tono non mi piace per niente dice lei.
Lui sostiene il suo sguardo. Ma non risponde alle sue parole,
quindi lei ritiene di non doverla menare ancora in lungo.
Raccoglie jeans neri, una t-shirt nera e tre calzini un tempo
bianchi e li mette nella borsa della biancheria. Hai altro?
Lui si stringe nelle spalle. Ce n' dell'altra l dentro dice, accennando nella direzione del ripostiglio.
Puoi prenderla, per favore?
Lui si stringe ancora nelle spalle e porta fuori un carico a braccia
aperte: magliette, mutande, un altro paio di jeans neri. Lei gli tiene la borsa aperta.
Torno tra un quarto d'ora dice lei e tocca tre volte col dito
sull'orologio accanto al letto. Gi le otto e cinque; l'ora ufficiale
alla quale lui deve andare a letto sono le nove. Per allora uno dei
compiti devi averlo finito. Quello che non finisci stasera dovrai
farlo domattina. Trascina il sacco della roba sporca in corridoio,
lasciando aperta la porta. Cerca di rimettersi il sacco in spalla, ma
le viene la stessa fitta lancinante e si limita a trascinarselo dietro
dal laccio, lasciando che sballonzoli sui gradini. Sente la porta di Roger chiudersi.
In fondo alle scale solleva il sacco e lo abbraccia, in modo da
non passare accanto a Carol con un'andatura troppo da colf. Carol
 sul divano, i piedi raccolti sotto il sedere, a leggere La compagnia
dell'anello. Ma una volta che apre la porta del seminterrato,
il sacco le sfugge e rotola gi dalle scale, perdendo per strada calzini e mutande.
Grazie a Dio ha in casa una lavatrice e un'asciugatrice. Quando
abitavano ancora sulla 108a, andava in questa lavanderia a gettone
dietro l'angolo con la Broadway, spingendo Roger sul passeggino
e stando di continuo attenta a non perdere di vista Mel.
Quindi la vita effettivamente  migliorata. Anche se questa  solo
una vecchia Kenmore con carica dall'alto e non ci si possono fare
carichi esagerati per volta. Ma quello che le piacerebbe proprio 
avere quaggi ben due lavatrici -  patetico? - in modo da separare
i colori e fare tutto in un batter d'occhio. Ma sarebbe troppo lusso.
Quegli anni a casa con Mel, e poi con Mel e Roger: quello s 
stato un lusso. O almeno cos pensava Willis. E a esser giusti, lei
riesce a capire perch lui se ne sia risentito. Lei pensava che per
lui volesse dire qualcosa mantenere la famiglia da solo - ma quanti
uomini lo fanno, ormai? - ma capisce che la cosa possa avere
perso lustro, trovarsi incastrato in un lavoro che lui disprezza tanto.
Lei pensava che fosse fantastico per Mel e Roger non venire
spediti al nido n affidati a qualche balia bislacca alla quale alla
fine avrebbero voluto pi bene che a lei. D'altro canto, il risultato
: Roger con tutti i suoi problemi e - chiamiamo le cose col loro
nome - segnali di avvertimento, e Mel partita per un pianeta tutto suo.
Ma ecco quel che indispettisce Jean: stavano proprio per arrivare
al punto in cui le cose potevano cominciare a cambiare. Lei
aveva un lavoro suo, che portava in casa un cinquanta per cento di
soldi in pi, e Willis finalmente poteva scrollarsi di dosso una parte
del peso. E potevano davvero mettersi a pensare a qualcosa come
il progetto di cui parlavano un tempo, in cui lui avrebbe potuto
provare a fare qualcosa che magari non fosse altrettanto remunerativo
ma che volesse dire qualcosa. Anche la musica. Anche se
naturalmente lui ormai  del tutto cinico in proposito. E realisticamente,
le rate del mutuo di Chesterton probabilmente lo renderebbero
impossibile. E poi, come se non bastasse,  andato a sobbarcarsi
tutte le spese di Preston Falls. Autolesionismo puro. Come
probabilmente cinque anni fa lei avrebbe dovuto cercare di far presente con pi fermezza.
Comincia a scegliere i capi bianchi dalla sacca e a buttarli nella
lavatrice, mettendo da parte i jeans di Mel per vedere se si pu
fare qualcosa per quelle macchie d'erba. Ci versa dentro un bicchierino
di Tide con candeggiante delicato - la prima volta che al
supermercato ne ha presa una confezione, Willis ha fatto una delle
sue solite tirate, ma lei la differenza la vede davvero - e accende
la lavatrice. Mette il catino di plastica nel lavatoio profondo, controlla
l'etichetta sulla candeggina, fa scorrere quelli che calcola
siano cinque litri d'acqua, si infila un guanto giallo di gomma, versa
un quarto di misurino di candeggina e mescola con la mano inguantata.
Quell'odore: hai presente, come quella roba dei maschi.
A quanto ricorda. Dal lontano, oscuro passato. Con la mano inguantata,
immerge i jeans di Mel, come se stesse annegando
qualcosa. Tenere completamente in ammollo il capo per cinque
minuti. Capovolge i jeans di modo che perlomeno il sedere sia
del tutto a mollo. Beh, che fare di questi preziosi cinque minuti?
Potrebbe salire a controllare se fanno i compiti, ecco quello che dovrebbe fare.
Si apre la porta di sopra e Carol dice: Sei l sotto?.
S. Cosa c'?
Resta l, devo chiederti una cosa. Scende stacchettando rumorosamente
dalle scale della cantina portandosi La compagnia
dell'anello con l'indice infilato dentro.
In questo punto dice Carol, indicando una pagina. Come si pronuncia questo?
Credo che sia Eiarandil dice Jean.
Non lirandil, vero?
No, credo che quel coso sopra la a significhi che vogliono che tu... hai capito.
Lo pensavo dice Carol. Okay, e un'altra cosa. Si dice Gimli o Ghimli?
Ghimli dice Jean. O quanto meno credo. Per Dio. Mi sembra
di ricordare che ci fosse una nota sulla pronuncia da qualche parte.
Ah, ecco, l'ho trovata, e dicono che le g devono pronunciarsi
dure. Ma Roger dice che si dice Sam Gamgi e non Gamghi, perci
mi confondo. Ah, e poi qui dicono anche - questa  davvero strana
- che le F vanno lette come v. Perci in realt bisognerebbe
dire Gandalv? Io non ho intenzione di andare in giro a dire Gandalv.
Non lasciare che Roger ti sfinisca con questi dettagli inutili.
Dovrebbe esserti grato che sei tanto gentile da leggerglielo.
Oh, io mi diverto. Al college i compagni cercavano sempre di
coinvolgermi, ma io forse ero troppo sfatta per leggere. E poi
quando Dexter aveva l'et giusta, non si riusciva a farlo stare fermo abbastanza tempo.
Beh, bene. Sono contenta che ti stia divertendo. Non so, ai
tempi in cui Willis lo leggeva a Mel mi sembrava una buona cosa,
ma adesso mi sembrano otto ziliardi di pagine di relazioni tra maschi.
Mi pare che s'incontri il primo personaggio femminile tipo a pagina novecento.
Beh, c' Goldberry dice Carol.
Ah, gi. Dio non voglia che mi dimentichi di Goldberry.
Senti, ti scoccia se ci scrivo qualcosa dentro? Pensavo di provare
a farmi un paio di segni in anticipo in modo da poter poi leggere
d'un fiato quando ci arrivo e non fare figure.
Ne stai facendo un affare di stato dice Jean. Spero che lui non faccia lo stronzo con te, eh?
No, affatto.  proprio divertente, in un certo senso. Un po' come tornare a scuola.
Beh, spero che sappia apprezzare.
Carol stronfia. Ma dai, quello non lo puoi proprio pretendere.
Quando avranno quarant'anni, forse forse, potrebbe succedere
di sentirti dire che hai fatto qualcosa di buono. Sempre che tu
sia ancora viva. Dimmi una cosa: cosa fai domani dopo il lavoro?
Cosa faccio? Quello che faccio sempre. Vengo a casa, mangio,
sto due minuti con Mel e Roger, faccio le pulizie, vado a letto. Perch?
Beh, insomma, io avrei un'idea. Se i bambini potessero andare da Comesichiama, quell'amica di Mel?
Dai Miller?
Ecco. Se dopo la scuola potessero andare l e restare per cena,
tu potresti uscire presto dal lavoro e venire con me? O gioved, se domani non va bene?
Io veramente pensavo che questa settimana tu partissi.
Ma dai, con tutto sto casino in ballo?
Riesco a cavarmela.
Parleremo anche di quello. Ma senti, per domani puoi provarci?
E una cosa che potrebbe davvero finire per essere d'aiuto.
Devo prendere alcuni accordi, ma domani ti chiamo al lavoro e ti faccio sapere di cosa si tratta.
Adoro le sorprese dice Jean.
Lo so. Scusa. Non intendo fare la misteriosa, ma solo credo
che sia il modo migliore per farlo, capisci? Ti fidi di me?
Penso di s dice Jean.  meglio che provi a telefonare immediatamente alla mamma di Erin.
Bene dice Carol. E domani a mezzogiorno dovrei essere in
grado di dirti se possiamo farlo davvero. Altrimenti, usciamo a cena, noi due sole, come ti sembra?
Jean telefona a Rosellen Miller (Sono sempre felice di avere
qui Mel e Roger! Erin sar entusiasta!), poi torna a controllare il
bucato e sistema la vecchia poltrona imbottita che era gi nel seminterrato
quando hanno comprato la casa. Per Dio, Carol riesce
a essere una piaga. E poi chiss cos' questa sua idea per domani,
beh, lo vedr. O magari no. La poltrona puzza di chiuso e viene
fuori della roba bianca dai braccioli, ma in realt  il posto pi comodo
di tutta la casa, per sedersi. Jean pensava di farla riimbottire
e portarla di sopra, solo che temeva in qualche modo di sciuparla.
Questo  uno dei suoi segreti; tiene sempre un libro quaggi,
accanto alla poltrona, da leggere mentre fa il bucato, qualcosa
che non legge da nessun'altra parte. Si protende verso il pavimento
e tira su The Father Hunt di Rex Stout, che sta leggendo da
un paio di settimane. Nel pezzo di adesso, Nero Wolfe e Archie
Goodwin stanno scoprendo che Eugene Jarrett non pu essere il
padre dal momento che  sterile, per quanto grosso modo lo si sapesse gi perch era talmente ovvio.
Sente che la testa le sta cascando in avanti e in gi verso la spalla
destra; man mano che i muscoli si rilassano, hanno uno spasmo,
e lei si rende conto di essere quasi addormentata. Deve tenersi
sveglia per mettere l'ammorbidente. Ma sta gi ripiombando nel
sonno, ricordandosi che una volta ha sentito dire che se si vuole
piegare il legno lo si pu immergere nell'ammorbidente e diventa
molle come una tagliatella all'uovo; e poi qualcosa a proposito dei
jeans in ammollo; e poi si immagina lettere che si staccano dalla
pagina di un libro che sta tenendo sott'acqua e si mettono a fluttuarle
intorno ai polsi, senza formare nessuna parola.
Quando Carol le mette una mano sulla spalla, lei fa un salto.
Povera, eri addormentata profondamente dice Carol. Su, andiamo
a letto. Metto io la biancheria nell'asciugatore.
Mentre Carol l'aiuta a salire le scale, con le ultime forze Jean
cerca di dirle che deve ancora fare una macchinata con i capi colorati
e che si  dimenticata di mettere l'ammorbidente e che i
bambini devono fare i compiti, gli ha detto che sarebbe ripassata
subito. Carol dice Shhh, ha pensato gi a tutto lei. Ma i jeans nella
cosa, nella... Li ho trovati, dice Carol. Ma i bambini... Shhh. Li ho messi a letto io. Ecco, togliti le scarpe.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Quindi siamo: tu, io, naturalmente Cooperman dice Jerry
Starger ad Anita Bruno. E la nostra designer qui. Accenna a
Jean. Uomo donna uomo donna. Martha ci ha procurato le preno.
Vediamo l'appaltatore nel pomeriggio, diamo un'occhiata al
posto, mangiamo un boccone, vediamo che fare la sera, al mattino
prima colazione con il tipo della banca e per mezzogiorno siamo
di ritorno nel mondo civile. Domande. Nessuno dice nulla. Domani
sera pu darsi che i Falcons giochino in casa, cosa che sicuramente
far andare in brodo di giuggiole voi signore. Intanto che parliamo Martha sta controllando.
Uomini alti due metri e venti in pantaloncini? dice Anita
Bruno. Sudati? Tollerabile.
 per domani? dice Jean.
 un problema? dice Jerry.
No, non dovrebbe. C' mia sorella da me, e sono sicura che pu occuparsi dei ragazzi.
Perfetto dice lui. Oh, e Bruno. Solo PTC. I Falcons sono la
squadra di football. Quella di basket si chiama Hawks.
Oh, merda dice Anita. Ecco, tutta la mia credibilit di maschio se n' andata.
Ma  per questo che ti vogliamo bene. Dopo ogni disfatta, riparti di slancio.
Il mio solo scopo nella vita  impressionare te, Jerry dice lei.
E lo so che una cosa del genere mi pu far perdere un sacco di punti.
Jerry, posso prendere un secondo e dare un colpo di telefono
a mia sorella? dice Jean. Si alza e si sente fisicamente addosso il giudizio di Anita Bruno.
Mentre sta andando nel suo ufficio, controlla al banco della reception.
Nessun messaggio.
Ciao, sono io dice quando risponde Carol. Senti...
Ciao, senti, stavo proprio per telefonarti. Ho sistemato tutto.
Allora, a che ora puoi prendere il treno?
Non so. Carol, senti, ho appena scoperto che domani mattina devo andare ad Atlanta.
Ah, ma  fantastico.
Non  fantastico affatto. Mel e Roger li ho visti a malapena,
sono completamente sfinita, c' tutta questa storia con Willis.
Credo che stare un po' fuori casa ti far solo bene.
Ci sono gi, fuori casa.
S, ma hai capito quello che intendo dice Carol. Avrai anche
modo di divertirti, o  solo lavoro?
 solo una serata. Jean si vergogna a citare il football, al quale
non vuole nemmeno andare.
A che distanza  Atlanta da, tipo, Stone Mountain?
Non ne ho idea. Ma che cos', Stone Mountain?
Una citt dice Carol. Comunque. Dunque, quello che pensavo
di fare,  che quasi quasi ti vengo a prendere alla stazione e
andiamo direttamente, cos non dobbiamo prendere la...
Momentomomentomomento. Carol. Ti spiacerebbe dirmi di cosa si tratta?
Okay, senti. Credo che ci sia una persona in grado di aiutarti
a sapere dov' Willis, o perlomeno a scoprire cosa sta succedendo.
Ho preso un appuntamento per le cinque e mezza, pi tardi
non ho potuto, perci pensi di farcela a essere a Chesterton per tipo
le quattro e un quarto, quattro e mezza massimo?
Ma Carol, se ne sta gi occupando la polizia.
Certo. Beh, questa  una persona che con la polizia ci ha lavorato,
va bene? Proprio su questo genere di cose. Voglio dire,
non  una cosa che vanno a raccontare ai quattro venti, ma ti ricordi
la ragazzina scomparsa a Peekskill?
Oh, merda. Non sar mica una qualche medium o roba del genere, eh?
Beh, s,  una che legge dice Carol. Ma non  una tirapacchi,
Jean. Come ti ho detto, la consulta perfino la polizia.
Appunto.
Jean, non puoi scartare questa persona cos. Ci andavo anni
fa, quando io e Dexter abitavamo a West Hurley, sai? E in pi ci
va un sacco di gente famosa, come per esempio Bob Dylan, credo ci sia andato una volta.
Fantastico.
E senti, mi ha gi detto delle cose. Come una volta, - capito? -
che mi ha detto che una persona che era uscita dalla mia vita stava
per ricomparire, e una settimana dopo, o un mese dopo, mi  arrivata
una lettera da Gid. La prima volta dopo cinque anni interi? Ma dai!
Hu, hu dice Jean. Mi spiace, nemmeno per sogno.
Perch? Cos'hai da perderci? La fede, giusto? Che tutto sia
solo, come si dice, sulla superficie e che non ci siano altre dimensioni
tranne quello che ti hanno insegnato ad accettare coi paraocchi.
Carol, questo discorso l'abbiamo gi fatto. Pi di una volta.
Okay, ma questi sono fatti autentici, veri, documentati, le cose che ha fatto lei.
Documentati?
Jean,  davvero una persona molto famosa. Non  la prima
che passa per strada. Come ti ho detto, ci va persino la polizia.
Non certo perch siano tutti dei boccaloni - hai capito - ma perch
funziona davvero. Non puoi non tenerne conto.
Oh, Dio.
Ma non puoi fare solo una prova? Senza decidere nulla, solo andarci a mente aperta?
Oh, Dio.
Okay, senti dice Carol. Io, ci vado, comunque, okay? Io sono molto preoccupata di questa cosa.
Perch, pensi che io non lo sia?
S, certo che lo sei. Ed  proprio per quello che... Senti, io ho
rispetto per le tue idee, e spero soltanto, voglio dire, che tu abbia
rispetto per le mie.
Carol, non sto cercando di... Okay. Okay, va bene. Vengo con te per questa volta, ma se...
Okay, fantastico, non ti chiedo nient'altro dice Carol. E ti
prometto che non ti deluder. Comunque, cerca di capire che treno riesci a prendere, che poi...
Dove sta questa persona, di preciso?
 a Beacon.
A Beacon? Fin lass? dice Jean. Che Dio ci aiuti. Okay, va
bene. Senti, questo  proprio un regalo che ti faccio.
Alle cinque e un quarto arrivano in questa cittadina assolutamente
tetra, la cui via principale finisce senza uscita contro il fiume
Hudson. La signora Porter abita in una traversa; all'angolo,
degli adolescenti neri - jeans con le tascone, berretti con la visiera
al contrario - stanno in piedi intorno a un bidone di metallo con
dentro un fal. Carol parcheggia davanti a una delle case rispettabili
dell'isolato, un edificio stretto a tre piani coi mattoni a vista,
dipinti di bianco, le cui persiane hanno piccole fette di luna intagliate;
mette la barra antifurto sul volante. Salgono tre gradini ed
entrano nel patio di alluminio e Carol preme il campanello: all'interno
suona un plin-plon come quello delle presentatrici Avon.
Sulla porta c' un'insegna che dice ESTAMOS CATOLICOS ROMANOS.
Se questa donna  una maga cos brava, che cosa ci fa da queste
parti? Ma Jean si rimprovera subito: la gente davvero spirituale vive
dove c' bisogno, tra i meno abbienti.
Credimi, lo so quanto sembri strambo dice Carol. In effetti,
da quando ci venivo io mi sembra che ci sia stata una certa decadenza.
E spagnola, questa donna? Jean intende dire ispanoamericana,
ma le sembra razzista, e a dire latinoamericana si sente stupida.
No, perch? Oh, quel coso. No. Solo che da queste parti abitano
un sacco di dominicani o roba simile. Credo che sia per tenere
alla larga gente tipo i testimoni di Geova.
Una donna sorridente apre la porta.  la prima cosa che si nota,
il sorriso, e solo dopo la faccia flaccida e i capelli bianchi in piega.
Ha occhiali a lunetta con un cordino attaccato alle stanghette
e un vestito a fiori stampati di Marimekko; ma questa donna metterebbe un vero Marimekko?
Lei si accorge dell'occhiata di Jean. S,  allegro, vero? Sorride.
Non entra? Dunque, lei  la signora Willis. Chiunque capirebbe
che siete sorelle. Io sono Margaret Porter. E tu hai un aspetto
davvero stupendo, cara. Lo sapevo, io, che per te trasferirti laggi
era la cosa giusta. Per quanto tempo ti trattieni?
Beh, in un primo tempo pensavo di ripartire questa settimana
dice Carol. Ma adesso...
Certo dice la signora Porter. Non si pu prevedere, vero?
Ma sai, mi vergogno tanto, quando hai telefonato mi sono scordata
di chiederti come sta tuo figlio. Eri tanto preoccupata per lui.
Oh, sta benone.  all'University of Washington.
Lo vedi? Non  stupendo? La signora Porter stende una
mano per indicare il salotto, dove Jean vede una coda di gatto
scomparire da dietro un divano Naugahyde verde pisello. Entrate
e accomodatevi. Volete un t o un caff?
Jean scuote la testa, poi ricorda le buone maniere. Niente,
grazie. Carol non l'aveva preparata al quadro di Ges con il cuore
rosso a forma di cuore che gli esce dal petto, n al gruppo di
candele sul tavolo davanti al quadro.
Per me no, grazie dice Carol.
Prego, sedetevi dove volete dice la signora Porter. Carol
prende una poltrona imbottita in rosa sbiadito, e Jean si siede a un
capo del divano prima di accorgersi della puzza acre che sale dalla
cassetta igienica del gatto; naturalmente, non pu spostarsi senza
offendere. La signora Porter si siede all'altro capo - mica stupida
- e si appoggia le mani sulle gambe. Chiude gli occhi, poi li apre.
Signora Willis dice. Mi faccia accertare di avere capito. Sua
sorella mi dice che non si hanno notizie del signor Willis da alcune
settimane, che lei si  preoccupata e che la sua famiglia  nei guai.
Jean guarda Carol, che sta guardando la signora Porter. Carol si  assunta la responsabilit di raccontarlo?
Lei e suo marito vivete separati?
Beh, no, vede, non  la parola giusta dice Jean. Lui ha preso
un'aspettativa di due mesi, ed  stato su in campagna a lavorare
in questa vecchia casa di campagna che abbiamo. Sarebbe dovuto
rientrare al lavoro a New York luned, ma neanche l nessuno ha avuto sue notizie.
Capisco dice la signora Porter. E lui era?
Lui era cosa? Non la seguo.
Oh, beh dice lei. Non fa nulla.  solo una cosa che faccio
io. Pu essere utile vedere cosa viene in mente, se non altro. Alcuni
dicono Era sulla cinquantina', altri magari Era un falegname',
altre L'uomo pi bello che io abbia mai visto'. Quello che viene
fuori  il punto pi alto. E a volte si pu partire di l.
Mi sa che il punto pi in alto non c' dice Jean.
Oh, va benone cos. Questo mi dice che lei  una persona vigile
e che non si lascia trascinare dai suoi pensieri. Lei dev'essere
piuttosto cauta. O magari solo sulle difensive in questa situazione
specifica. Devo dire che molta gente prova sollievo, quando capisce
che non faccio pozioni con ali di pipistrello. La sua risatina
suona di repertorio come la frase. Dunque. Mi ha portato qualcosa di suo marito?
L'ho portata io dice Carol, mettendo mano alla borsetta. La
signora Porter guarda Carol; Carol ricambia lo sguardo. A lei non ho spiegato tutto.
Capisco. Beh, allora non c' da stupirsi che lei sia sulle sue, signora
Willis. Per l'amor del cielo. Chiss cosa si immagina.
Okay dice Carol. Un paio di calzini. Li tira fuori. Ovviamente.
Un cappello. Il berretto degli Yankees di Willis. Il passaporto?
Ma, hai frugato nei suoi cassetti? dice Jean.
Il rasoio? dice Carol.
Ah. Dammi quello. La signora Porter si protende verso
Carol, che le porge un rasoio di plastica blu. Vede, questo lo deve
avere tenuto in mano intanto che si guardava allo specchio.
Sorridendo, tiene su il rasoio con pollice e indice. Signora Willis,
sappia che il fatto che lei creda o no a queste cose non ha la minima influenza sul risultato.
Meno male dice Jean.
A questo punto l'unica cosa che mi serve da voi  qualche
istante di silenzio. Se volete, potete leggere una rivista, indica il
tavolino da caff, o guardare, se vi interessa. Non mi disturbate,
anche se penso che non ci sia granch da vedere. Una vecchia seduta
con gli occhi chiusi non  un grande spettacolo.
Jean guarda il tavolino da caff. Reader's Digest, McCall's,
People, un quotidiano che si chiama St. Anthony Messenger.
Un vecchio numero di Newsweek con un articolo di copertina
che elogia il grasso Jerry Garcia. N lei n Carol prendono nulla.
Beh, allora riprendiamo a parlare fra alcuni minuti dice la signora
Porter. Per state comode. Non dovete fare le statue. Come
ho detto, l'unica cosa che vi chiedo  di non parlare e di non fare troppo chiasso.
Stia tranquilla dice Carol. Come una bambina di quattro anni.
La signora Porter chiude gli occhi, stringe l'impugnatura del
rasoio nella mano sinistra e ci tiene la destra sospesa sopra. Le sue
labbra si muovono, come in preghiera, poi si fermano. Il seno si
alza e si abbassa, si alza e si abbassa. Jean guarda, invece Carol tiene gli occhi chiusi.
Jean chiude i suoi, prende fiato, lo lascia uscire e le scompare il terreno da sotto i piedi.
Sente le labbra che le si aprono come un sigillo appiccicoso
che si stacca, e la mascella che le cade sulla clavicola, e poi la saliva
che le cola dall'angolo della bocca. Questo le fa spalancare gli
occhi:  su un divano sconosciuto, a corto di fiato. Non  mai crollata
cos profondamente e cos in fretta. La signora Porter e Carol
sono sedute l, occhi ancora chiusi. Sente ticchettare; si gira e vede
un orologio a forma di banjo appeso alla parete sopra la sua
spalla destra. Le sei meno venti. Quel che  successo sembra gi
meno intenso e terrificante.  esausta, tutto qui, e s' appisolata per un secondo.
Beh, lui  in un luogo con alberi ed erba dice la signora Porter.
Jean scuote di nuovo la testa per guardare. Gli occhi della signora
Porter sono aperti e parla normale come prima.
Cosa? dice Jean.
Santo cielo, suona tremendo, vero? Come un cimitero. Ma di
certo un cimitero non . E stato un periodo difficile per lui. Ma si
 tirato fuori da qualcosa. Lo rivedr, questo  quasi certo. Poi la
signora Porter si china in avanti e fa rumori col palato. Moses?
Vieni, sii socievole.
Tutto qui? dice Jean.  tra gli alberi e l'erba e lo rivedr?
Quasi di sicuro dice la signora Porter.
Mi scusi, ma non le sembra, insomma, un po' pochino?
Jean dice Carol. Lascia che finisca.
Oh, no. Ho finito dice la signora Porter. Ma di quello che
ho detto sono certa come che sono qui a parlare con voi.
Jean scuote la testa. Questo non  nulla.
Capisco la sua delusione dice la signora Porter. Se la pu
consolare, direi che lei  all'incirca al cinquantesimo percentile. Se
capisce cosa intendo. A volte riesce a cavarne solo una parola che
non capisce nessuno. O una nota musicale, una volta mi  capitato.
Non  come guardare la televisione, signora Willis.
Lo vedo bene dice Jean.
Ecco, quello che le ho detto  una vaga traduzione in parole
di certe sensazioni, o impressioni. Suppongo che anche suo marito
sia una persona che controlla i propri sentimenti.
Ma mi faccia il piacere. Jean si alza e prende la borsa dal pavimento.
Jean dice Carol. Vuoi lasciarla finire, per l'amor del cielo?
Guarda che lei ha finito dice Jean. Non sei stata attenta?
Willis  in giro tra erba e alberi e lo rivedr. Star giocando a golf.
A Boca Raton. Quanto le devo, signora Porter? E potrei riavere il rasoio di mio marito, per favore.
La signora Porter glielo porge, scuotendo la testa.
Non sono una donna di affari, signora Willis dice lei. Non lo aveva capito?
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Per il momento non ne voglio ancora parlare. Sono a The
Hideaway, Carol alle prese con un'insalata Cobb servita in una
conchiglia, Jean con davanti un cocktail di scampi e un martini,
per il quale il cocktail di scampi  solo una scusa. Jean ha pronunciato
esattamente una parola per tutta la strada da Beacon a
Chesterton: quando Carol ha chiesto se voleva fermarsi a mangiare
un boccone, lei ha detto Okay.
Voglio solo dire che mi dispiace, capito? E poi non torner
pi sull'argomento dice Carol. Per devo dire che ho saputo
che in certi casi se l' cavata meglio, ed  solo per questo che...
Senti, dice Jean, c' una sola cosa che ti chiedo. Che non
parli di questo assolutamente con nessuno, capito?
Credimi, io...
Quanto ai bambini, io ho semplicemente dovuto lavorare fino
a tardi, okay? Chiunque altro, non  affar suo in ogni caso.
Senti, non credi che io sia gi imbarazzata?
Mi spiace, so che lo sei dice Jean. E so che l'hai fatto a fin di bene.
Infatti.
Jean prende un altro sorso di martini; ha lo stesso sapore velenoso
dei primi due sorsi. Gli scampi se ne stanno ricurvi sul bordo
della ciotola di metallo come le unghie di un animale. Questi
non li voglio dice lei. Li vuoi tu?
Non mi vanno tanto dice Carol. Potrei assaggiarne al massimo
uno. Ma tu qualcosa devi mangiare. Vuoi un po' del mio?
Questa cosa  enorme.
Non preoccuparti, non mi dovrai portare a casa in spalla.
Non riesco nemmeno a finire questo.
Oh, posso assaggiarne un sorso? dice Carol. Ci credi che
non ne ho mai assaggiato uno? E quanti anni ho? Non rispondere, per.
Ti prego, serviti.
Carol alza il bicchiere di martini con la punta delle dita e ne
prende sulla lingua una quantit microscopica. Baah.  questo
che bevono i manageroni?
Ti senti come se ti scaldasse gi gi gi, ma proprio fino in
fondo. Vorrei solo riuscire a sopportare il gusto.
Gi gi gi proprio fino in fondo? dice Carol. Cara, magari
ci fosse una bevanda capace di tanto. Sai, a volte penso, ho quarantasette
anni, soltanto quarantasette. Non vuol pi dire essere
vecchi. E non ho un aspetto proprio orrendo.
Certo che no; hai un aspetto stupendo.
Okay, ho un aspetto stupendo. Dannazione, ho un aspetto
stupendo; non devo mandarmi messaggi negativi. Ma  tutto qui,
capisci? Sessualmente questi dovrebbero essere gli anni migliori
della mia vita, e invece, voglio dire, sono completamente fuori gioco. Posso farmene un altro goccino?
 tutto tuo dice Jean.
Carol prende un altro minuscolo sorso. Iic dice. Mi spiace,
non ho intenzione di intavolare l'argomento sesso. Non appena
cominci a farci un pensierino, subito tutta la tua energia positiva si rivolta contro di te.
No, hai diritto di sentirti imbrogliata. E startene rintanata qui
per due mesi  come un buco nero, per quanto riguarda la possibilit
di incontrare un uomo. Il Westchester, per Dio.
Cara, per me questa  stata una salvezza. La prima volta che
Dexter  partito per la scuola,  stato come se mi togliessi un grosso
peso, ma poi... non voglio dire che lui sia un peso, ma d'un tratto
era come se mi sentissi leggera come un palloncino, capisci? E
mi sento ancora in cielo. Ci stavo pensando l'altro giorno, mentre
portavo i bambini al museo e abbiamo visto quel coso che si chiama
Naturemax, sai? C' una macchina fotografica che dev'essere
in un pallone o roba simile e tu ti trovi sopra a tutto e fluttui nell'aria,
hai presente?  stato un momento di paura bestiale, anche
se  stato anche davvero liberatorio, capisci? E quando mi hai telefonato
nel mezzo di tutto questo, ho proprio pensato, beh, questa
 la voce di - hai capito - non di Dio in quanto tale, ma insomma
una voce che mi diceva qual era la prima cosa che dovevo fare.
Prende uno scampo tra pollice e indice, lo intinge nella salsa
cocktail e lo addenta. Mmmh. Non ci penso mai a comprarmi
questi cosi. Intinge ancora. Io sento proprio che, dal punto di
vista sessuale, hai capito, ho ancora un contributo da dare: ti sembra
una follia? Okay, non devo dire follia, perch non devo buttarmi
cos in basso, ma hai capito cosa intendo per "contributo"?
S, credo di s dice Jean. Solo che in questo momento non 
che l'argomento per me sia dei pi soft.
Okay, questa  una cosa che rispetto, che rispetto proprio
dice Carol. Senti, posso prenderne solo un altro?
Per favore, prendili tutti.
Magari altri due dice Carol. Quindi comunque, cosa
pensi di fare? Voglio dire, dopo tutto l'aiuto che sono riuscita a darti io.
Non ho idea dice Jean. Assumere magari qualcuno. Oggi
ho guardato sulle pagine gialle, e c' una quantit enorme di, sai,
investigatori. Alcuni sono ex poliziotti, a quanto dicono. Non so
come si potrebbe controllare. L'altra mia idea era di tornare magari
indietro e cercare qualcuno, dato che in realt  l che... hai capito.
Ma  un viaggio cos lungo. Non ho mai capito perch vi siete
presi una casa cos lontano.
 stato lui a volerla dice Jean. E proprio perch era lontano.
Senti, posso chiederti una cosa? Cosa credi che stia succedendo?
Dove pensi che sia, lui?
Quello che penso io? Io personalmente?
Voglio dire, lo so che non lo sai. Ma cosa pensi, intimamente.
Okay, la mia sincera opinione? dice Carol. S' trovato una
bella sbarbina di quelle parti l e se ne sono scappati insieme. Non
ho mai conosciuto un maschio capace di tenerselo dentro le mutande.
Tranne quando l'avrei desiderato io.
Ma allora perch avrebbe dovuto scappare? dice Jean. Voglio
dire, avrebbe potuto semplicemente restare dov'era e andare avanti a fare quello che voleva.
 nella natura del maschio scappare.
Oh, per favore. Jean allunga la mano verso il bicchiere di
martini, annusa, lo rimette gi senza bere. Merda dice lei. E allora
intanto cosa dovrei dire a Mel e Roger? Non posso continuare
a fare finta che sia da sua madre. La quale, peraltro, non mi ha mai richiamato.
Beh, se vuoi ti dico quello che ho fatto io. Sai, quando Gid ha
fatto la sua cavolata? Motivo per cui dico che tutto ci  nella
natura del maschio? Comunque, io ho detto a Dexter che pap era
diventato un cowboy ed era dovuto partire per un lungo viaggio
nel deserto. E pensa un po': Dexter era contento. Ne andava
addirittura orgoglioso. Naturalmente, aveva solo quattro anni.
Non ricordo che tu me l'avessi mai detto.
Mi sa che era tipo verso la fine del mio ultimo periodo di
sballo. Sai, a volte mi sembrava che gli spiriti parlassero attraverso
di me. E alcuni erano spiriti buoni, mentre altri non lo erano. Ma
in questo caso, in realt, penso che fosse uno spirito molto saggio,
che aveva a cuore il mio bene e sapeva che Dexter era solo un
bambino piccolo a cui piacciono molto le storie dei cowboy. Mica
potevo dire roba del tipo Pap e mamma ti vogliono molto bene
tutti e due, per hanno deciso che sarebbe meglio... e tutte le stronzate del genere.
Certo dice Jean.
E ti dir di pi, una cosa in cui credo ancora adesso. Quella
storia su Gid che era partito per il deserto  stata terapeutica. Non
solo allora, ma anche dopo, quando Dexter era grande abbastanza
da capire la cosiddetta verit, quella  ancora una struttura
profonda per le cose che lui sta per immaginarsi.
Certo.
Mi spiace, lo so che queste cose ti mettono a disagio, il fatto di parlare di altre realt, voglio dire.
Oh, benone dice Jean. Intavoliamo l'argomento della rigidit di Jean.
No, non intendevo in senso negativo dice Carol. Tu ti senti
a disagio, perch tu sei fatta cos. Vedi,  una specie di risposta
lunga alla tua domanda. Tu ti chiedi cosa dovresti dire a Mel e
Roger, ma io mi accorgo che in realt c' semplicemente qualcosa
che non gli vuoi dire. Perci penso che tu abbia gi risposto alla
domanda da sola. Tutta la tua energia va nella costruzione di storie
di copertura, voglio dire. Lui  qui, lui  l, lui  dalla nonna, e
cos e cos. Se avessero quattro anni, sarebbe tutt'un'altra cosa. Il
pap  andato nel Far West, non  una storia cos enorme e complicata
da tenere insieme. Ma vedi, con Mel e Roger, l'energia si
disperde in... Come l'appendice, sai: questo cosino inutile che
scompare nel nulla, e probabilmente prima o poi la diga dovr crollare.
Quindi dici che dovrei essere sincera con loro dice Jean.
Sei tu che lo stai dicendo. Senti,  come se tu avessi un maldidenti,
capisci, e nel profondo tu lo sai che...
Okay, grazie, ricevuto dice Jean. Senti, lasciami gi alla
stazione, cos recupero la macchina e vado a prendere i bambini.
Hai visto che aria aveva la nostra cameriera?
I Miller abitano in Dogwood Lane, in una di quelle case che
sembrano delle grandi finestre Andersen a forma di cuneo. Jean
suona il campanello illuminato; Rosellen Miller apre una fessura
della porta, poi la richiude e la spalanca.
Jean, ma come stai, entra. Le ragazze sono su in camera di
Erin, e Roger  gi, a guardare Cody che si allena.
Sono stati buoni? Jean entra nell'atrio, e Rosellen rimette la
catena alla porta. Indossa una tuta sopra gli scaldamuscoli e la
gravidanza comincia davvero a vedersi.
Oh, s dice Rosellen. Roger ha avuto una piccola esplosione
a cena, ma sono cose che capitano. Lascia che ti prenda la giacca.
Hai tempo per un drink, vero? Non ho proprio un vero drink,
per sto scolandomi il Gatorade di Cody... oh, questa non dovevo
dirla, vero? Lui ha provato, sai, quella che fa tuo marito.
Grazie, ma non possiamo davvero fermarci. Cos' successo a cena?
Esce di cucina Wayne Miller, cacciavite in mano e viti in bocca.
Fa un cenno e un grugnito a Jean, poi dice a Rosellen: Dovresti
enire a edere rima che lo fissi.
Mi sta mettendo su uno scaffale in lavanderia dice Rosellen.
Questa casa ha armadietti a gogo, ma chiss perch agli scaffali
hanno pensato proprio poco. Allora mi sono detta, magari gliene
faccio mettere uno proprio sopra le macchine da lavare e asciugare.
Sai, per le scorte.
Che rottura di palle colossale dice Wayne.
Sono sicura che va bene dice Rosellen.
Wayne guarda il soffitto con posa teatrale.
Meglio che vada a dare un'occhiata dice Rosellen. La camera
di Erin sai dov'. Se vuoi cercare di dare il via al processo di distacco.
Jean sale i tre gradini verso le camere da letto dei Miller e si dirige
verso la musica, una giovane cantante che abbaia. Bussa all'ultima
porta a destra, ed Erin canta cia-oo con quella voce da
fatina buona che ti fa accapponare la pelle.
Ciao Erin. Sono la mamma di Melanie. Lei  l dentro per caso?
La musica si interrompe bruscamente.
Mamma, Erin dice che posso fermarmi qui a dormire. Posso?
Per favore, signora Willis, pu?
Una delle due potrebbe aprire la porta? dice Jean.
La porta si apre, e c' la povera Erin con quella faccia tonda
come la luna piena in uno dei suoi vestiti larghi da hippie. Dev'essere
orrendo avere dodici anni e avere gi da sostenere una lotta
simile;  un miracolo che non abbia ancora scoperto il vomito.
Ammesso che non l'abbia scoperto. Rosellen una volta ha detto a
Jean - ma a quanto Jean capiva era solo la proiezione di un desiderio
- che Erin, una volta adolescente, si sarebbe slanciata. Basta
dare un'occhiata a Cody-collo-taurino, che gioca a football negli
juniores, e che  sostanzialmente Erin in versione testa rasata,
per capire che non ci sono speranze.
Come stai, Erin? dice Jean. Aspirare l'aria facendo finta di
respirare normalmente per sentire se c' odore di hashish  ormai
una tale routine, che Jean non si rende nemmeno conto di farlo.
(Odore zero.)
Sto bene. Posso prestarle dei vestiti per domani, signora
Willis. Ho della roba che mi va piccola.
Posso, mamma? dice Mel.
Non prima di un giorno di scuola.
Ma mamma...
E poi, oggi non sono quasi riuscita a vederti, e domani devo
andare ad Atlanta.  solo per un giorno, ma stasera mi piacerebbe
che stessimo un po' insieme.
Com' che devi andare ad Atlanta? dice Mel.
Per vedere quel nuovo spazio per gli uffici. Ti ricordi che te lo dicevo?
Mel si stringe nelle spalle. E vero, Jean usa sempre un tono di
superiorit quando parla con Mel del proprio lavoro, come se ci
stessero sotto dei principi femministi. E in parte  anche cos. La
povera Mel era cos annoiata quando l'ha portata in ufficio per la
giornata In Ufficio con le Nostre Figlie, rinominata da Willis
Insegniamo alle Nostre Figlie a Sguazzare nella Merda.
Senti, dice lei,  proprio necessario che mettiamo a letto
Roger. Sarebbe di enorme aiuto se tu facessi su la tua roba e ti preparassi
ad andare, okay? Intanto io cerco di mettere in moto lui.
Scende in cucina, apre la porta che d sulla cantina e lo chiama.
Risposta zero; scende rumorosamente le scale, come ulteriore
segnale di avvertimento. Roger  seduto sul divano di cuoio nero
che hanno l, e lei lo vede infilare rapidamente una rivista tra il
bracciolo e il sedile. Vicino a lui vede una copia di Soldier of
Fortune. Mio Dio. Cosa potrebbe leggere di peggio?
Fatto dice Cody Miller, seduto su una macchina tutta pesi e
cavi. Indossa pantaloncini e una canottiera con le spalline larghe,
zuppa di sudore, il faccione e le spalle rigonfie imperlate di sudore.
Mostra i denti, una vena della tempia si rigonfia e sul collo gli
si tirano i tendini; emette un grugnito mentre due pile uguali di
pesi neri cominciano a salire lungo i cavi.
Ciao, Cody dice lei. Rivolta a Roger: E come sta il mio ragazzo?.
Roger non dice nulla.
Cosa leggi? dice lei. Inutile con Cody presente, ma come non provare?
Nulla.
Lascia che il silenzio duri un po' per fargli capire che lei non se
la beve, poi dice: Dobbiamo andare, caro. Saluta Cody. Cody,
grazie per avere badato a Roger.
Cody, col fiatone, pu solo annuire.
Ti spiace prendere la tua roba? dice lei.
 di sopra dice Roger.
In quel caso... Lei punta il pollice di sopra.
Okay, dice lui, e comincia a incedere lento su per le scale.
Non ha nemmeno salutato Cody. Lei va verso il divano e tira fuori
la rivista.  una roba sul body building: immagini a colori di
maschi con muscoli orrendamente oliati e, a quanto si direbbe,
senza nulla in mezzo alle gambe. E di quello che parlava Mel l'altra
sera? Forse dovrebbe fare una perquisizione in camera di Roger.
Mette la rivista sul body building sopra a Soldiers of Fortune,
tanto perch Cody sappia. Beh, Roger qui non ci rimette piede, e
se l'atteggiamento non  quello giusto, tanto peggio. Allora  a
questo che si riferiscono tutte le flessioni e balle varie? Ma cosa
dovrebbe fare, adesso, confiscargli i pesi?
Di sopra nell'atrio Mel si sta mettendo la tuta e tirando fuori i capelli
lunghi dal colletto mentre Erin le bisbiglia qualcosa. Rosellen
Miller compare sulla porta della cucina, dondolando una bottiglia
di vermut Martini & Rossi. Sei sicura che non posso indurti in
tentazione? Deve avere preso la prima bottiglia che le  capitata
dal mobile bar per dare immagine all'idea di un drink.
Non possiamo proprio dice Jean. Per posso telefonarti,
dopo? Vorrei approfondire quella discussione di prima. Fa un
cenno verso Roger, che sta infilandosi lo zainetto.
Ah, quello dice Rosellen. Non  stato davvero nulla. Ma
certo, se vuoi. Di solito stiamo alzati fino alla fine del Letterman.
 cos strano: con gli altri due alle dieci di sera ero gi a letto.
Ma adesso ho ancora tutta questa energia, bizzarro.  una cosa che fa
imbestialire Wayne, perch gli trovo tutti questi lavoretti da fare
in casa. Sai, come facevano le donne una volta, che mandavano i
mariti nel pieno della notte a comprare un gelato al pistacchio?
Non faccio che mandare Wayne all'Home Depot. Lui non lo sa
ancora, ma la prossima cosa che voglio che faccia  che mi metta
su uno spioncino. Voglio dire, abbiamo la catena, e non abbiamo lo spioncino?
Jean scuote la testa in segno di comprensione Senti, dice,
grazie mille per tutto quello che hai fatto. Puoi anche ringraziare Wayne da parte mia?
Non pensarci neanche dice Rosellen. In qualsiasi momento
tu abbia bisogno di aiuto, Mel e Roger sono sempre i benvenuti.
 davvero gentile da parte tua. Jean dovrebbe dire che sarebbe
contenta di contraccambiare, ma il fatto  che...
Ha cominciato a piovere: il sentiero di palladiana contornata
d'erba brilla alla luce del lampioncino, e goccioline aguzze li colpiscono
in faccia mentre camminano verso il Cherokee.
Tiriamo a sorte per chi sta davanti? dice Roger.
Prima per entriamo. Jean avvia il Cherokee e il ventilatore
prima di accendere la lucina e cercare un quarto di dollaro nel
borsellino. La pioggia o quello che  sta ticchettando sul tetto e
rimbalzando dal parabrezza. Vince Mel; Roger dice Merda - al
limite del consentito - e scavalca verso il sedile di dietro. I fari illuminano
fiocchi di quella che Jean spera non sia neve bagnata.
Tira la leva per inserire la trazione integrale, e si illumina il coso
con la scritta PART TIME. Parole che sembra sempre abbiano un significato
negativo che lei non riesce a inquadrare. (Ma cosa potrebbe mai voler dire?)
Sembra che Rosellen sappia che sta succedendo qualcosa. L'ha
estorto ai ragazzi direttamente, o  arrivato da Mel tramite Erin?
E da Rosellen al resto del mondo. (O non  carino dire cos?) Dio,
 proprio quello di cui parlava Carol: tutta questa energia sprecata
per mantenere il silenzio. Ma stasera non  proprio il momento
di dire niente. Stanno per andare a letto, poi domani lei deve partire,
e questa ovviamente non  proprio una cosa da scaricare addosso
a loro per poi svicolarsela allegramente chiss dove. Jerry ha
detto che se ci fossero stati problemi lei poteva fare a meno di andare,
ma sarebbe stupido dedurre che lui intendesse dire che, se ci
fosse stato un problema, per lui sarebbe stato lo stesso.
Allora dice Jean, svoltando a sinistra dalla Dogwood alla
Lochbourne. Cos'avete mangiato per cena?
Tacos dice Mel.
Mmmh, buoni dice Jean. Ma ho sentito che per c' stato
qualche problema. A cena. Cos' stato? Guarda nello specchietto:
Roger guarda davanti fisso. I fari delle altre macchine gli sbiancano
la faccia; poi gli ridiventa scura.
Mel dice: Beh, la mamma di Erin....
Tu chiudi il becco dice Roger.
Allora immagino che me lo voglia dire tu, quel che  successo
dice Jean.
Io non ho fatto niente dice lui.
Non  stata colpa di Roger dice Mel.
Ti ho detto di chiudere il becco.
Roger, lascia parlare tua sorella. Mi sembra che sia dalla tua parte, no?
 meglio di no, Mel dice lui.
Roger, basta dice Jean. Mel?
Okay, la mamma di Erin chiedeva a Roger tutte queste cose a proposito di pap, no?
Jean controlla di nuovo allo specchietto. Roger ha gli occhi chiusi. Che genere di cose?
Non so dice Mel. Tipo quand' stata l'ultima volta che siamo
stati su in campagna, e gli fa tipo, Beh, al telefono gli avrai
parlato, no?'. Insomma, stava stuzzicando Roger. O non stuzzicandolo
ma cercando di fargli dire delle cose.
 cos che ti sei sentito, Rog? dice Jean. Come se ti stesse facendo un interrogatorio?
Roger non dice nulla.
Ti assicuro di s dice Mel. Roger se ne sta seduto l e continua
a dire non lo so, non lo so, sai come fa lui? E lei a inzigare:
"Non lo sai se gli parli al telefono, Roger?". E cos finalmente il padre
di Erin dice Lascia stare questo povero bambino'. Alla mamma
di Erin. Ma ormai Roger  sconvolto, e dice una brutta parola
al pap di Erin. Non a sua mamma. Io la parola l'avrei detta a lei.
Anch'io dice Jean.  andata pi o meno cos, Rog?
No.
Ma Roger, s dice Mel.
Non sei d'accordo su qualcosa che ha detto Mel? dice Jean.
No.
Capisco. Beh, a quanto dice Mel, mi sembra che la signora
Miller abbia dato i numeri. Anche tu non sei stato il massimo a dire
parolacce, ma posso capire che fossi sconvolto.  davvero difficile
dire a un adulto che non te la senti di parlare di qualcosa. Ma
in futuro,  del tutto regolare non rispondere a cose che pensi siano
troppo personali. Puoi dire semplicemente: "Mi spiace, ma non me la sento di parlarne". Okay?
Risposta zero.
Il semaforo all'angolo con Main Street diventa giallo, poi
rosso, e Jean si ferma dietro a un Grand Cherokee. Roger da un
po' si lamenta perch loro hanno solo un Cherokee normale;
perlomeno, adesso,  troppo inverso per tirar fuori quel discorso.
(Mel, invece, odia tutti i fuoristrada perch sono uno spreco di carburante.)
Allora, Rog? dice Jean. Posso osare chiederti cos'hai detto
esattamente al signor Miller?
Risposta zero.
Mel dice: Gli ha detto f-o-t-t-u-t-o ciccione. Come....
Come cosa? dice Jean.
Non so dice Mel. Come quello che una volta ha detto un
bambino a scuola.
Jean guarda Roger allo specchietto.  vero, Roger?
Sempre zero.
Roger! O quando ti faccio una domanda mi rispondi, oppure niente televisione per una settimana.
Mi sa di s dice Roger.
Grazie dice lei. Appena arriviamo a casa, ti siedi e scrivi un
biglietto in cui chiedi scusa al signor Miller. Non dev'essere troppo
lungo, basta che dica che ti dispiace, che ti sei agitato e hai detto
qualcosa di scortese, okay? Tanto lui capisce. E andando a
scuola domattina lo imbuchiamo. Va bene?
Roger non dice nulla, portandola al limite dell'esasperazione.
Ma vale la pena di dare corso alla sua minaccia solo perch lui ha
troppo orgoglio per fare un cenno di sottomissione quando lei gli dice Va bene?
Okay, mi hai sentito dice lei. Argomento chiuso. Il semaforo
diventa verde; il Grand Cherokee va diritto, e Jean svolta
a sinistra sulla Main. Allora dice lei. Com' andata a scuola?
Quando arrivano a casa, l'orologio del cruscotto segna le 7,51.
La porta di Carol  chiusa; probabilmente sta meditando. Sembra
che Rathbone voglia uscire, Mel e Roger devono fare il bagno, in
pi Roger deve scrivere il biglietto e non ha fatto i compiti. (Mel
dice che i suoi li ha fatti con Erin; Jean decide di crederle.) Un altro
motivo per essere furiosa con Rosellen Miller: quella donna
non fa nemmeno lo sforzo di chiedere, quando il giorno dopo c'
la scuola, se un bambino di quarta ha da fare i compiti? Manda
Mel di sopra a fare la doccia e dice a Roger che se riesce a scrivere
il biglietto e fare i compiti in tre quarti d'ora possono leggere altre
dieci pagine del Signore degli anelli e pu farsi la doccia domani mattina.
Roger in segno di protesta lascia che la bocca gli resti spalancata,
e Jean si mette un dito vicino alle labbra. Questa  la carota
dice lei. E se sento anche solo una parola di lamento, le pagine
saranno zero. Questo  il bastone. Anche se, si rende conto,
non  un bastone. E diventata cos lassista e permissiva che l'unico
suo bastone  la mancanza di una carota.
Ma tu non sai quanto ci ha dato da fare dice Roger. E io
non so quanto devo scrivere. Sta cominciando ad ansimare.
E questo, dice Jean,  gi quasi un lamento. Fossi in te, non
perderei nemmeno uno dei miei quarantacinque minuti. Quello che devi scrivere te l'ho detto.
Ma me lo sono dimenticato. Ansima a pieno volume.
Allora vai in camera tua e cerca di ricordartene. Jean fa camminare
due dita per aria. Io porto fuori Rathbone, e poi salgo a
controllare. Prima il biglietto, poi i compiti. E per il biglietto massimo
cinque minuti. Controlla il tempo. Si guarda intorno per
cercare il guinzaglio. Questo, in cuor suo lei lo sa, non  che il primo round.
Ma alla faccia delle cose che in cuor suo sa: quando lei e Rathbone
tornano, Roger  dabasso che aspetta. To' dice lui e le porge un pezzo di carta:
Caro Signor Miller,
Mi spiace di essere stato agitato. Non avevo intenzione di dire
una parolaccia ma mi  proprio scappata. A volte mi sento agitato.
Roger Willis
Perfetto. Jean si protende per carezzargli la testa; il corpo di
lui s'irrigidisce, ma glielo permette. Buon per te. Trovo una busta
e un francobollo, oppure, se domattina partiamo abbastanza presto,
possiamo passare e lasciarglielo nella cassetta della posta.
Okay? Ora, compiti. Indica le scale.
Quindi una mano ferma forse  proprio quello che ci vuole.
Alle nove Roger ha finito i compiti,  in pigiama, ha lavato i denti
e la faccia. Mel ha la camicia da notte e i capelli asciutti. E Carol
si materializza e si siede sul divano con loro tre. Jean si sente beata.
Sapete una cosa? dice Jean, aprendo La compagnia dell'anello alla pagina con l'orecchia d'asino.  tutto il giorno che aspetto questo momento, per stare tutti insieme. Risposta zero. Va bene lo stesso. Allora, dove eravate arrivati?
Qui dice Carol, indicando uno spazio. Hanno appena finito
di scegliere le persone che devono andare con Frodo. Elrond non
voleva che Merry e Pippin andassero, ma Gandalf lo ha convinto.
Ah, s dice Jean. Okay, siete tutti comodi? Roger ha una
lieve scossa che sembra quasi si voglia accoccolare meglio. Jean
prende fiato, lo butta fuori, prende ancora fiato e comincia. La
Spada di Elendil fu forgiata nuova da fabbri elfi, e sulla lama fu tracciato
uno stemma con sette stelle inserite tra la Luna crescente e il
Sole raggiato, e vicino c'erano molte rune scritte; perch Aragorn figlio
di Arathorn stava per muovere guerra contro le marche di
Mordor. Molto fulgida era quella spada quando fu rifatta per intero;
la luce del sole vi splendeva rossa, e la luce della luna vi splendeva
fredda, e il suo bordo era duro e affilato. E Aragorn le diede un nome nuovo e...
Cosa c'? dice Roger. Cosa c' da ridere?
Nulla dice Jean. Scusate, mi  venuta in mente una cosa.
Che cosa?
Nulla; una cavolata. Devo essere completamente esausta. Sai,
a pensarci bene, Carol, ti spiacerebbe fare tu gli onori? E io mi
metto l comoda con voi e ascolto?
Certo, con piacere dice Carol. Ma stai bene?
Sto bene.  solo che  stata una giornata lunga. Passa il libro
a Carol, tenendo l'indice dentro per segnare la pagina.
Molto fulgida era quella spada quando fu rifatta per intero comincia
Carol. La povera Carol probabilmente pensa che sia colpa
sua, che Jean sia ancora sconvolta per colpa di quella stupida donna.
La signora Vattelapesca. Jean stringe forte gli occhi; riesce
quasi a vedere Willis che si prende il suo coso in mano declamando:
 Anduril, Fiamma del West!. Questo era ancora all'epoca
in cui lui stava leggendo Il signore degli anelli a Mel: lui e Jean erano
a letto, ubriachi fradici, con una candela accesa. Jean neanche
in un milione d'anni avrebbe voluto avere una storia con un uomo
che inventava nomi per il suo coso - una questione di classe, oltre
a chissacosa - ma che dire di un uomo che inventa nomi per il suo
coso per deridere l'idea di poter avere un nome per il proprio coso?
Come se fosse un punto d'onore per Willis non essere chiaro
su nulla, e se qualcuno pensa che non sia una cosa sfibrante... L'unica
volta che Jean lo ha picchiato davvero, proprio fisicamente.
Ha preso la rincorsa e l'ha picchiato,  stata quella sera, doveva essere
tre o quattro anni fa, perch Roger era ancora appassionato
di Barney, nonostante gi allora mandasse un sacco di insulti a
Barney se qualcuno lo sorprendeva a guardarlo. Comunque, c'era
su Barney, e Willis arriva in cucina, dove Jean stava mondando i
fagiolini, cantando: Tra noi due quanta poesia, io ti amo, tu mi
ami, ma che facile ironia al che lei sbatte gi il coltello e gli si avventa
addosso mollandogli un pugno sulla bocca. Cos fuori tono.
Dio, meno male che non ha usato il coltello. Per giorni le ha fatto
male la mano, e sul medio, in corrispondenza del dente di lui, aveva
una contusione rotonda. Al dente gli  poi venuto un ascesso
che si  dovuto far devitalizzare. Al primo posto della lista delle
cose imperdonabili di Willis, probabilmente. Beh, era davvero imperdonabile.
Ma lo era anche spargere merda sull'amore.
Proprio quello che mi sono detto io' disse Bilbo. Carol fa Bilbo
con una vocina nasale come un Munchkin che dice Segui la
strada di mattoni gialli; evidentemente pensa che gli hobbit siano
simili ai nani. Perlomeno, Frodo non lo fa cos. Ma non ti preoccupare
dell'aspetto. Lo puoi nascondere sotto i vestiti. Su! Devi condividere
con me questo segreto. Non dirlo a nessun altro. Ma sarei
pi contento se sapessi che lo conservi. Faccio la fantasia che respingerebbe
perfino i coltelli dei Black Riders.
Mel sospira. Questo libro  cos razzista.
Una volta ti piaceva dice Jean.
Certo, ma quando avevo otto anni. Mel lancia un'occhiata a
Roger, come se il libro fosse colpa sua, ma lui guarda impassibile
davanti a s. Come se tutto quello che  nero fosse cattivo.
S,  vero, ma non intendono in senso razziale dice Jean. 
pi il senso del buio, sai? E devi anche tenere presente che  stato
scritto in un'altra epoca. Ma perch sta difendendo questa spazzatura?
Tutti i cattivi sono scuri di pelle, e quanto alle donne, non
parliamone neanche. Comunque,  molto intelligente da parte
tua rendertene conto. Bene: un pat pat sulla testa dopo avere demolito
tutto il suo ragionamento.
 come nel misticismo, dice Carol, hanno il buio e la luce, sai?
Ma non possiamo leggere e basta? dice Roger.
Ora capisco perch pap pensa che sia sto gran libro dice Mel.
E perch? dice Jean.
Perch lui  proprio un maschio bianco.
In che senso? dice Jean. Mia piccola femmina bianca?
Stasera evidentemente ha deciso di fare la finta tonta.
Non  che voglia fare l'intelligentona, mamma. Prima mi fai
Oh,  cos importante, e ora mi stai trattando come una bambina.
Non ne vuoi parlare perch c'entra pap.
Mi spiace dice Jean. Non volevo darti l'impressione di volerti
liquidare. Vuoi che parliamo di pap? Lo so che ti manca.
A me non manca dice Mel. Non ci penso nemmeno, a lui.
Credo che gli dispiacerebbe sentirtelo dire.
Perch? dice Mel. Lui a noi non ci pensa, no? Perch non
ce lo dici, mamma? Perch siamo piccoli? Jean guarda Carol,
che alza le mani con i palmi in su. A scuola quasi tutti i miei compagni
hanno i genitori divorziati o roba simile. Non  un affare di
stato com'era ai tempi tuoi.
Tesoro, non si tratta di divorzio dice Jean. Non  questo
che sta succedendo. E vorrei tanto avere qualcos'altro da dirvi,
per il bene di tutti. Ma il fatto  che adesso non so dove pap sia
di preciso n come mettermi in contatto con lui. Posso solo pensare
che sia andato da qualche parte, magari dalla nonna. Oppure,
lo vuole davvero dire?,  possibile che in qualche modo sia nei guai.
S dice Mel. Sar di nuovo in galera.
Sar morto dice Roger.
Sta' zitto, Roger dice Mel.
Mel? Non  d'aiuto dice Jean. Tuo fratello ha il diritto di
dire quello che lo preoccupa. Ma sai, Rog, se fosse davvero cos, lo avremmo saputo.
Non sono preoccupato, l'ho solo detto, okay? Leggiamo s o no?
Okay, non sei preoccupato. Ma se lo fossi, sai che puoi venire
a dirmelo, va bene? E s, tra un minuto leggiamo. Ma sono contenta
che finalmente sia successo, sapete? Perch credo che avessimo bisogno di parlarne.
Mel si sta arrotolando una ciocca di capelli intorno all'indice.
E sapete che potete venire a parlarne anche con me dice Carol.
Se non v'importa di parlare con una signora un po' stramba che va in giro con un furgone.
Mel e Roger non la guardano neanche. La povera Carol ci ha provato.
In questo momento  davvero importante che ci parliamo dice Jean.
S, va bene dice Mel.  talmente importante che tu non
ci dici mai nulla. Mamma, lo sanno tutti che pap ci ha abbandonati.
Tutti chi? dice Jean. La signora Miller?
Lei e altra gente.
Fantastico. Sentite, nel momento in cui dovessi sapere qualsiasi
cosa, buona o cattiva, ve la dico immediatamente. Prometto.
E tra l'altro, non penso affatto che siate troppo piccoli per parlare
di certe cose. Nessuno dei due. Quando ce n' bisogno, siete tutti
e due molto grandi. Questo discorsino d'incoraggiamento comincia
ad andar male: loro non sono grandi, e neanche lo devono
essere. Se Willis si presentasse sulla porta in questo momento,
gliela sbatterebbe in faccia. Perci sentite. Si sta facendo parecchio
tardi, ma credo che possiamo stare tutti alzati un po' pi del
solito. Perch non leggiamo fino alla fine del capitolo?
Wow dice Roger. Davvero?
Fufiu, c' un bel pezzo dice Carol, sfogliando.
Posso andare a letto? dice Mel.
Certo, cara. Vuoi che venga a rimboccarti le coperte, intanto
che zia Carol comincia a leggere a Roger?
No. Non voglio. Mel si alza e scuote i capelli.
Prenderla in parola? Forse  meglio di s. Okay, dolce dice
Jean. Ci vediamo domattina. Dormi bene.
S, d'accordo dice Mel. Buonanotte, zia Carol.
Buonanotte, tesoro dice Carol.
Mel sta ferma un po' a guardare il quadro sopra il divano, poi
si gira e punta verso la cucina.
Quindi dice Carol. Vediamo. Okay. Ricordi che Bilbo gli
sta dando la cotta di maglia di ferro?
Mentre Carol legge, Roger le si avvicina. Questo d un po' fastidio
a Jean. Ma meno male che almeno con qualcuno lui riesce
ad abbassare un po' la guardia. Mel esce di cucina, li guarda tutti,
poi si gira e va di sopra. Jean probabilmente avrebbe dovuto interpretare
quello sguardo come un invito a salire a rimboccarle le
coperte, nonostante tutto. Stasera non riesce proprio ad andare a tempo.
Quando Carol arriva al punto in cui Gandalf e Aragorn discutono
se prendere il passo di montagna o la via buia e segreta, Roger
sta russando. Jean lo porta di sopra, lo copre, gli scosta i capelli
dalla fronte morbida e gli d un bacio. Quell'odore dolce di
bambino piccolo. E si mette subito una mano sugli occhi per evitare
che le lacrime gli cadano in faccia e lo sveglino, come la cera
della candela in quella fiaba. Dio, quant' stufa di essere sempre pronta a scoppiare.
Mette nella presa la lucina notturna di Roger; sotto quella luce
sfumata il disordine si fa meno evidente. Dunque: in tutto questo
casino, dove nasconder quelle riviste? Lei non le vorrebbe trovare,
ma ignorare il problema non rientra tra le possibilit. Che questo
mondo sia maledetto per tutte le cose dalle quali bisogna proteggere
i bambini. Tra il materasso e la rete  talmente un clich
che quasi non controlla, ma quando infila la mano, sono proprio
l. Affonda il braccio fino al gomito e tasta intorno: okay, solo due.
Le porta in corridoio per vedere.
Sono due numeri di una cosa che s'intitola Hand Gunner.
Le viene voglia di piangere di sollievo perch non si tratta di pornografia
sadomaso, poi si sente stupida per il sollievo che sente.
Posizioni di tiro per la sopravvivenza in strada, con un uomo
col cappello da cowboy che si mette in posizione Istintiva (una
sola mano, come in un western), Weaver (due mani, gomiti piegati)
e Isoscele (due mani, braccia distese). Approfondimento
munizioni. Una colonna sul fatto che una pistola deve avere un
mirino laser. Una quantit enorme di pubblicit di pistole.
Un'inserzione mostra una piccola cassaforte da tenere accanto al
letto con dentro la pistola. Circondata da acciaio spesso e cullata da
morbida schiuma,  al sicuro dalle mani curiose e attende il momento
che si spera non venga mai. Ma se viene, sai di poter arrivare alla
pistola al buio in pochi secondi. I suoi contorni tattili guidano le dita
al pannello di controllo computerizzato. Si immette il codice. La
porta si spalanca all'istante. Ecco la tua pistola. E troppo di destra
anche solo da pensare, ma un po' di senso ce l'ha. I bambini non
ci possono arrivare. E lei  qui tutta sola.
Quindi dir a Roger che ha trovato le riviste rivoltando il materasso.
Gli dir che non sono adatte - ma lui lo sa gi, se no perch
le nasconderebbe? - e lui non dir nulla. Gli vorr chiedere
chi gliele ha vendute, ma probabilmente non ci sono leggi che
proibiscono di vendere riviste sulle armi ai bambini, e comunque
il vero problema  quello che sta succedendo a Roger. Non gli far
la predica. Lui non smetterebbe comunque; sar un altro degli impasse di Roger. Ormai l'ha perso.
Ma non deve lasciare che questo pensiero metta radici.
Quella notte Jean si sveglia e il letto sta tremando. Dev'essere
un terremoto. Guarda l'orologio: le 3,21. Non ha mai sentito un
terremoto prima. Ma la contea Westchester non  geologicamente
la zona pi stabile del mondo? Il letto continua a tremare. Dev'essere lei che fa tremare il letto. Le trema tutto il corpo.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Il mattino dopo si rende conto che a non essere opportune
non sono le riviste, ma la segretezza. Quando gli dice di avere girato
il materasso, Roger arrossisce. Non nascondeva le riviste; le
teneva l perch stessero piatte. Jean lo ignora e dice che quand'era
piccola pensava di dover nascondere le cose ai genitori per poi
scoprire invece che a loro andava benone. Una menzogna estrema
e assoluta, naturalmente, ma Roger non  nemmeno interessato
quel tanto da chiederle cosa faceva allora lei.
Alla stazione ha sulla spalla la borsa di tela di nylon gialla con
la roba per Atlanta, come una collegiale modello Let's Go! Europe
in mezzo a tutti questi pendolari con la faccia seria. Tutti in giro
con le loro valigette, come in una satira danzante degli anni cinquanta.
Dopo la tempesta di stanotte il cielo  di un azzurro limpido
pulito e sulla piattaforma del binario si sentono raffiche di vento freddo.
L'unico posto libero che trova sull'8,10  accanto a un uomo
con un abito costoso. Taglio di capelli e una rasatura tanto perfetta
che le guance gli brillano; le venuzze rotte hanno un'aria dolorosa,
e puzza di eau de toilette. Willis invece di eau de toilette diceva
eau de cess. Diceva? Dice! L'uomo guarda Jean con la coda
dell'occhio prima di tornare al Crain's New York Business. Lei
nella borsa ha Emma, ma si sente stupidamente costretta a pensare
ai suoi problemi invece di rifugiarsi in un libro. Guarda fuori
dal finestrino le onde sporche del fiume coi capelli bianchi.
In ufficio, riprova con la madre di Willis, e questa volta Sylvia
risponde, con il suo Pro-onto cantilenante e le due o a un intervallo
di ottava. A Jean, come sempre, viene voglia di dirle Senti,
hai frequentato lo Smith, quindi fa' il favore di rispondere al
telefono come un essere umano. Tipico di Sylvia: si scusa per non aver
richiamato, ma era tanto preoccupata. Jean  riuscita a trovare
Willis? Nemmeno l'avesse messo nel cassetto sbagliato. Jean dice
di no, ma che  sicura che stia bene e Sylvia dice: Oh, Dio. Beh,
non pu montare in cattedra a giudicare Sylvia finch non  passata
da quello da cui  passata Sylvia. (Le manca tanto cos, in
realt.) D'altra parte, Jean deve continuare a comportarsi come se
vivesse sulla Terra, perci cos' che rende Sylvia tanto speciale?
Sembra che non si renda conto che questa  la settimana in cui
Willis sarebbe dovuto tornare al lavoro, perci Jean glissa; perch
metterla ancora di pi in agitazione? Presumendo che fosse quella
la traduzione di Oh, Dio. Se dovessero davvero venir fuori brutte
notizie, a sua madre penser Champ. E se Sylvia non trover
nell'altro figlio una roccia per sostenere la sua vecchiaia, l'unica
da rimproverare sar se stessa. Anche se Jean si immagina che
qualcuno un giorno possa dire la stessa cosa crudele riguardo a lei e ai suoi figli.
Prende in prestito il New York Times di Anita Bruno e guarda
l'inserto Casa, interamente dedicato ai ricchi e al loro meraviglioso
tempo libero. Roba da infuriarsi. Ma naturalmente anche
lei ha una casa a Chesterton (bench non sia proprio la zona pi
esclusiva di Chesterton) e un'altra casa in campagna, e pu permettersi
una pausa di relax leggendo il Times, mentre Helen, sottopagata,
deve passare le giornate a dire The Paley Group per
decine di volte con la stessa voce musicale-accattivante e pu leggere
il giornale solo se non ci sono clienti nella zona della reception.
(La disposizione risale al mattino in cui Jerry Starger le ha visto
il Washington Post sulla scrivania e ha deciso che faceva
un'impressione squallida. E in effetti era vero.) Allo spirito di Jean
non fa affatto bene leggere ogni gioved l'inserto Casa in modo da
potersi poi autocommiserare. Solo che dopo un po' le viene da
pensare, ma chissenefrega. Oltretutto, lei  proprio una designer.
Sta leggendo come questa gente odiosa si  ristrutturata il mulino
settecentesco in Normandia, quando squilla il telefono.
La signora Willis? Non dice Karnes, perci Jean capisce subito
chi . Sono il capitano Anthony Petrosky, Polizia di Stato
del Vermont. Il motivo per cui chiamo  che abbiamo dato corso
alla sua denuncia di scomparsa da lei presentata alla polizia di Preston Falls.
S?
Suppongo che da allora suo marito non sia stato individuato.
Non sia? No.
Bene, in questo caso speravamo che magari ci potesse dare
una mano in un paio di cose.
Certo dice Jean. Avete trovato... Vorrebbe dire tracce, ma
fa troppo tiv da dire a un poliziotto vero. Qualcosa?
No, non l'abbiamo localizzato. Mi spiace. Ma pensavamo che
fosse una buona idea contattare alcuni conoscenti di suo marito lass. Se lei ci potesse dare alcuni nomi.
Conoscenti?
Chiunque conosca.
In realt non  che lui conosca troppa gente lass dice Jean.
Voglio dire, a quanto ne so io.
Ma qualche persona dovr pur conoscerla.
Beh, dice Jean, non proprio, in verit. C' un'altra famiglia
che viene su per i weekend e che vediamo una volta ogni tanto
perch anche loro hanno dei bambini. Ma ho i miei dubbi che lui
prenderebbe l'iniziativa di andarli a cercare. O viceversa.
Come mai?
In realt non abbiamo granch in comune. Fatta eccezione per i bambini.
Quindi deduco che lei non li ha sentiti.
No, onestamente non mi  mai nemmeno passato per la testa.
Beh, avere il loro nome non sarebbe male.
Non so dice Jean. Sa, detesterei che venissero disturbati.
Oh, non credo che li disturberemo. Da quanto lei mi dice.
Sarebbe solo una buona cosa averli sottomano.
Lei clicca su rubrica.prsnl e gli d i tre numeri dei Bjork e i due indirizzi.
Ecco, poi suo marito conosce anche il signor Reed, no?
Reed? dice Jean. Ah, lei intende...  stato il suo avvocato.
Quindi immagino che lei conosca tutto l'episodio.
Sappiamo dell'incidente del Labor Day, s. Ma suo marito e il
signor Reed si conoscevano gi da prima.
No, per niente. Reed ci  stato in un certo senso consigliato in
occasione di quell'episodio, sa, quello di cui stiamo parlando.
Quella che ha fatto la prima telefonata anzi sono stata proprio io.
Capisco dice lui. Quindi sono diventati amici solo dopo
che il signor Reed ha rappresentato suo marito?
Sono diventati amici?
Le giunge nuova?
Beh, dice Jean, da quando  successo quel fatto, mio marito
sta a Preston Falls. Quindi, capisce, io non sono aggiornata.
Okay, quindi in che modo, esattamente, suo marito ha conosciuto
il signor Reed?
Ce lo ha consigliato un nostro vicino di Preston Falls dice
Jean. L'uomo da cui mio marito si procura la legna.
Ah, capisco dice il capitano Comesichiama. Jean  terribile
coi nomi. Ecco, e questo vicino:  una persona che suo marito conosce bene?
No, in realt no. A quel punto eravamo abbastanza disperati,
e sapevamo, o quanto meno mio marito sapeva, che quest'uomo,
capisce, conosceva un avvocato, perci noi proprio, come dire, non sapevamo a chi altro rivolgerci.
Uh hu. Jean ha paura che stia per chiederle il nome, cos lei
dovrebbe dire, Beh, sapevamo che era stato arrestato per droga, o
quello che era, perch naturalmente anche quello doveva certamente
essere nel computer. Come avrebbe potuto Willis mettere
lei, e i suoi bambini, in contatto con gente cos?
E anche suo marito passa del tempo a New York?
Se ci passa del tempo? Ma lui ci lavora, qui.
Intendo quando non  al lavoro. Ha degli amici, gente con cui va in giro?
Beh, non pi, adesso. Suo fratello abita a New York. Ma gli
ho parlato credo marted e non sapeva nulla. Senta... Mi scusi, potrebbe ripetermi il suo nome?
Capitano Anthony Petrosky. S-k-y.
Ah, s, Petrosky. Jean scrive il nome sul margine del Times.
Capitano Petrosky, se lei sa qualcosa che non so, per favore potrebbe dirmela?
Silenzio per un secondo. Poi il poliziotto dice: Pu attendere in linea?.
Il telefono sembra morto, non c' il segnale della linea, nulla,
come se si stesse tenendo all'orecchio un oggetto qualsiasi. Si sta
domandando quanto dovr aspettare prima di capire se la linea 
caduta, quando risente del rumore e lui dice: Signora Willis?
Scusi se l'ho fatta aspettare. Il motivo per cui le chiedevo in particolare
di New York  che il furgone intestato a suo marito  stato individuato proprio l.
A New York? Sta scherzando? Stupidamente, si alza e guarda
fuori dalla finestra. I soliti omini minuscoli un bel po' pi in basso sul marciapiedi.
La sorprende?
Non so dice lei. Forse in realt no. Solo che lui odia la citt. O almeno cos diceva. Da che parti era il furgone?
Dice qui che  stato preso col carro attrezzi... vediamo. Okay,
da East Houston Street - la pronuncia hiuston, come la citt del
Texas, anzich hauston - e preso in custodia. Si presume sia stato
rubato o abbandonato. Ho un numero che lei pu chiamare
per riscattare la macchina, ma da quanto capisco attualmente non
 in condizione di essere guidata dal momento che non ha le ruote.
Quelli di New York, dopo avere parlato con noi, ci hanno dato
un'occhiata, ma non hanno scoperto granch. Un paio di cartine,
contenitori da caff, insomma, posso leggerle quello che hanno trovato, ma non c'era nulla di strano.
A New York. Si risiede e guarda la foto di Mel e Roger. Si
vede quel punto in cui le sopracciglia di Mel quasi si toccano.
Ma lei dice che potrebbe essere stato rubato?
Possibile. Non ci sono state denunce. Altrettanto possibile,
quando uno ha una macchina vecchia,  che semplicemente sia
morta e che quel qualcuno pensi di lasciare che a portarsela via sia
il comune di New York. Comunque, gliel'ho detto perch se lei ha
delle conoscenze a New York - lei o suo marito - potrebbe mettersi
in contatto con loro. Un sacco di casi come il suo finiscono
per rivelarsi questioni personali e le parti se la sbrigano a modo loro.
Non le sto dicendo che non avrebbe dovuto sporgere denuncia alla polizia. Ma le do questo consiglio.
Va bene dice Jean. Dio, ma chi altro conoscono?
Beh,  meglio che la lasci continuare a lavorare. Supponiamo
che lei telefoni a qualcuno, veda che risultati ottiene e mi richiami
tra un paio di giorni. Oppure mi rimetto io in contatto
con lei. Oggi cos', gioved? Se non ho sue notizie, la chiamo all'inizio
della settimana prossima.  questo il numero migliore per telefonarle?
S, grazie. Se possibile vorrei cercare di evitare che i miei figli soffrissero ancora di pi.
Capisco. Mi creda. Ho due figlie anch'io.
Senta, lo so che  stupido dice lei. Tanto prima o poi lo sapranno
comunque, no? Non so, per loro sar un brutto colpo. E, come se non bastasse, fra pochi minuti devo prendere un aereo.
Per?
Prego? Ah. Per Atlanta.
 raggiungibile l?
Beh,  solo fino a domani in realt. Voglio dire, posso darle il nome dell'albergo.
Se ce l'ha a portata di mano.
 l'Airport Marriott dice Jean. Di Atlanta. Credo che sia quattro zero quattro. Ma il Marriott deve avere un numero verde.
Ma che stupida, ce l'avevo proprio qui.
Ce lo possiamo procurare, ce ne fosse bisogno. E sotto il nome di Willis?
No, sotto Karnes dice Jean. Il mio nome da nubile. K-a-r-n-e-s.
E il nome  Jean.
Giusto.
Mi dica una cosa dice lui. Quando pensa di tornare a Preston Falls?
Veramente non ci ho pensato. Ma se la cosa va cos, sa, che
lui continua a non tornare, mi sa che dovr andare su a cercare
un idraulico per far svuotare l'impianto dell'acqua e a chiudere casa.
Beh, vede, stavo pensando, se deve gi fare il viaggio, cosa ne
direbbe se venissi anch'io a casa sua? Potrebbe essere pi utile
che parlare solo al telefono. Perbacco, sarei lieto di aiutarla io a
svuotare l'impianto eccetera. Non dev'essere sto granch.
Non so. Devo pensarci. Senta, bisogna che vada. Jean guarda
l'orologio all'angolo del video: 10,14. Tra due minuti ci vengono a prendere.
Allora ne parliamo la settimana prossima dice lui. Le lascio il mio numero.
Devo proprio andare. Mi chiami qui, okay? Mi chiami qui.
Ricevuto dice lui.
Jean si impone di respirare. Se solo potesse chiudere la porta
per alcuni minuti e meditare e cercare di trovare un suo... detesta
dire centro di gravit. Ma gli altri possono davvero arrivare qui da
un momento all'altro. Non ha voglia di dover prendere un aereo.
Vorrebbe semmai riportare a casa i bambini, strappare i fili del telefono
e accatastare i mobili contro le porte. Guarda quella foto orrenda di Mel e Roger.
Non  possibile che questo stia succedendo.
Il suo ufficio. Il suo computer. La sua lampada regolabile rosso
pompiere pinzata alla scrivania. La sua pessima stampa di quella
natura morta fiamminga che c' alla National Gallery: i fiori
non ti esplodono addosso come fanno nell'originale. Perfino la
sua delusione per la stampa le  familiare e, perci, confortevole.
Si alza e guarda fuori dalla finestra ancora, gi gli omini in strada;
e se uno fosse Willis che la viene a prendere?
Quindi lui  a New York. O c' stato. (O non c' stato.) Quindi lei
deve chiamare Jeff e Jennifer, Dave e Karen, magari Henry e
Pamela, che potrebbero essersi trasferiti nel New Jersey. Jim
Bruton: quella s  un'idea, se abita ancora in Elizabeth Street,
visto che hanno trovato il furgone sulla East Houston. Per Dio, solo
pensare a queste persone. Ancora quando abitavano nella 108esima,
Jean e Willis li invitavano e andavano da loro a cena. Adesso
sembra inconcepibile. Questa  stata una delle grandi argomentazioni
di Willis per comprare Preston Falls: gli amici nel weekend!
Come se persone che non affrontavano i trentacinque minuti fino
a Chesterton d'improvviso fossero disposte a sobbarcarsi un viaggio
di quattro ore e mezzo. Nemmeno l'umiliazione di dover chiedere
loro se sanno dov' suo marito sembra nauseante quanto stare
semplicemente a sentire le loro voci dopo tutto questo tempo, e dover dire Sono Jean.
Ehi dice dalla porta Jerry Starger. Sei pronta? La macchina  gi.
Sono a posto dice Jean.
Non sembri entusiasta.
Lascer che Anita sia entusiasta per tutt'e due.
Jerry soffia ffffffff e fa un movimento come per graffiare.
Non posso credere di averlo detto dice Jean.
Oh, mi piace che tu mi dia degli squarci sul vero te. Jerry
punta il palmo delle mani contro di lei, come per allontanarla. E sottolineo squarci.
Sull'aereo fammi ubriacare, dice lei, e probabilmente mi lascer
sfuggire tutto quello che penso davvero sulle assicurazioni
sanitarie private. Si alza e si mette la borsa di tela sulla spalla.
Mmmh. Un franco scambio di vedute. Potrebbe esserci da
morir dal ridere. Ma senti, lascia che te lo chieda... e sii onesta,
okay? Te la senti? Hai un'aria di merda, se questo non lo consideri
un commento personale non richiesto.
Davvero, sto bene. Devo solo recuperare un po' di sonno.
Se lo dici tu dice Jerry. Perch la favolosissima Madame
Bruno  pienamente in grado di gestire tutti gli sbattimenti di ciglia
che dovessero essere necessari.
Ma guarda se dovevo aprire la bocca! dice Jean.
Cazzo, dovresti sentire cosa dice lei di te.
Jean deve pensare un secondo: Jerry riesce sempre ad avere
l'ultima battuta. Finalmente lei dice: Non ti chiederei mai di tradire le confidenze di una sorella.
Oh, non ne avevo intenzione dice Jerry.  solo il mio piccolo
segreto da manager in stile Attila l'unno' per tenere in riga
voi donnette. Allora, che mi dici? Facciamo partire il gruppo.
Gi nell'atrio Anita Bruno sta guardando l'orologio, ai suoi piedi
una valigia Bottega Veneta. Howard, la borsa a tracolla, spia attraverso
la porta di cristallo la berlina blu notte parcheggiata accanto
al marciapiedi, un cartello col numero 24 sul finestrino.
Ehi, la banda  al completo dice Jerry. Quella  nostra?
E quella che hanno mandato dice Howard. Credi che ci stiamo tutti?
Alla perfezione dice Jerry. A me piace comunque stare seduto
davanti vicino al tizio. E detesto quelle limousine culone, mi
fanno venire in mente le macchine noleggiate per la sera del gran ballo a Great Neck.
Questo basta a tappare la bocca a Howard.
Vedo che una di noi ha avuto l'avvedutezza di viaggiare leggera
dice Anita, guardando la borsa di tela di Jean. Mi sento tanto una fighettosa a tutti i costi.
Oh, questo  solo per il make-up dice Jean. Le valigie le ho
mandate avanti. Non appena le sono uscite le parole dalla bocca,
si domanda se quello che ha detto sia anche solo vagamente spiritoso.
Anita e Jerry ridono, ma questo non significa nulla.
L'autista toglie il numero dal finestrino, apre il bagagliaio e
scende per mettere dentro le borse, lento quel tanto da lasciar capire
che non ne ha nessuna voglia. Ma allora perch non se n' rimasto
in Pakistan o quel che ? Per Dio, ogni minuto che passa
Jean diventa sempre pi di destra, altro piccolo vantaggio collaterale
dell'aver sposato Doug Willis. Mel  gi progressista e di vedute
aperte per reazione, quindi magari Roger finir per seguire le orme del padre. Poco ma sicuro.
Jean s'infila sul sedile posteriore e scorre fino in fondo, sperando
che Howard sia beneducato quel tanto da prendere il posto
di mezzo. Invece  beneducato quel tanto da far salire Anita: prima
le signore. Quindi adesso si deve sorbire l'Ysatis di Anita per tutto il tragitto fino al La Guardia.
Ammesso che ce la facciano. Stanno cercando di procedere
verso est sulla 50a, ma il traffico sembra paralizzato; il semaforo
in alto, all'angolo con la Park,  stato verde, rosso e poi verde e
loro non si sono ancora mossi. Beh; non  lei a doversene occupare.
Jerry parla con l'autista riguardo alla Cadillac Vattelapesca
e alla Lincoln Town Car (che  questa), e Anita parla con
Howard delle difficolt di apprendimento di suo figlio. Jean si limita
a guardare dal finestrino le persone che defluiscono a piedi intorno a loro, una delle quali potrebbe essere suo marito.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Anche in aereo si ritrova incastrata accanto ad Anita. Jerry ha
delle cose da discutere con Howard, perci sembra un episodio
della serie Ragazzine, fatevi pi in l. Jean teme di avere davanti
tre ore di chiacchiere da ragazzine, ma Anita, dopo essere rimasta
in piedi lungo il corridoio a non far nulla perch tutti i maschi di
bordo potessero metterle gli occhi addosso, si siede con una copia
di Donne di Terry McMillan e dice che probabilmente Jean penser
che sia maleducato, ma questo libro la prende tanto. Cos
adesso Jean prova disprezzo per Anita perch legge roba mediocre come Donne. Con questo sono pari?
Quando l'aereo si stabilizza dopo il decollo e lei riesce a leggere
senza farsi venire la nausea, apre Emma nel punto in cui il signor
Elton comincia, virgolette, a fare violentemente l'amore con
Emma sulla carrozza, che naturalmente a quei tempi voleva dire
aprire il cuore, ma non si pu fare a meno di immaginarselo mentre
strappa i vestiti d'epoca di lei e lei che piange e cerca di respingerlo
mentre lui la penetra. Dopo tipo due pagine, a Jean viene
da chiudere leggermente gli occhi tra una frase e l'altra. Scivola
nel rumore di velocit dell'aereo mescolando quello che legge
con le cose della vita, e infine si addormenta con il libro aperto
sulla gamba. Quando le dicono qualcosa sul pranzo lei si sveglia
quel tanto da dire no grazie e poi non si riprende pi finch l'aereo
non comincia ad avere scossoni e a beccheggiare e a puntare
verso il basso, e qualcuno annuncia che il capitano ha messo l'avviso
di allacciare le cinture di sicurezza e che sono quasi atterrati.
Deve asciugarsi la saliva dall'angolo della bocca, grazie a Dio non
 il lato rivolto verso Anita, che  rimasta seduta a leggere come
una di quelle persone che non soffrono mai il mal d'aria. Jean si
domanda se, oltre a perdere saliva, stesse anche russando. Chiude
gli occhi di nuovo e prova con la meditazione - l'atterraggio lo
odia ancora pi del decollo - ma non riesce a scendere nel profondo perch teme che Anita pensi che stia pregando.
L'auto che li viene a prendere li conduce lungo superautostrade
che attraversano un centro futuristico. Anita continua a fare
Oooh e Aaah e a indicare col dito, il che non  una grande idea se
vuole farsi passare per una donna di mondo; magari sta solo cercando
di mostrarsi di buon umore. Anche se, volendo vedere, magari
salta fuori che  interessata davvero. A un certo punto le case
si fanno pi basse, imboccano un'uscita e fanno un mezzo miglio
lungo una specie di camionale con uno spartitraffico di metallo
ammaccato, poi voltano in un centro commerciale con uno
Staples (l'ancora), un TCBY e i due negozi piccoli affiancati che
The Paley Group sta per affittare e trasformare in uno spazio unico.
L'intonaco bianco sembra pulsare alla luce del sole; ce li si pu
immaginare in una giornata d'agosto con trentotto gradi.
Jerry si volta verso il sedile di dietro. Quanto  triste, caspita.
Le foto le hai viste, Jerry dice Howard. Non ti  stato nascosto nulla.
Ehi dice Jerry e alza una mano. Non lo stavo dicendo a te.
Accostano davanti ai negozi vuoti, le vetrine oscurate dalla carta
da pacco. E neanche a me. Ho insistito io per quello spazio nel
grattacielo fino a rendermi insopportabile, e da parte tua, Karnes,
non c' stato nemmeno un tentativo di resistenza. Guarda dal finestrino.
Ma dove cazzo  quel tipo? Doveva essere... Ah. Un
uomo dai capelli d'oro con una giacca di cuoio marrone si sta avvicinando,
mangiando con un cucchiaio da un piatto del TCBY.
Jerry preme il pulsante, e il finestrino si abbassa.
Voialtri dovete essere quelli di New York dice l'uomo, che
ha una faccia da ex detenuto. Io sono Dan Lineberry. Dovete
scusarmi, sto facendo colazione e pranzo insieme.
Lo seguono verso i negozi del lato sinistro. Non c' nulla da
vedere: quattro persone hanno fatto un viaggio di duemila chilometri
per ispezionare pareti appena intonacate, cavi penzolanti da
un soffitto ancora da terminare e due diversi rettangoli di vecchia
moquette sporca, uno grigio, l'altro grigio scuro, che non sono ancora
stati tolti. In mezzo, una striscia di cemento. Jean cerca Anita,
sperando in un contatto visivo, per quanto sia ipocrita cercare
di farsene un'alleata, arrivati a questo punto. Ma Anita si sta guardando
intorno, le sopracciglia aggrottate, come se stesse immaginando
scrivanie e pareti divisorie. Tira la manica di Jerry e indica
un angolo di intonaco non rifinito. Jerry annuisce, poi segue quel
punto lungo il muro. In questo momento Mel e Roger stanno uscendo da scuola.
Jean non dorme in un albergo da quando lei e Willis hanno
passato una notte all'Hilton di Tarrytown un anno fa. Uno dei loro
ultimi tentativi. Quello che le salta pi all'occhio della sua stanza
all'Airport Marriott  quanto sia tutto beige - moquette, copriletto,
tende - oltre a un grosso mobile impiallacciato noce che deve
contenere un televisore. Prima che si ritrovino gi nel salotto,
dovrebbe farsi la doccia, e prima deve telefonare a casa. Ma prima
ancora, ha bisogno di qualche minuto di stacco. Si toglie le scarpe, si sdraia sul letto e prende Emma.
Il telefono la sveglia. Trova l'apparecchio tentoni sul comodino.
Ciao, sono Anita. Jerry ha pensato che fosse il caso di telefonarti. Stai bene? Siamo tutti qui gi.
Oh, mi devo essere addormentata dice Jean. Dio, che ore
sono? Sto facendo aspettare tutti? E deve fare ancora la doccia,
cambiarsi i vestiti, fare qualcosa per i capelli... Merda.
Sono solo le sei e mezza dice Anita. Fa' con comodo. Devi
essere esausta, hai dormito per tutto il viaggio. Sei sicura di star bene?
Jean all'altro capo del filo sente musica e chiacchiere. Sto bene.
 solo un insieme di sonno arretrato e mestruazioni. Una cosa
totalmente balzana da tirare fuori, dato che non ha le mestruazioni.
Oh, quanto le detesto dice Anita. E se poi sono costretta a
prendere qualcosa, alla fine mi sento proprio... fff.
Beh,  proprio quello che  successo a me. Ho preso un paio
di Advil, e poi non ho pi ripreso conoscenza fino a...  cos
strano: di solito,  tutto fuorch bugiarda. Dev'essere pi disperata
di quanto pensi, se sta cercando di instaurare una cosa finta tra donne.
Senti, dice Anita, io semplicemente gli dico... santo Dio,
cosa devo dirgli? Vuoi che gli dica che stai lavorando a qualcosa?
E che ti  passato il tempo senza accorgerti?
No, digli solo che mi sono addormentata e che sar gi tra un
momento, okay? Lo sappiamo gi cosa facciamo stasera?
Sono aperte le scommesse. Ma credo che sar una serata lunga.
Senti, posso chiederti una cosa? Hai la minima idea di cosa ci
siamo venuti a fare qui? Io penso proprio che sia insensato.
Beh, non si pu proprio dire che sia stato un film d'azione.
Ma vedere fisicamente lo spazio fa davvero differenza. E per la
cosa di domattina, probabilmente  sensato che Jerry e Howard
mettano in piedi una relazione personale con qualcuno della banca.
Secondi di silenzio.
Okay dice Anita. Allora ti aspettiamo tra poco.
Jean dice: Okay ma Anita ha gi messo gi. Brillante: ti fai
venire una depressione perch non hai nessuna alleata, e ora la tieni
a distanza per qualche stupida paranoia. Cosa credi, che ti tradisca
se le dici che sembra insensato anche a te? Non c' da meravigliarsi che il tuo matrimonio sia andato in pezzi.
Decide di saltare la doccia e di usare quel tempo per telefonare
a casa. Al quarto squillo risponde la segreteria:  il cinque cinque
cinque, uno cinque tre sei dice la voce di Willis. Quello che dovete fare lo sapete.
Ciao, cari dice. Credo che siate usciti. Chiamo solo per dirvi
ciao e che mi mancate, non metterti a piangere, adesso, e che
sto bene. Quaggi fa pi caldo, ma non proprio caldo, perci se vi
immaginate che io sia sdraiata vicino a una piscina o roba simile,
vi sbagliate di grosso. Comunque, sto per uscire per cena, riprover
pi tardi. So che avete gi il numero di qui, ma non si sa mai. E poi d loro di nuovo il numero.
Sarebbe uno psicodramma starsene qui seduta sul letto con lo
sguardo fisso e abbattuto, perci va in bagno e si mette a rovistare
nella borsa da viaggio in cerca dello spazzolino da denti, che evidentemente
si  dimenticata di prendere. Su una cesta sulla mensola
c' un cosino di collutorio, insieme a bottigliette di shampoo
e balsamo. Se ne versa un po' in bocca, strofinandosi la lingua sui
denti, poi manda indietro la testa e fa i gargarismi. Dovrebbe servire
a qualcosa. Fa rapidi aggiustamenti ai capelli e al trucco in
modo da assomigliare un po' meno a una merda: quando Jerry
gliel'ha detto c' rimasta male, anche se l'intenzione era di fare dell'ironia dell'ironia dell'ironia.
Gi in soggiorno, Jerry e Howard e Anita sono appollaiati
su alti sgabelli intorno a un tavolino montato su un piedistallo cromato.
Molto bene. Jerry tocca con la mano uno sgabello vuoto.
Siediti e dicci cosa vuoi. Miss Bruno - Mizz Bruno - beve vino
bianco, da vera signora. Io bevo Wild Turkey di modo che nessuno
si accorga che sono un ebreo newyorchese, e il nostro amico
Howard qui sta bevendo... cos' che stai bevendo, Howard?
J&B dice Howard.
Howard sta bevendo J&B dice Jerry. Che devo dire trovo
estremamente giudizioso. Cos nessuno riuscir a capire chi diavolo lui sia.
Jean capisce perch Anita ha previsto che sar una serata lunga.
Magari del vino bianco anch'io dice lei. Proprio ora che ha
preso a calci l'ultima possibilit di creare un qualsiasi legame.
La mano di Jerry si solleva e comincia a oscillare. Yo. Garon.
Garonette. Passa una cameriera, cercando di mantenere l'equilibrio
sui tacchi alti, con quella minigonna aderente di cuoio che
le fanno indossare; si riesce quasi a sentire lo sfregare delle calze
a rete all'altezza del ginocchio. Uno more-o vino white-o dice
Jerry, toccando l'orlo del bicchiere di Anita.
La cameriera annuisce, poi lancia un'occhiata fulminea a Jean:
Meglio a te che a me, cara. Deve avere grossomodo l'et di Jean, una faccia dura, di chi viene dalla campagna.
Quindi in tua assenza, dice Jerry, siamo giunti a una decisione.
Prende una sorsata di whisky. Prima mangiamo un boccone
a come diavolo si chiama, un posto che il nostro amico e collega
Howard qui considera accettabile, cosa che vedremo. La cameriera
posa un bicchiere di vino davanti a Jean. A che ora, Howard?
Alle otto meno un quarto dice Howard.
Otto meno un quarto. Sembra plausibile dice Jerry. E poi
passiamo a quello che a quanto ci viene detto  il miglior locale
notturno di musica country, che si chiama... Howard?
Crystal Chandelier dice Howard.
The Crystal Chandelier. Gra-zie gra-zie. Dove potremo ammirare
qualche checca col cappello da cowboy. Gary Larry o
Larry Gary o una stronzata del genere.
Sai, sono quasi le sette, Jer dice Howard. Io chiamerei il taxi.
Beh, cazzo, vacci, ragazzo. Cisst un cabbino telefonetico lappell accant'opissuar.(Frase preferita di Minnie Pearl, attrice del famoso e vecchio show Grand Ole Opry).
S, lo so Jer dice Howard. Ci ho appena fatto una gran pisciata.
Anita guarda Jean e alza gli occhi al cielo. Jean ha le mani intorno
al bicchiere; apre e richiude le dita; spera che il gesto somigli a una solidale alzata di spalle.
Che citt del cavolo dice Jerry. Per me  un tale onore essere qui.
Torno subito dice Howard.
Fa' con comodo, ragazzo dice Jerry mentre Howard va verso
il telefono. Prende un'altra sorsata di whisky. Poveraccio.
Jean non dice nulla. Lasciando vergognosamente la palla ad
Anita, che domanda: Perch dici cos?.
Jerry trasale. Bruno dice. Per favore non fare la finta tonta.
Senti,  una cara persona, capisci cosa intendo? Fondamentalmente
un uomo amabile. A New York l'hanno minacciato e inchiappettato
trasferendolo qui. Credi che financo in questo buco di merda dimenticato da Dio non glielo si legga in fronte? Voglio
dire, con tutto il dovuto rispetto per Howard. Si stringe nelle spalle. Gli do ancora un anno.
Ma  una cosa che sa chiunque? dice Anita.
La so io; ti sembra che io sia chiunque? dice Jerry. Non mi pare proprio.
Questo tappa definitivamente la bocca ad Anita.
Ma sta per trasferirsi qui con tutta la famiglia dice Jean.
Allora speriamo che a loro piaccia la zona dice Jerry.
Come puoi fargli una cosa simile? dice Jean.
Jerry si stringe nelle spalle. Ma  stato lui a chiedermelo in ginocchio,
cazzo. Che cosa avrei dovuto fare? Fuori da New York,
una vita pi rilassata, scuole pubbliche decenti, e in pi il suo piccolo
feudo alla larga dai potenti cattivi. Ehi, e poi ad Art non sembrava
vero. Perch all'altro capo del tunnel vede perdite d'esercizio
e Howard fuori dai piedi. Howard sta tornando al tavolo;
Jean sorride e fa un cenno per avvertire Jerry. Se pensate che io
faccia paura, dovreste vedere il vecchio Art in azione, ammesso
che riusciate ad accorgervi di quello che fa. Quel tipo s che  un maestro del depistaggio.
Di chi stiamo parlando? dice Howard, riarrampicandosi
sullo sgabello.
Di te, caro dice Jerry, che a quanto pare l'aveva visto arrivare.
Allora, Kenneth, qual  la frequenza? (Nota: Alcuni anni fa il noto giornalista televisivo Dan Rather  stato aggredito da un passante che lo ha picchiato chiedendogli: Qual  la frequenza, Kenneth?. Non si  mai capito il senso della frase, ma il complesso R.E.M. ha poi scritto una canzone intitolata appunto What's the frequency, Kenneth. Fine nota.)
Ho chiesto di mandare una macchina tra una ventina di minuti.
Perbacco dice Jerry. Cazzo, qui sei proprio nel tuo elemento.
Beh, credo che per me sia il passo giusto. E quella sede la
faremo funzionare, Jerry. Rispetto quello che dici tu, ma a lungo andare?
Ecco, lo vedete? dice Jerry a Jean e Anita. Questo  l'uomo
con il progetto geniale. Alza il bicchiere. Howie, cazzo, sei l'asso
nella manica. Svuota il bicchiere. Dunque, ecco il piano. Se
fai da cavaliere alla signora Bruno fino all'atrio, io e la signora
Karnes avremmo da parlare per cinque minuti di materia altamente confidenziale.
Anita guarda Jean, che gira una mano col palmo verso l'alto.
Certo dice Howard. Possiamo. Se arriva il taxi, lo faccio aspettare.
Ottimo dice Jerry. Fallo aspettare. Proprio. M'hai capito al volo, babe.
Howard tocca con la punta delle dita il gomito di Anita, e
Jerry li guarda uscire dalla stanza. Poi si infila le dita sotto le lenti
degli occhiali, spingendoseli in alto sopra la testa, e affonda la parte
bassa del palmo della mano nelle orbite oculari, girando la testa
lateralmente. Si rimette gli occhiali a posto e dice: Qualcuno mi
aiuti. Per Dio. Guarda verso l'alto. Come ti prende il tuo drink?
Sono a posto dice Jean.
Ma certo che lo sei. Allora, qual  la tua pena segreta, Karnes?
Lasciami indovinare. Il tuo principe Amleto quando torna a casa
non fa bene gli esercizi di ginnastica serale? Te l'ho mai detto che
vali dieci volte tanto quel cazzone? Almeno, secondo me.
S. Pi di una volta.
Se non ti secca che chiami cazzone tuo marito. Come sta il Re del Rock and Roll?
Non lo so. Non so nemmeno dov'. Sarebbe dovuto rientrare
al lavoro questa settimana, e a quanto pare, invece, ha preso il volo.
O  cos, o gli  successo qualcosa. Non ho idea di quello che devo fare.
Beh, dice Jerry, nella mia religione abbiamo delle preghiere di ringraziamento molto commoventi.
Vai affanculo, Jerry. Non ho nessun bisogno di battutine del cazzo.
Ah, eccola qui la peperina che noi tutti conosciamo e amiamo.
Okay, allora finora che cos'hai fatto? Hai telefonato a tutti,
nessuno sa un cazzo, e allora, tu cos'hai fatto? Sei andata alla polizia?
S, alla fine s. E ora - stamattina? - mi hanno telefonato e mi
hanno detto di avere trovato il suo furgone in Houston Street.
S? E poi?
Tutto qui.
Beh, allora cosa diavolo ci fai a cazzeggiare ad Atlanta, in
Georgia? dice Jerry. Perch non me l'hai detto? Trascinarti fin
qui a fare questa stronzata.
Non so. Se non altro, ho pensato che fosse un sollievo avere
qualcosa da fare dice lei. Credo di essere una specie di zombie.
S, direi di s. Che qualcuno mi aiuti. Alza la mano e si sbraccia
come un mulino a vento per attirare la cameriera. E coi bambini
intanto cos'hai fatto? Gli hai messo pane e acqua sul tavolo?
C' mia sorella...
Certo, certo, ricordo che lo dicevi...
...ma deve tornare a Seattle. Voglio dire, a quest'ora doveva
essersene gi andata.
Jerry chiude gli occhi, contraendo tutta la faccia. Se non fossimo
nel buco del culo dell'universo, Karnes, ti ficcherei sul primo
aereo. Cazzo, ma ci dovr pur essere qualcosa che vola verso il
mondo civile prima di notte. La cameriera sta arrivando; lui fa il
gesto di scriversi sul palmo della mano, e lei fa dietrofront e si dirige
verso la cassa. Okay, il piano  questo. In qualsiasi posto riusciamo
a rispedirti, al La Guardia, a Newark, nella fottuta Philadelphia,
faccio mandare una macchina a prenderti...
No, Jerry. Non posso. Ho bisogno di dormire. Dei bambini si
occupa mia sorella, staranno bene, e proprio stanotte, capisci, c'
quel letto enorme che  come se non fosse da nessuna parte. Non  nemmeno nel mondo.
Riusciresti a dormire? dice lui. La cameriera mette il conto
sul tavolo; Jerry ci posa sopra la carta di credito. Vuoi un Halcion?
Mio Dio, no dice Jean. Ma com', a proposito? Non l'ho mai preso.
 come se non fossi mai nata dice lui. Temporaneamente.
Me ne potresti davvero dare uno?
Il primo  gratis, baby. Senti, allora. Non vedo assolutamente
nessun motivo che stasera tu salpi con noi a bordo della Pequod.
Probabilmente Harry contava sul fatto che tu tenessi occupato me
intanto che lui si tortura con l'abbellita Miss Bruno. Ma se saremo
in tre, sar ancora pi piccante.
Oh, ma dai dice Jean.
Adesso non cominciare tu a fare la finta tonta. Jerry si tocca
ripetutamente la tempia con un indice. E la mia piccola troupe
teatrale, okay? Stasera in scena l'arcibellissima Miss Bruno. Altro
personaggio vincente. Un monolocale in cooperativa al Village
che non riesce a smerciare a nessuno, e qualche cazzone che le gira
intorno e lavora nel cinema'. Ma per carit. Vedi, la Bruno mi
dice tutto. Che  pi di quanto possa dire di te, Karnes. Credo che
abbia letto qualche articolo del cazzo sul mentoring.
Almeno ha l'aria speranzosa dice Jean.
S, beh, come dicevo. Piccante. Comunque, tu adesso sali, ordini
la cena in camera, ti ficchi sotto le coperte, prendi doppio
dessert, metti su un film porno, inghiotti un Halcion e addio mondo crudele.
 molto gentile da parte tua dice Jean. Ma almeno a cena
dovrei venirci. Non voglio rovinare la serata a tutti.
Mapperfavore, possiamo evitare di dire cavolate? Serata?
Questa  una spedizione lunare del cazzo.
Ma allora perch la fai?
Esatto, il problema  proprio questo dice lui. Hai fatto centro.
La cameriera  di ritorno con il foglietto da firmare e la carta di
credito. Jerry guarda il foglietto, chiude gli occhi, poi li apre e
scrive il totale pi la mancia.
Lascia che ti dica un'altra cosa dice lui mentre la guida verso
l'atrio tenendole una mano sulla scapola. Con la mano sul
cuore. Questo potrebbe fare presa sul tuo scarso senso dell'umorismo.
Tecnicamente sono un marito fedele. Peraltro, questa non  una proposta.
Tecnicamente sono una moglie fedele dice Jean. Omettere il
resto della frase le sembra os. Dio, quel bicchiere di vino.
Chiama il room Service e ordina una bistecca, che non mangia
proprio mai, una patata arrosto e, di dessert, profiterole. E una
Diet Coke senza caffeina: ha paura a bere un altro bicchiere di vino
per via della pillola che le ha dato Jerry, che avrebbe paura di
prendere comunque. Si toglie le scarpe, si tira addosso il rigido
copriletto sintetico e legge la parte in cui Emma sta cercando di
capire come ha potuto pensare che Mr. Elton fosse innamorato di
Harriet. Arriva il cibo portato col carrello da una donna nera grassa,
allegra o perch fa un buon lavoro, o perch finge di non detestare
di fare la cameriera alle bianche ricche, o perch, essendo
una buona cristiana, non lo detesta affatto.
Ma Jean non riesce a mangiare finch non sa cosa sta succedendo
a Chesterton. Tiene i coperchi rotondi di metallo sul cibo,
appende il NON DISTURBARE sulla maniglia, si mette in camicia da
notte e poi sotto le coperte per telefonare.
Risponde Mel. Ah. Pensavo che fosse Erin.
Solo io dice Jean. Come va? Mi mancate.
Mel non dice nulla.
Avete ricevuto il mio messaggio?
S dice Mel. Roger si  messo di nuovo nei pasticci.
Questa volta cosa?
Ha inciso una svastica sul furgone di zia Carol e lei non riesce
a cancellarla.
Oh, merda dice Jean.  l lei? Posso parlarle?
Lei e Roger sono in garage.
Allora me la chiami, per favore?
Lunga attesa. Jean scende dal letto e porta il telefono vicino al
tavolino. Alza il coperchio e guarda quel pezzo di carne marrone
a strisce nere che se ne sta l solo su un piatto bianco troppo grande.
Ha la forma del Mississippi o qualcosa di simile.
Ciao dice Carol. Allora l'hai saputo.
Oh, Carol, mi spiace tanto. Non posso crederci. Cos' successo di preciso?
Beh, sono andata a prendere una cassetta sul furgone e c'era
Roger con uno di quei grossi ganci che avete, sai? E stava incidendo
questa svastica, sulla portiera del furgone. Dal lato del guidatore.
Credo che gli dispiaccia, ma con lui  difficile capire.
Oh, Dio mio. Ma perch si mette a fare cose simili?
Non ne ho la pi pallida idea dice Carol. Credo che la cosa
pi nazista che sono riuscita a fare sia stata dirgli che non pu mangiare
pi dolci di Halloween prima di cena.
 meglio che gli parli io. Per il furgone non puoi fare nulla?
Non so. Ho pensato di usare la levigatrice, ma non farebbe
altro che trasformarla in una svastica pi grossa. Credo che per
ora ci metter solo qualcosa sopra per coprirla. Magari un grosso cartone.
Oh, merda dice Jean. Senti, qualunque sia il costo della
riparazione, naturalmente, dimmelo. Ma mi dispiace cos tanto. Mi
sembra una cosa terribile.
 stato davvero strano vederla dice Carol. Lui  ancora l
fuori, comunque. Ho portato fuori una delle sedie da giardino e
l'ho fatto sedere l a guardarsela perch cominciasse a elaborare
quello che ha fatto. Ho fatto bene?
Credo. Non so. Davanti a una cosa del genere mi sento completamente spersa. Posso parlargli?
Vado a chiamarlo.
Altra lunga attesa. Jean si risdraia sul letto e si ritira su il copriletto.
Prova a leggere quello che c' scritto sul retro di Emma. Finalmente
sente rumori, e Roger dice: Cosa?.
Cosa lo sai benissimo dice lei. Perch l'hai fatto?
Non so, l'ho fatto e basta.
Non  una risposta. Sei grande abbastanza da prenderti la responsabilit
delle cose che fai. Eri arrabbiato per qualcosa?
Volevo solo vedere che effetto faceva.
Non sapevi che non si doveva?
Lui non dice nulla.
Sono molto delusa, dice lei, perch ne avevamo gi parlato.
Se sei arrabbiato per qualcosa, o se ti senti male per qualcosa, devi
parlarne a qualcuno, parlarne. Non devi andare a fare qualcosa
che fa del male a qualcun altro.
La pu mettere a posto dice Roger.
Non  questo il punto. Ma dato che ne parli, s, la metter a
posto, e probabilmente coster molto. E tu dovrai pagarne una
parte. Che  stupido, perch lei non ha idea di come realizzare la
cosa. Deve dargli da fare delle commissioni in cambio di una paghetta
immaginaria? Si dimenticherebbe quale  stata la causa, a
meno che lei ci ritorni sopra ogni giorno. Come un'arpia.
Roger non dice nulla.
Domani torno dice lei. Fino a quel momento voglio che tu ci
pensi e sia pronto a darmi una spiegazione migliore. Capito? E un
periodo davvero sconvolgente per tutti noi, col pap che  andato,
ma essere sconvolti non significa non essere responsabili di quello
che si fa. E se anche questo suona di destra, tanto peggio. Quindi
io e te abbiamo appuntamento domani sera. Okay? Non ho intenzione
di farti una scenata, per mi aspetto davvero che tu mi parli di
quello che provi. Se sei arrabbiato o triste o sconvolto, qualsiasi cosa
ti sta succedendo. Perci voglio che ci pensi. Me lo prometti?
Roger non dice nulla. Che  pi o meno quello che succeder
domani sera. E la prossima mossa di Jean quale sar? Mandarlo
da un vero psichiatra anzich da quella donna del tutto incapace
che c' alla Mary M. Watson?
Okay, sai quello che devi fare dice Jean. Posso parlare con
zia Carol, per favore? Senti, ti voglio molto bene. Anche quando
fai cose sbagliate. Ti ricordi anche questo? Che lui probabilmente
interpreter come se a lungo andare se la caver.
Ciao dice Carol. Beh, dall'aria si direbbe che gli dispiace.
Ci mancherebbe dice Jean. E come al solito io non ci sono.
Non  colpa tua. Senti, hai mai pensato che tutta questa zona
qua intorno, come il fiume Hudson, ha delle vibrazioni strane?
No dice Jean. Voglio dire, sarebbe bello se fosse cos.
Dopo avere riagganciato, toglie di nuovo il coperchio dalla bistecca
e la infilza con la forchetta. La carne lascia una stria di sugo
rosso-marroncino, completa di globuli di grasso. Dovrebbe costringersi
a mangiarne un pezzo almeno come punizione per essere
stata tanto stupida da ordinarla. Prova un pezzo della patata arrosto,
ma sa di cattivo perch  stata riscaldata troppe volte. Rimane
la secondaria profiterole: cibo per il godimento. Per Dio, in questo
preciso momento il pensiero di qualsiasi godimento futuro.
Taglia la pastiglia che le ha dato Jerry col coltello della bistecca
e ne inghiotte met. Una cosa nuova per lei, prendere una pastiglia
strana: beh, ormai  fatta. Vorrebbe che portassero via questo
cibo. Spinge il carrello in anticamera.
Sono le otto. Se solo potesse dormire da subito fino alle otto di
domattina, dodici ore difilato. Ma c' quello stupido breakfast.
Telefona alla reception e chiede di essere svegliata alle sei, poi va
a letto e trova dov'era arrivata in Emma-,  quasi al punto in cui Emma
finalmente deve dire a Harriet che Mr. Elton non  innamorato
di lei, ma Jean non ci arriva nemmeno che la pastiglia ha gi fatto
effetto. Oh, Dio,  delizioso: si sta sciogliendo, si sta sciogliendo, come la Strega Cattiva.
La prima cosa di cui si rende conto  di essere seduta sul letto
sveglissima e che l'orologio fa le 4,04 e si ricorda che Willis se n'
andato. Questo dunque  il lato negativo dei sonniferi, roba che
anche un idiota la capirebbe. Si protende verso la luce, serra gli
occhi e l'accende, poi apre una fessura di palpebre.  mille miglia lontano da dove dovrebbe essere.
Scende dal letto e si inginocchia sulla spessa moquette e dice
ad alta voce: Caro Signore, per favore, aiutami. Ti sto solo
chiedendo di sostenermi perch io riesca a uscirne e per cercare di dare
una mano a Mel e Roger a uscirne, perch siamo talmente nei
guai. Per favore. Amen. Non ricorda se ha pi pregato da quando
era una bambina diligente, alla scuola metodista della domenica.
Beh, a parte quando lei e Willis hanno fatto l'esperimento, durato
circa una settimana, di dire le preghiere prima dei pasti. Non
che credessero; tanto per tenersi aperti. Una di quelle cose che sanno solo lei e Willis.
Rimane in ginocchio, la fronte contro il materasso, cercando di
non desiderare affatto che la pace e la forza le entrino dentro, perch
quello sarebbe un modo sicuro per non averne per niente. Per
quanto anche questo  assai stupido, dal momento che Dio (se
c') o ha l'intenzione di darti la pace e la forza oppure no; non si
pu indurlo a farlo. Finalmente si alza in piedi. Questa dunque 
la sua grande esperienza spirituale, che  esattamente quello che si
merita per avere trascurato tutto ci che  spirituale per tutti questi anni.
Fa una doccia e si mette i vestiti che ha portato per domani.
Ma  gi domani. Mentre  al telefono in attesa con la Delta, rovescia
tutto fuori dal portafogli cercando la MasterCard. Merda.
Dovr usare l'American Express, che comunque va benone perch
sulla MasterCard ha gi speso un paio di migliaia di dollari.
Finalmente le risponde qualcuno - una donna, che stranamente
ha l'aria sveglissima - che le dice che c' un cinque e trenta con la
American che arriva al La Guardia alle otto e che per il suo biglietto
possono fare qualcosa. In un certo senso  una cosa totalmente
stupida: cosa accidente dovrebbe fare a New York alle otto
di mattina? A parte ritrovarsi nel traffico dell'ora di punta. Ma almeno
pu andare in ufficio e cominciare a telefonare in giro, come
avrebbe dovuto fare da giorni.
Trova della carta intestata nel cassetto della scrivania e scrive un appunto:
Caro Jerry,
grazie di tutto l'aiuto. Ripensando al nostro discorso, ho deciso
di prendere il primo aereo e cominciare ad affrontare la situazione.
Mi spiace moltissimo per il breakfast, ma non ne parlavi come
se avessi bisogno di me. Naturalmente la differenza di biglietto la
pago io.
Comunque, grazie ancora, Jerry.
Stai bene,
Jean
Telefona alla reception per dire che sta partendo e se possono
chiamarle un taxi. Mette il biglietto in una busta, la chiude, ci scrive
sopra Jerry Starger, prende la borsa e si chiude dietro la porta.
Cammina nella direzione dove le sembra che ieri sera fossero gli
ascensori.  l'unico essere umano nei corridoi moquettati, e con
questa luce artificiale troppo forte, che sembra venire da qualsiasi direzione, non ha nessuna ombra.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Al La Guardia, andando verso i trasporti di superficie, compra
il New York Times a un'edicola e un muffin al mirtillo all'Au Bon
Pain; non  riuscita ad affrontare le uova strapazzate dell'aereo. Ma
il muffin  troppo dolce, o troppo secco, o non sa abbastanza di
mirtillo, e finisce per buttarlo nel cestino. Quando il taxi la lascia
davanti al palazzo, ha letto quasi tutto il New York Times fatta
eccezione, naturalmente, per lo sport e la finanza. Una cosa di
Willis: perlomeno non si metteva mai a guardare lo sport alla tiv per
tutto il weekend. Anche se i mariti che stanno in casa per tutto il
weekend in poltrona a guardare lo sport, perlomeno ci sono. Quando
la porta dell'ascensore si apre al quattordicesimo, resta scossa
vedendo Helen seduta al banco della reception. Anche se in realt
sono le nove passate di una normale giornata feriale.
Ciao dice Helen. Non vi aspettavo fino al pomeriggio. Sono gi tornati tutti?
No, mi sono alzata superpresto dice Jean. Nessuna telefonata, a quanto pare.
Helen fa scorrere un indice con l'unghia finta su e gi per la lettera K e dice: Non c' nulla.
Jean si chiude dietro la porta dell'ufficio, sbatte la borsa sotto
la scrivania, accende il computer e richiama il file RUBRICA.PRSNL.
Jim Bruton  quello che d maggiori probabilit, ma a quanto pare
quando lei ha inserito nel computer i nomi e i numeri dalla vecchia
rubrica, Jim non deve aver superato la selezione. A essere
giusti, avevano segato anche la maggior parte degli amici veri e
propri. Chiama le Informazioni; a Manhattan non figurano da
nessuna parte n James Bruton n Jim Bruton.
Il tentativo pi interessante che le resta potrebbero essere Jeff
e Jennifer. Ha il numero dell'ufficio di Jennifer, ma  troppo presto
per trovarla al lavoro. Allora, ammazza il tempo fin verso le dieci
leggendo il Washington Post, pi un articolo demenziale sulla
Religione e la Ragazza Cosmica su un vecchio numero di Cosmopolitan
che le balla per l'ufficio. Dopo le dieci, chiama Jennifer a
Spin e le dicono che si  trasferita a House & Garden. Qualcuno
a House & Garden dice che Jennifer  in riunione; Jean lascia
nome e numero. Mmmh. Dopo Jennifer,  come una partita a dadi. Prova il numero che ha di Henry e Pamela.
Jean. Mio Dio dice Pamela. Ma come stai? Dove sei?
Al lavoro.
Ah gi dice Pamela. Me l'avevano detto. E c'ero rimasta
cos male. Credo di essere l'unica donna mantenuta rimasta in
America. Allora, come sta... si chiama Melanie, no?
Sta bene. Ha dodici anni, incredibile ma vero. E ha un fratellino, Roger. Che ne ha nove.
Credo di avere sentito dire anche questo dice Pamela.  incredibile.
Non so se qualcuno te l'abbia detto, ma finalmente l'abbiamo messo in cantiere anche noi.
Oh,  meraviglioso dice Jean. Buon per voi. Qual  la data?
L'inizio di marzo.
E sapete se  un maschio o una femmina?
Loro lo sanno. Gli ho detto di non dirmelo, solo che adesso mi sembra ridicolo.
Quindi hai fatto l'amniocentesi.
Alla mia et, ma vuoi scherzare? dice Pamela. Allora dimmi, che sta facendo Willis?
Beh, in realt, era per quello che telefonavo. Jean non solo si
accorge che  una telefonata sprecata, ma che in futuro perdipi
non potr mai telefonare a Pamela solo per amicizia: ha lasciato
che Pamela pensasse che si trattava di questo, e invece lei vuole
semplicemente qualcosa. Anche se, siamo sinceri, ma quale amicizia?
Sono state amiche nel vero senso per due anni e non si vedono
da tipo dieci. Jean prende un respiro profondo e si butta.
Vuoi scherzare? dice Pamela. Mann, di Willis non sappiamo
nulla da anni, dai. Oh, Jean, mi spiace tanto. Devi essere fuori di te. Hai provato da Jeff e Jennifer?
Ho lasciato un messaggio. Tu per caso sapresti come metterti in contatto con Jim?
Oh dice Pamela. Credo... beh, Jim  morto l'anno scorso.
 morto? dice Jean. No. Di AIDS?
Oh, no, cara. No, no, no. Qualcuno l'ha spinto sotto la metropolitana.
 stato anche sul giornale. E c' stato un memorial alla
Franklin Furnace. Qualcuno avrebbe dovuto telefonarvi, Jennifer, credo. Beh. Comunque.
Oh, Dio dice Jean. E pensare che era la sua pista migliore.
Quindi, adesso che ti ho tirato su il morale... Ma senti, se posso fare qualcosa.
Suona come una domanda retorica. Non credo. Ma grazie.
Dio, sono stata cos cafona. Non ti ho nemmeno chiesto come sta Henry.
Sta bene. O almeno credo. A volte penso che il vero Henry
sia scomparso nel World Wide Web e che abbiano mandato un
extraterrestre a occupare il suo corpo. Poi dice: Oh, mio Dio,
scusa. Mi sa che le battute sulle persone scomparse al momento non sono il massimo per te.
Cosa? dice Jean. Oh. Non ci stavo nemmeno pensando.
Mah, ce l'abbiamo ancora il tuo numero o no? dice Pamela.
Dimmelo tu, vuole dire Jean. D a Pamela il numero dell'ufficio e dice che deve andare.
Nel cassetto della scrivania trova del Maalox, poi va a guardare
fuori dalla finestra. C' un ometto minuscolo laggi, con uno
zainetto e un berretto da baseball, che a parte lo zainetto potrebbe
proprio essere Willis; lo guarda scendere dal marciapiedi, alzare
un braccio e salire su un taxi. Un altro minuscolo Willis (anche
se lui non porterebbe mai una giacca rossa) esce da Duane Reade.
Suona il telefono: Regina chiede se ha un secondo per scendere a
vedere Mr. Paley. Lo dice con una tale gentilezza che per un istante
pensa di avere la possibilit di dire che  occupata.
L'ufficio di Arthur Paley  all'altro capo del corridoio rispetto
a quello di Jerry Starger: dalla sua finestra si vede il parco, da
quella di Jerry solo case. Regina le fa cenno di entrare e Jean si ferma
sulla soglia. Lui alza lo sguardo da un pezzo di carta, lo mette
gi e dice: Jean. Entra e chiudi la porta, ti spiace?. Spinge il pulsante
dell'interfono e dice: Reggie, ti spiace non passarmi nessuno tranne Atlanta?.
Davanti alla scrivania ci sono tre sedie; Jean prende quella pi vicina alla porta.
Da quello che vedo, dice Arthur Paley, ti sei persa i divertimenti di ieri sera.
Jean annuisce.
Ah. Bene, sembra che il nostro signor Starger, dice, abbia
ritenuto opportuno portare i suoi protg in un bar da cowboy.
Dove ha pensato bene di mettersi a litigare con un indigeno, che a
quanto pare dedicava troppe attenzioni a Miss... come diavolo si
chiama. Bruno. Comunque, per farla breve, Starger  finito in gattabuia
e Mr. Cooperman ha impiegato la mattinata per farlo uscire
su cauzione. Naturalmente i signori hanno perso l'aereo, ma
mentre parliamo Miss Bruno sta volando verso di noi.
Mio Dio dice Jean. Non ne avevo idea.
Cos mi  stato detto dice lui. Suppongo che questa cosa da
un punto di vista filosofico possa essere considerata manna dal
cielo. Per quanto sembri strano, stiamo prendendo in considerazione
- beh, come sai, ristrutturare  diventata una parolaccia - alcuni
ritocchi dell'organico, e soprattutto nell'area di Mr. Starger.
Perci, fortuitamente, l'episodio potrebbe finire per accelerare
quello che era gi in moto. Secondo me tra molto poco tempo verremo
a sapere che Mr. Starger ha deciso di dare le dimissioni per
perseguire altre strade. Guarda Jean. Niente da commentare?
No dice lei. Solo che mi dispiace molto. Per quello che vale, lavorare con lui era meraviglioso.
Arthur Paley sorride. Quello che balza all'occhio  il candore
dei suoi denti causato dall'abbronzatura, e la perfezione con cui
sono curate le basette. Lo so, tu devi molto a Jerry dice lui. E
so anche che nel tempo che hai passato qui hai avuto una grande
crescita, nel campo di tua competenza. Senz'altro ci hai fatto uscire
dal Medioevo, a volte a pugni e schiaffi. Secondo me nel giro di
pochi mesi anche tu troverai delle occasioni migliori. Nuovi mondi
da conquistare. Altro risolino. Magari un posto che non sia cos maledettamente compresso.
Mi sta licenziando? dice lei.
Lui sorride e scuote la testa. Sai, sei una boccata d'aria fresca.
Considerala pi una consulenza sulla carriera. Mentoring, se preferisci.
Per il solo fatto che Jerry  stato prescelto per andare altrove,
o diciamo che  diventato vantaggioso che lui lo faccia, non significa
che le persone che ha fatto assumere lui siano in alcuna misura
merce adulterata. E naturalmente comprendo anche te. Ebbene,
come dicevo, noi effettivamente abbiamo intenzione di fare qualche
ristrutturazione nel suo reparto, o in quello che era il suo reparto.
Ed eventualmente riconsiderando certe questioni di stile e
immagine. Pu darsi che tu non sia d'accordo, probabilmente non
lo sei, ma in questo campo  possibilissimo avere anche un po'
troppo talento. Se io dovessi fare una critica alla condotta complessiva
di Jerry, sarebbe questa. Fa un gesto circolare con la mano.
Ma perbacco, il cambiamento  nella natura stessa delle cose.
Scommetterei che anche tu senti l'esigenza di cambiare.
Beh dice lei se fosse un cambiamento in meglio.
Eccoti l dice lui. Perci fai con calma, guardati intorno e... ne riparliamo.
Posso fare una domanda su una cosa che non mi riguarda? La
cosa toccher anche Howard Cooperman?
Non direi che sia stato di un inizio promettente, ti pare? Ma
se la caver. Lascia che di Howard sia io a preoccuparmi.
Capisco. Jean si alza. Non sono affatto stupida, Art.
Lui ride. Ma chi l'ha mai detto, perbacco? Si alza anche lui.
Ci penser io a dare una sistemata a quel figlio di buona donna.
Jerry Starger non  l'unico macho in circolazione, qui dentro.
Capisco dice Jean. Bene. Allora ci vediamo.
La porta  sempre aperta. Gira intorno alla scrivania e, come
per dare una dimostrazione, le apre la porta.
Invece di andare dritta nel proprio ufficio, cammina lungo il
corridoio fino all'angolo di Jerry Starger. Un telefono suona, ma la
sua assistente, Martha, non  alla scrivania. Jean osserva la porta
chiusa. Ha visto quel poster migliaia di volte: la bambina piccola
con stampelle e gambe imbragate. Aiutate i figli di Jerry. Non si
era mai accorta di quanto questo macabro umorismo non fosse per nulla buffo.
Va verso il proprio ufficio, non sopporta l'idea di entrarci, e tira
dritto fino alla reception. Helen alza lo sguardo, il telefono tra
la spalla e la guancia, e dice: Pu aspettare solo un secondo, per
favore? Jean, hanno appena telefonato per te. Jean prende il foglietto:
Tony Vetrosky. 802-642-8025. Urgente.
D'un tratto le viene la nausea e appoggia una mano sulla scrivania
di Helen. Posso usare un secondo la tua chiave? Le sembra
che Helen ci metta un secolo a rovistare nel primo cassetto;
Jean in qualche modo riesce ad arrivare nella toilette delle signore,
apre la porta e finalmente  al sicuro. Sente tutto come se avesse le cuffie.
Al lavabo, una giovane creatura alta si sporge verso lo specchio
dalla cintola in su e si sta sistemando con entrambe le mani la pettinatura;
si volta a guardare Jean che barcollando entra in un camerino.
Jean sbatte la porta, si accascia in ginocchio, tira fuori la
lingua sopra la tazza e le viene un conato. Sente le convulsioni dei
muscoli dello stomaco, ne esce una piccola quantit di roba bianca
che deve essere il Maalox. Da vomitare non ha altro. Altri due
conati, poi comincia a sudare e le viene quella pace per la quale
quasi quasi vale la pena di vomitare.  facile, facilissimo capire come
certe donne prendano questa abitudine. Se ne sta inginocchiata
l per un po' a respirare, poi si alza, lentamente, e si spazzola le
ginocchia. In piedi si sente bene. Ma deve proprio riuscire a mandare
gi qualcosa. Qualunque sia questa cosa urgente (ha paura a
pensarci), dovr aspettare finch lei non si mette nello stomaco
qualcosa di solido. Il segreto  mangiare ordinatamente, cos poi
quando ti dicono di cercarti un altro lavoro puoi tirare indietro le
spalle, sollevare il mento e dire Grazie di avermi distrutto la vita,
come se non fosse gi distrutta. Le donne effettivamente hanno
delle possibilit (purch abbiano sufficiente cura di se stesse da
tenere duro). O  una constatazione troppo amara?
Quando Jean torna con la chiave, Helen sta scrivendo con il
telefono nell'orecchio. Riaggancia, poi vede Jean e dice: Oh.
Jean guarda il bigliettino. Mrs. Keene, Chesterton Middle
School, 914-555-4200.
Chiude la porta, si siede, respira. La vicepreside: non pu essere
niente di buono. Meglio occuparsi prima di questo, qualsiasi
sia la cosa urgente, probabilmente notizie di Willis sulle quali non pu fare nulla.
Oh, salve, grazie per avermi richiamato dice Mrs. Keene.
Volevamo solo fare un controllo, perch abbiamo notato che
Melanie oggi non  a scuola e ci domandavamo se fosse malata.
Non  a scuola?
Stamattina non  stata presente a nessuna lezione.
 meglio che chiami a casa dice Jean. Ho dovuto dormire
fuori citt, e mia sorella si stava occupando di...
In realt a casa abbiamo gi provato dice Mrs. Keene. Il
motivo per cui sono preoccupata  che abbiamo appena sentito
una storia piuttosto strana da Erin Miller. Erin dice che Melanie
aveva programmato di scappare a casa di suo padre.  una cosa che secondo lei pu avere senso?
Beh... una seconda casa ce l'abbiamo dice Jean. Per...
Dunque, a quanto pare - sempre stando a quanto dice Erin -
a quanto pare aveva programmato di arrivare in qualche modo fino
al La Guardia e di prendere un aereo per... beh, Erin dice Bennington,
ma io credo che sia Burlington, perch ho dei grossi dubbi che ci siano voli per Bennington.
Oh, Dio mio.
Tenga presente, per, che possono essere tutte chiacchiere.
Ma secondo Erin, Melanie ha prenotato un aereo per telefono
usando la sua carta di credito, e poi aveva intenzione di...
Erin finir per ammazzarla. Jean apre la borsa e tira fuori il
portafogli. Poi si ricorda: la MasterCard non c'era.
Beh, non credo che si possa dare la colpa a Erin dice Mrs.
Keene. A me ha detto che non pensava che Melanie lo facesse
davvero, fino a stamattina, quando ha visto che effettivamente
non c'era. Sa, mettendomi nei panni di Erin...
Me ne frego di Erin Miller dice Jean. Voi cosa avete fatto? Cosa state facendo?
Beh, abbiamo pensato che la prima cosa da fare fosse contattare
lei o suo marito, nel caso fosse semplicemente a casa malata. C' in giro un virus.
Per Dio, che ore sono? Sono passate le undici. Lei potrebbe
essere... potrebbe esserle successa qualsiasi cosa; ha dodici anni.
Squilla il telefono e comincia a lampeggiare la luce del 5322.
Merda. Pu restare in linea? Jean preme Attesa e poi 5322.
Jean Karnes.
Tony Petrosky, signora Willis. Prima le ho lasciato un messaggio,
ma ho pensato che fosse meglio continuare a provare. Abbiamo
sua figlia in custodia a Burlington, non si preoccupi, sta
bene. Stamattina era su un aereo proveniente da New York, e abbiamo
pensato che fosse meglio contattare lei per capire come procedere.
Oh, grazie a Dio dice Jean. Sta bene?
S, sta benone. Anche se mi sembra che l'idea di essere stata
trattenuta non le vada a fagiolo.
Non sar in prigione, spero?
No, no, no. Hanno un... non un salottino, non  la parola, ma una specie di sala d'attesa. Alla caserma lass. Un divano, un paio di sedie. Dove possono tenerla d'occhio.
Ma cosa mai stava... Aspetti, pu aspettare in linea? Lasci che mi liberi di quest'altra,  la sua scuola.
Aspetto.
Preme Attesa, poi 5321. Mrs. Keene? Sta bene. Sto parlando
in questo momento con la polizia. L'hanno trovata a Burlington.
Lo dicevo, io, che era Burlington.
Posso richiamarla? dice Jean.
Certo. Beh, lei deve essere...
La richiamo. Preme 5322. Pronto?
Sono qui dice Petrosky.
Jean fa un lungo respiro. Come l'avete trovata?
Beh, a quanto ne so io, dice lui, il personale dell'aereo ha
chiamato gi mentre erano in volo. Anche se si era fatta un po' di
trucco, da quello che mi dicono, una delle hostess di volo si  accorta
che sembrava un po' giovane. Perci devono avere pensato, sa, meglio controllare.
 l? Posso parlarle?
Beh, no... vede, io sono ancora a Ruthland. Posso darle il numero
di lass. E successo che mi hanno telefonato da... okay, un
attimo che guardo. A quelli dell'aeroporto ha detto che stava andando
a trovare suo padre. Allora hanno cercato di chiederle dove
abita. A Preston Falls, ha detto. E come aveva intenzione di andarci?
Su questo  stata un po' vaga. Credo che abbiano telefonato
a casa vostra a Preston Falls e non abbiano trovato nessuno, cos
tra una roba e l'altra l'hanno messa nel computer, e il nome
Willis li ha portati a me. Comunque, in conclusione, mi hanno
telefonato qui perch ero al lavoro per quell'altra faccenda, e io
gli ho detto che avrei contattato lei e che saremmo andati a prenderla noi.
Quindi lei non l'ha proprio vista.
No, signora. Ma se loro dicono che sta bene, io non mi preoccuperei.
Ha una matita? Le do il numero. Deve chiedere del sergente Mallon.
Scrive il numero sul bigliettino rosa sotto quello di lui, mettendo le virgolette sotto l'802.
Mi dica una cosa dice lui. Magari sono completamente fuori
strada. Ma lei ha motivo di pensare che sua figlia sappia qualcosa
che lei potrebbe non sapere su dove si trova suo marito? O pensa che Melanie sia andata l a divertirsi?
A divertirsi?
Alla cieca, voglio dire. Crede che loro due siano stati in contatto?
No. No, no di certo. Questo per me sarebbe lo shock pi tremendo di tutti.
E di certo lei non l'ha mandata l per farlo abboccare.
Ma lei crede che io metterei una dodicenne... un momento,
cosa sta dicendo? Pensa che si tratti di un qualche strano imbroglio
o roba simile? Che siamo tutti d'accordo? Ma che razza di...
Bene, bene, si calmi dice lui. Senta,  il mio lavoro, questo,
va bene? Ora, intanto che siamo al telefono, ha avuto fortuna nel contattare gli amici di suo marito?
No. Voglio dire, li ho contattati s. Alcuni. Ma di fortuna, zero.
Capisco dice lui. Lasci che le chieda una cosa. Pensa di venire a prendere sua figlia?
S... voglio dire, posso?
Certo. Ma lasci che le faccia una proposta. Ricordo che diceva
che doveva venire su a chiudere la casa, no? Perci pensavo,
cosa ne direbbe se organizzassi di incontrarci... Anzi, cosa ne dice
di questo? Io vado a prendere sua figlia a Burlington, o magari loro
me la portano fino a met strada, e io e Melanie possiamo venirle incontro a Preston Falls.
A Jean viene un orrendo flash che questo non sia affatto un
poliziotto di stato ma un serial killer che per qualche strano caso
conosce tutta la storia. Magari ha preso Willis: in fondo  solo una
voce al telefono. Cerca di ripensare a quali prove concrete lei abbia al riguardo, solo che non riesce a pensare.
Non so dice lei. Come funzionerebbe?
Solo portarla a casa, direi. Cercare di portarcela finch c' ancora
luce per guardarsi intorno. E accendere un po' il riscaldamento. Far freddino l dentro.
Deve essere tutto regolare per forza. Lei pu sempre telefonare
alle Informazioni, chiedere il numero della polizia del Vermont
e poi telefonare a quel numero e chiedere del capitano Petrosky.
Emette un lungo sospiro. D'accordo dice lei.
Bene. Allora verso che ora pensa di essere qui?
Che ore sono, le undici e mezza? Devo prendere il treno fino
alla macchina, quindi probabilmente dodici e mezza... Vediamo,
una e mezza, due e mezza, tre e mezza, quattro e mezza... Okay,
probabilmente verso le cinque, va bene? Salvo imprevisti.
Guarda la foto di Mel e Roger. Una frase strana, no? Salvo imprevisti.
Non  la cosa pi facile del mondo dice lui. Lei sta tenendo bene. Allora alle cinque. Noi saremo l.
Aspetti, ha bisogno di indicazioni.
Ragged Hill Road, no? dice lui. Presumo che sia quella
vecchia fattoria a sinistra, subito prima di arrivare a Wakefield.  quella casa su un terreno un po' in pendenza?
Conosce casa nostra?
Ogni tanto andiamo da quelle parti dice lui. In realt, conosciamo
molto bene uno dei vostri vicini. Lei ha detto che suo marito conosce il signor Castleman?
S. Abita in fondo alla strada. Un momento: lei ha detto questo?
 un personaggio particolare, Castleman.
Jean dice: Sono sorpresa che lei conosca la casa.
Ah, certo. Come le dicevo, ci passiamo spesso. Allora la aspettiamo verso le cinque.
Jean tiene la cornetta all'orecchio e chiama il numero di
Burlington;  sollevata quando la persona risponde Polizia di
Stato. Il sergente Mallon se la prende comoda a rispondere;
quando lei chiede di parlare con Mel, mette gi rumorosamente il
telefono e poi ritorna. Dice che non le vuole parlare.
Sta bene?
Oh, sta benone. L dentro ci sono delle riviste. Quando pensa che nessuno la guardi, le legge.
Beh, pu dirle solo che mi sono messa in viaggio per venirla a
prendere e che presto ci vedremo e che le voglio bene?
Certo, riferir.
La viene a prendere il capitano Petrosky. O forse vi incontrerete da qualche parte.
Allora ne sa pi lei di me dice lui. Ma finch non la passiamo a qualcun altro, la terremo al sicuro.
Grazie. Per favore.
Jean riaggancia e riguarda la faccia di Mel. Assomiglia tanto
al padre. Niente che ti dia un indizio su quello che le sta succedendo.
E adesso come far anche solo ad alzarsi da questa sedia? Per
non parlare di prendere un treno e poi guidare fino a Preston
Falls. E come se, riuscendo ad alzarsi, poi il resto potesse venire
da s, una cosa dopo l'altra a catena. Si sta mettendo la borsa sulla
spalla quando squilla il telefono.  Jennifer, che la richiama: Ehi, quanto tempo, come va?.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Per tutto il viaggio, ci pensa e ci ripensa. Se solo riuscisse a
confessarsi con entusiasmo che sposare Willis  semplicemente
stata una decisione malsana, un modo per uccidersi, sarebbe gi meglio che niente. E invece.
Lui era amico di Jeff e Jennifer. Compagno di stanza di Jeff al
college, anzi, o forse stava nella camera di fronte; Jean non  mai
riuscita a ricordare le sue storie. Aveva appena rotto con una certa
Cynthia. Che adesso abita a Madison, nel Wisconsin, e gestisce
un consultorio per donne maltrattate. Di recente Jean ha pensato
di telefonarle cos senza nessun preavviso, come si mettono in
contatto tra loro le persone che hanno malattie rare. Non  mai
riuscita ad avere gran risposte da Willis su quello che non ha funzionato:
il massimo che gli ha spremuto  stato un La gente cambia.
Naturalmente, La gente cambia significa Gli uomini si stufano
di te, ma stupidamente Jean non ha elaborato l'informazione. Anche
se il matrimonio di Carol era andato in pezzi esattamente per
lo stesso motivo, all'incirca proprio quando Jean stava decidendo
se sposare Willis o no. Aveva avuto l'arroganza di pensare, Quella stupida di Carol e le sue scelte del cavolo.
La prima sera loro quattro - Jean, Jeff, Jennifer e l'amico del
college di Jeff - sono andati a Hartford a vedere Bob Dylan. (Jean
non ne aveva voglia ma  stata zitta.) Era la fase in cui Dylan si era
convinto di essere un cristiano risorto, ed era cos strano e rumoroso
che, a gesti, sono stati tutti d'accordo di uscire. Sono finiti da
Denny's, dove l'amico di Jeff ha cominciato a dire che doveva proprio
essere invecchiato, e che forse sarebbe ancora riuscito a sopportare
Perry Como. Jean si  ritrovata a pensare che si sarebbe
potuta portare quest'uomo a letto. Anche se non era per niente
nel suo stile, ma proprio per nulla, saltare addosso a un uomo. E
ne aveva poi davvero voglia, di andare a letto con quest'uomo?
Beh, in realt s, ne aveva una gran voglia. E si rifiuta ancora di
credere che fosse solo colpa della propria scarsa autostima, anche
se adesso, naturalmente, dopo quindici anni di Doug Willis, in se
stessa riesce a trovare unicamente ragioni di carattere morboso. E anche in tutti gli altri al mondo.
Gi allora, Jean non pensava certo di essere una persona cos
interessata al sesso, perci fu uno shock e una gioia accorgersi che
si stava accorgendo degli zigomi di quest'uomo, della sua bocca,
di come le sopracciglia unite lo rendessero appena un pochettino
scimmionesco. Peli lungo il bordo della mano dal polso al mignolo.
Diceva che ultimamente stava facendo esercizio - suonava la
chitarra - e qualcosa a proposito dei suoi calli. Lei, in realt, non
ascoltava: se lo stava solo assorbendo con violenza. Poi Jennifer
ha detto: Oh, mi fai sentire? e lui protese l'indice come se stesse per declamare.
Per ha detto Jennifer. Jean! Non ci potresti credere.
Posso? gli ha chiesto Jean.
Se mi espongo ad altre critiche distruttive, no.
Oh, Jean non  una spaccapalle come me ha detto Jennifer.
Ma perch, cara, c' qualcuno che potrebbe esserlo? ha detto Jeff.
Jean ha preso il suo indice nel palmo della mano facendo scorrere
il pollice sulla punta; era come se avesse questo coso duro
confezionato dentro. Poi ha passato il pollice sull'unghia, cosa che
sembrava un prevaricamento inaudito, ben oltre il limite di quello
che era autorizzata a fare. Ha detto: Vorrei che i miei calli fossero cos in forma.
Suoni? ha detto lui.
Non molto. Lei aveva una chitarra con le corde di nylon e a
un certo punto sapeva quasi tutte le canzoni di Blue.
Ragazzi, non mi avevate preparato ha detto lui a Jeff e Jennifer.
Poi riguardato Jean. Suona perfino la chitarra. Interessante davvero.
Un paio di settimane fa, Jean ha detto a Mel che se le veniva
voglia di imparare la chitarra - Mel ha l'et ideale - poteva benissimo
usare quella un tempo suonata da lei che adesso stava nel ripostiglio.
Dal momento che le chitarre di Willis erano, uuuh !, cos
preziose! E in pi lui se l'era portate tutte a Preston Falls. In
realt, ha detto Jean, sarebbe stata contenta di mostrarle alcuni
accordi per farla incominciare. Pensando che potesse essere l'inizio
di un piccolo legame diverso dall'aiuto che Mel poteva darle in
cucina, cio, in sostanza, di due donne che faticavano in casa insieme.
Mel ha detto: No, grazie, mamma. In un certo senso questo aveva chiuso la questione.
Beh, se cambi idea. Pensando a quanto ti piace ascoltare la
musica, pu davvero risultare liberatorio essere capaci di suonarsi
le cose da sole.
Ho detto di no, grazie, mamma.
Va bene ha detto Jean. Ti ho sentito.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Quando arriva alla collina che  proprio l'ultima e poi svolta,
di nuovo, in Ragged Hill Road, il sole  tramontato. Supera il granaio
crollato, la prima roulotte, la casupola nuova. (Incorniciata
dalla grande finestra, l'immagine ben illuminata di una donna che
tiene una teglia da forno con le mani inguantate, come un tecnico
che maneggi materiale radioattivo.) Supera Calvin Castleman. I
fari illuminano il NOLEGGIO SPIEDI PER porcellini AL rostro,
pieno di foglie secche. Svolta l'ultimo angolo, ed ecco la casa: tutta
illuminata tranne la finestra con la plastica. Dal camino esce fumo
bianco. Strano che quel posto abbia un'aria tanto allegra. In
giardino  parcheggiata un'auto della polizia: allarmante quasi come se non se lo aspettasse.
Jean esce nel freddo pungente.  novembre. Ed  l'estremo
nord. Alla porta della cucina la luce  accesa: come dire, benvenuti
dove? Si fa strada nell'erba alta, gelata, poi si ferma a guardare
dalla finestra della cucina; Mel  seduta a tavola e Jean avrebbe
voglia di correrle incontro. Eppure, nello stesso tempo, ora che sa
che Mel  al sicuro, ha voglia di tornare indietro e di non doverci nemmeno entrare, in quella casa.
Apre la porta e sente il caldo della stufa sulla faccia. Un uomo
in uniforme da poliziotto si alza - scarno, pi basso di Willis - e
posa una mano di carte da gioco faccia in gi sul tavolo della cucina.
Mel  di spalle alla porta. Si volta sulla sedia, tenendo le carte
in mano, e guarda Jean con quell'aria di chi  sull'orlo di scoppiare
in lacrime: rughe tra le sopracciglia ravvicinate. La sua faccia ha
l'aria lavata da poco. La cintura del poliziotto  piena di cartucce,
e gli penzola una pistola cos sproporzionatamente grande che 
difficile guardare il resto. Porge la mano e dice: Signora Willis?
Tony Petrosky. Non un bell'uomo: mento lungo, naso lungo e
schiacciato, fronte bassa. L'uomo scimmia. Le prende la mano: ha
una presa forte, ma non stritolante; gliela stringe una sola volta
prima di lasciargliela. Poi con il pollice indica Mel. Sua figlia a carte  un mostro.
Mel arrossisce.
 una brava ragazza, per. La sua voce suona pi profonda
che al telefono. La voce di un uomo magro con il pisello grosso,
che  una cosa orrenda da pensare dopo tutto quello che lui ha
fatto per loro. Quale che fosse il motivo. L'acqua qui dentro 
chiusa, dice, cos Mel ha messo a bollire dell'acqua minerale per
farmi del t. Ehi, e poi aveva con s Sgt. Pepper's. Sembra che ai
ragazzi piaccia ancora. Le mie figlie, lo stesso. Ne ho una di quindici
e una di dieci. Ci ha messo davvero poco ad arrivare. Com' andato il viaggio?
Bene dice Jean. Ma ero preoccupata per questa qui. Si avvicina
a Mel, che  ancora seduta a tavola, le mette un braccio intorno
alle spalle e se la tira vicino. Prima Mel rimane rigida, poi
mette le braccia intorno ai fianchi di sua madre. Jean le accarezza
i capelli. Mel allontana le braccia.
Voi due avete bisogno di stare un po' insieme dice Petrosky,
spostandosi verso la sala da pranzo.
Jean le cade in ginocchio, afferra le braccia di Mel e la guarda
in faccia. Mel guarda al di l, verso la porta. Ero terrorizzata per
te dice Jean. Ma cosa avevi intenzione di fare?
Beh, tu non ci tentavi nemmeno, di riportare a casa pap.
Mel continua a non guardarla.
Cara, quelle che potevo le ho provate tutte, per trovare pap.
S, certo.
Il capitano Petrosky ci ha aiutato, zia Carol e io siamo andati
a trovare una persona che lei riteneva potesse esserci di aiuto, io
ho telefonato a tutti quelli che mi sono venuti in mente, la polizia
l'ha messo nel computer che contiene tutti i dati: abbiamo fatto di tutto.
Beh, a noi non l'hai detto. Era come se, beh, niente di che,
pap se n' andato e nessuno sa dov' e ora state zitti e buoni.
Ma che non era qui te l'avevo ben detto dice Jean. Credevi
che ti raccontassi delle frottole? E comunque... Okay, perch
no? A quanto pare hanno trovato il suo furgone a New York, tesoro.
Vuoi dire che  a New York? E che tu lo sapevi? Mamma,
non posso credere che tu non abbia nemmeno...
Melanie. Jean alza una mano. L'ho scoperto solo ieri.
Allora perch non me l'hai detto ieri, e poi io... io ti odio. Mi
hai fatto fare tutto questo per niente.
Non te l'ho fatto fare io dice Jean. E tu sei stata molto, ma
molto fortunata che non si sia trasformata in una situazione molto
pericolosa. Ma come si fa a fare una cosa del genere?
Mel chiude gli occhi e stringe un pugno.
Senti,  una cosa stupida, okay? Ma pensavo che se io fossi
venuta qui, lui avrebbe tipo dovuto essere qui, capisci? Perch
pensavo che magari tipo si stava nascondendo o qualcosa quando
eri venuta tu, ma pensavo che se fossi venuta io, solo cos da sola,
questo avrebbe fatto s che lui ci fosse. Perch semplicemente
pensavo, cominciano a tremarle le spalle, che lui l'avrebbe saputo
e che quindi dovesse per forza essere qui, a prendersi cura di
me - ora piangendo - e che poi sarebbe tornato.
Jean la avvolge in un abbraccio, tirandola gi dalla sedia e poi
sul pavimento e tra le sue braccia, un lento cadere, Mel che trema
tra le braccia di sua madre. Ma per quanto stringa forte Mel, non
riesce a imprimerle amore e quiete. E in realt non  un bisogno di
affetto da folli, trascinare tua figlia gi per terra? Accarezza i capelli
di Mel e dice: Ti voglio tanto bene, che suona solo come
una confessione di impotenza in tutte le direzioni.
Mel svicola e si siede, abbracciandosi le ginocchia, con la testa
bassa di modo che si vede la parte non abbronzata a met della capigliatura.
Poi alza la testa per guardare Jean. Mamma, non lo puoi dire a nessuno.
Sta' tranquilla, cara. Le tocca il ginocchio. Mel arretra fuori portata.
Non sto tranquilla dice lei. Se lo dici a qualcuno, io ti uccido.
Lo faccio davvero, mamma. Ti pugnalo mentre stai dormendo.
Capisco. D'un tratto Jean ha questa rivelazione: lei ha sempre
avuto paura di Mel. Ma non riesce a capire se si tratta di una
vera e propria rivelazione. Devo per dire, dice lei, che non 
esattamente un segreto. Sai, Erin era preoccupata e l'ha detto a quelli della scuola...
Ma non sanno quanto sono stupida. Pensano solo che io sia scappata di casa o roba simile.
Non sei stupida, tesoro dice Jean. Credimi. Senti, in questo momento stiamo soffrendo tutti.
S, come se Roger stesse soffrendo davvero.
Roger se la sta passando malissimo.  solo un ragazzino che
non capisce che cosa stia succedendo a tutto il mondo. E quindi
lascia agire le proprie paure. Roger ha bisogno di tutto l'aiuto che io e te possiamo dargli.
Mel guarda il pavimento.
Ti ricordi quand'era piccolo? dice Jean. Gli volevi tanto
bene. Questo, perlomeno,  il mito di famiglia.
Beh, adesso non  pi piccolo dice Mel. Ha nove anni, mamma.
E non ti ricordi quando avevi nove anni tu? A Jean cominciano
a far male le anche e le ginocchia a furia di starsene col culo
per terra. Lo so che in certi casi  proprio una gran rottura di palle.
Lo odio. In lui c' qualcosa di davvero inquietante.
In certi casi  normale sentirsi cos dice Jean. Le piacerebbe
che fosse vero. Ma sai, quando crescerai e avrai una famiglia per conto t...
Ma stai scherzando? Io non metter su una famiglia mai.
Beh dice Jean. Magari un giorno la penserai in un altro modo.
La sua strenua difesa della famiglia. Della specie umana in generale.
No, mai.
Okay. Non  una cosa che devi decidere oggi, forse. Jean deve
alzarsi, perch cos  davvero scomoda. Voglio solo che sappia
che ti voglio molto bene e che sono molto riconoscente che tu sia
sana e salva. Okay? Si alza e si stira. Probabilmente  meglio
che chiamiamo il capitano Petrosky. Ti piace?
 okay. Mel non alza nemmeno lo sguardo. Direi che  abbastanza in gamba.
Ascolta.  rimasta un po' di minerale per fare del t. Se lo
puoi mettere su, io vado a parlargli. Hai mangiato qualcosa, oggi?
Mel si stringe nelle spalle. Mi ha portato da McDonald's.
Suppongo che ai suoi figli piaccia. Quindi un pochino ho fame, ma non molta.
Beh, io invece sto morendo di fame.  da oggi a mezzogiorno
che non mangio. A mezzogiorno ha mangiato due bocconi di un
Fig Newton che ha comprato sulla strada e che poi ha buttato
fuori dal finestrino. Si china per aiutare Mel ad alzarsi. Che  un
altro modo per dirle di alzarsi. Probabilmente c' una qualche
minestra, o potrebbe esserci una scatola di quel chili vegetariano.
Forse davanti a Mel e a quel poliziotto lei sar troppo imbarazzata per mangiare.
Okay, guardo. Mel si alza da sola, ignorando la mano di Jean.  cos strano quass.
In che senso?
Mel la guarda come se non potesse credere di avere sentito
una domanda tanto stupida, poi a passi rumorosi va ad aprire l'armadio
vicino al lavello. Beh, ha ragione Mel: non sarebbe mica
morta ad ammettere che questo posto  strano.
Jean sale per le scale e Petrosky dice: Sono qui dentro. 
nello studio di Willis, seduto al computer; il buco della finestra 
tappato da un cuscino e la stufa elettrica  accesa. Colto sul fatto
dice lui. Quando comincio con il solitario, mi ci perdo.
Oh, lo so dice Jean. In realt, lei non gioca mai al computer.
Spero che non le secchi, ma ho dato un'occhiata nel drive c
dice lui. Suo marito commercia in strumenti musicali? Come attivit collaterale?
Se commercia? No. Lui fa una specie di raccolta di chitarre, ma non  che le compri e le venda.
Mi dica cosa le fa venire in mente questo. Petrosky clicca sul
mouse, e Jean va a vedere sopra la spalla di lui. Gli lancia uno
sguardo proibito tra le gambe - solo pieghe di tessuto - poi guarda
lo schermo. (Ma che cosa le prende?) Lui clicca sull'elenco di
documenti, clicca due volte su quello che si chiama VENDITA e lo
schermo si riempie di caratteri: Settemilacinquecento dollari dice
lui. Per una, due, tre... cinque chitarre. Pi un amplificatore.
Non avrei detto che Castleman fosse un tipo musicale.
Jean guarda. Non ne ho idea. Sente di avere voglia di sedersi, ma c' solo una sedia.
Suo marito possedeva davvero tutti questi strumenti?
Lei scorre l'elenco. Martin, Gibson, Rickenbacker... Beh...
non ne sono sicura al cento per cento, perch non ho i numeri di
serie, per s. Sono quelle che aveva.
Suo marito aveva problemi finanziari di qualche genere?
Come al solito. Che sappia io. Bollette, rate. Ce la facevamo
sempre per il rotto della cuffia, ma ce la facevamo.
Fa uso di droghe?
Oh, per favore dice Jean.
Ehi, decine di persone si fanno qualche canna una volta ogni
tanto; non  cos strano. Gente dell'et di suo marito. Sarei pi
sorpreso del contrario. Senta, gli spinelli me li facevo anch'io. Sa,
francamente... probabilmente non glielo dovrei dire, ma nel nostro
lavoro, vediamo cose ben peggiori con l'alcol. Guidatori
ubriachi, maltrattamenti tra coniugi.  solo la mia opinione personale.
No, non si  mai drogato dice Jean. Voglio dire, da ragazzino
s. Sa, da studente. E forse anche dopo. Ma io non ho mai saputo
che lui si facesse di qualcosa. Mi ha detto che ha smesso di fumare hashish perch lo rendeva paranoico.
Fa uso di cocaina?
Sono certa che l'ha provata. Ma parliamo di molti anni fa.
Jean si siede per terra e si abbraccia le ginocchia.
Vede, il motivo per cui glielo chiedo, dice Petrosky,  che
naturalmente ci siamo procurati informazioni su suo marito, e ovviamente
una delle cose che abbiamo visto  l'incidente che lei conosce
bene, sa, quando suo marito  stato fermato. Ebbene,
chiunque pu perdere la pazienza e mettersi a litigare. Ma nello
stesso tempo pu anche essere il risultato di un abuso di sostanze.
Perci, con i tempi che corrono,  una cosa che dobbiamo prendere
in considerazione. Si gira per met sulla sedia e Jean lancia
un'altra occhiata mentre lui si stira i pantaloni sul ginocchio per togliere le pieghe.
Devo dire che non  stata tutta colpa sua dice lei. Voglio dire, io c'ero, e s, lui ha sbagliato, per...
Petrosky alza una mano. Non voglio giudicarlo. Dico soltanto
che  solo una cosa che ha colpito la mia attenzione in quanto
fuori dell'ordinario. Ma l'altra cosa che...
Mam-ma? Mel che chiama da in fondo alle scale.
Siamo quass. Nello studio di pap.
 tutto pronto.
Okay, siamo gi tra un minuto.
 una ragazza notevole dice Petrosky, scuotendo la testa.
Non deve essere stato facile per lei, questo lo vedo. Ma ha un cuore grande cos.
Mi piace pensarlo dice Jean. Questa cosa di oggi mi ha spaventata a morte, per.
Petrosky annuisce. Mi dica una cosa. In che modo esattamente
suo marito ha finito per avere a che fare con il signor Castleman?
Oh, Dio dice Jean. Proprio non so. A parte che, come vede,
abita cos vicino. Mio marito comprava la legna da lui.
Mi sa che non  il suo uomo ideale.
No, non mi piace affatto.
Petrosky prende una striscia perforata di carta da computer e
la solleva con le due mani, come se esaminasse un pezzo di pellicola
da film. Lasci che provi a farle vedere che aspetto ha la storia
osservandola dall'esterno. Questo  il signor Castleman. Noto
trafficante di droga, sarebbe andato in prigione, non so se conosce quella storia.
Ne so abbastanza.
Okay, e questo  il signor Reed, che difende met dei casi di
droga del Vermont centrale. Fa altre manovre con la gamba dei
pantaloni. E questo  suo marito. Conosce tutti e due. Va avanti
e indietro regolarmente tra qui e New York, tira su una somma ingente
vendendo la propria raccolta di strumenti musicali - proprio
al signor Castleman, tra tutte le persone possibili - manifestando una storia di comportamento strano...
Un momento. Da quando un episodio diventa una storia?
Ehi dice Petrosky. Le sto solo dicendo che questo  il profilo
che vedrebbe un estraneo. Io non sono un intimo di suo marito.
Prende una scatola di Sucret dalla scrivania e tira fuori un rombo avvolto nella carta.
Un intimo? dice Jean. E proprio una battuta cattiva.
Lui la guarda. Okay, mi dica lei la parola giusta dice lui. Ma
una dovrebbe cominciare a farsi domande. Esamina i due lati del
Sucret, lo rimette a posto e chiude il coperchio. Soprattutto
quando questa persona d'un tratto scompare dalla faccia della terra.
L'atto di vendita si spegne e sullo schermo comincia a scorrere
da destra a sinistra la scritta NON CE LA FACCIO PI CE LA FACCIO.
Il cambiamento di luce fa s che Petrosky si volti verso lo
schermo. Osserva le parole scorrere, poi tocca il mouse e ricompare
l'atto di vendita. Questo lavoro  formato in buona parte da
cose del genere dice lui. Ti fai domande e parli con la gente. Per
esempio. Chi  che porta tutta questa cocaina nella zona di
Ruthland da sei-nove mesi a questa parte? O ecco un'altra cosa.
Come mai Castleman la settimana scorsa ha preso l'aereo per Los
Angeles? Se lo immagina, lei, quel tipo in California?
Non ci capisco niente dice Jean. Non riesco a immaginare
che Willis fosse implicato in nessuna questione di droga. Ma sa, io
l'ho perso di vista. Petrosky sta arrotolando la strisciolina di carta
come una trombettina da festa. Mi sa che non sono tra i suoi intimi nemmeno io.
Petrosky mette gi il rotolino sull'angolo della scrivania; Jean lo guarda espandersi.
Mamma Mel, dal piano disotto. Si sta raffreddando.
Arrivo subito dice Jean.
Petrosky si alza. Mi sa che abbiamo ricevuto ordini inderogabili.
Giureresti il suo sorriso sia sincero. Mi dica una cosa. Avevate
in programma di sistemare il tetto prima che comincino le nevicate?
Sarebbe una buona idea.
Io non ho idea di quello che avesse in programma lui. Jean si
tira in piedi, poi si deve sedere: le ronzano le orecchie, ha le farfalline
nere davanti agli occhi. La sedia  ancora calda di lui.
Sta bene? la voce di Petrosky sembra venire da lontano.
Jean prende un respiro, lo lascia uscire. Mi sa che ho fame.
Le serve una mano?
Si alza; lui - ha la pelle dura e ruvida - le afferra la mano e lascia
che lei faccia leva su di lui per tirarsi su.
Grazie. Lei appoggia la mano allo stipite della porta. Fa un
respiro. Comincia a scendere le scale; lui spinge la sedia sotto la
scrivania e la segue. Le sta guardando il culo, le sembra.
Si fermano sulla soglia della cucina.
Mel ha apparecchiato per tre: tre cucchiai su tre tovaglioli ripiegati,
tre tazzoni con dentro una bustina di t, tre ciotole di minestra
fumante. Due o tre centimetri di candela accesa. Oh, cara, grazie dice Jean.  carino.
Pu sedersi dove vuole dice Mel a Petrosky, tirando fuori la sedia di mezzo.
Ehi, che aria meravigliosa. La pistola gli dondola al fianco mentre si fa avanti e si siede.
Io qui? dice Jean. Stupidamente  allarmata che tutte quelle cartucce stiano vicino alla candela accesa.
Dove vuoi dice Mel.
Sei stata cos gentile, tesoro.
O-kay, mamma. A quanto pare, Mel non vuole farla sembrare
una cosa cos strana che lei faccia qualcosa di simile. Jean si siede,
e Mel prende una pentola dalla cucina e versa acqua bollente
- in realt minerale gassata, con le bollicine bollite via - nelle loro tazze.
Grazie dice Petrosky.
Di nulla.
Grazie dice Jean.
Prego.
Mel rimette la pentola sulla cucina e si siede di fronte a Jean.
Che buona minestra dice Petrosky.
Deliziosa dice Jean. Minestrone Campbell's. Avevo tanta fame. Com' la tua?
Mel si stringe nelle spalle.  la stessa minestra, mamma.
Abbassa lo sguardo sulla sua ciotola, prende il cucchiaio, assaggia.
Si ricorda di mettersi il tovagliolo di carta sulle gambe.
Sai, non credo che abbiamo ancora sentito l'altro lato di Sgt. Pepper's dice Petrosky.
A mia mamma i Beatles non piacciono granch dice Mel.
A me non dispiacciono affatto, i Beatles dice Jean.
Mel si stringe ancora nelle spalle. Non ne ho proprio voglia.
Qualcuno vuole dei cracker salati? Ne ho trovati un po' che sono stantii, ma posso metterli nel tostapane.
No, io sto bene cos dice Petrosky. Questo  quello che mi ci voleva.
No, grazie, cara dice Jean.
Mel prende un'altra cucchiaiata di minestra.  buffo pensare
che pap sia stato qui a mangiare cracker salati.
Perch  buffo? dice Jean.
Cos.
Jean toglie la bustina di t, la lascia sgocciolare. In un certo senso  vero.
Cosa ne sai tu. Mel sbatte gi il cucchiaio e se ne fila in sala
da pranzo. Jean guarda Petrosky, che guarda in basso nella propria ciotola.
Non credo che la mia presenza faciliti le cose dice lui. Avvicina
la ciotola alla bocca, ingolla e la posa vuota.
Non si tratta di lei dice Jean. Sente Mel salire rumorosamente
le scale. Senta, non so come ringraziarla per averla accompagnata
ed essersi occupato di lei.  evidente che lei piace a Mel.
Non riesce a evitare di far suonare la frase come un'accusa.
In un certo senso, mi spiace pi per suo padre che per la ragazza
dice Petrosky. Per quello che si perde.
A me no dice Jean. Ma  carino da parte sua dire cos. Soprattutto
considerando il comportamento di Mel. Alza di nuovo
la bustina di t; non c' dove metterla. La lascia cadere nella minestra.
Oh, non m'importa se non si comporta alla perfezione. Si alza
e porta ciotola e cucchiaio nel lavello. Lei non pensava di tornare stasera, vero?
Domani Mel deve essere a scuola dice Jean. Io al lavoro.
Domani  sabato.
Davvero? Per Dio, ma s, vero? Jean sente che le gambe le
fanno proprio male, come un ronzio nelle ossa. Prende una lunga
sorsata di t e scuote la testa. Per dobbiamo tornare a casa.
In questo modo far un viaggio d'inferno. Petrosky viene a
risedersi. Se fossi in lei, mi farei una dormita e scenderei domattina.
Ma lei non  me dice Jean. Non  mio marito, non  mio padre...
Lui alza una mano e dice: Okay. Si  spiegata alla perfezione.
Faccia quello che ritiene meglio.
Mi scusi. Non avrei dovuto prendermela con lei. E solo che
ho proprio bisogno di andarmene di qui, e trascinare Mel via di
qui, e arrivare a casa, capisce? E in pi mio figlio  proprio...
Lui alza di nuovo la mano. La decisione spetta a lei.
Jean chiude gli occhi. Li apre e osserva la fiamma di quel mozzicone di candela.
Si direbbe che la sua minestra l'abbia avanzata quasi tutta dice lui.
Mi sa di s. Ha preso solo un paio di cucchiaiate, e ora ha dei
crampi che la pugnalano. Sta ancora guardando la fiamma della
candela. Si ricorda di E. Gordon Liddy? dice lei.
Ehi, il Watergate. Ma credevo che fosse G. Gordon.
Sono certa che conosce la storia dice lei.
Ora s che lui la sta guardando.
Quello che ricordo dice lei  che si diceva che fosse capace
di tenere il dito sopra una candela accesa. Si mette a far andare
l'indice avanti e indietro sulla fiamma. E quando gli hanno chiesto
quale fosse il suo segreto, lui ha detto, il segreto  non farci caso.
Avanti e indietro col dito, lo sguardo fisso sulla fiamma. Ho
sempre pensato che fosse una cosa sorprendente dice lei. Le sto facendo paura?
No. Si sta facendo paura?
No. Lo guarda negli occhi, sempre passando il dito sopra la fiamma.
Lui abbassa lo sguardo e si alza. Chiudiamo casa sua, cos lei si pu mettere in viaggio.
Oh, mio Dio dice Jean. Soffia sulla candela e la spegne.
Merda. Capitano Petrosky, mi dispiace tanto, sono una cafona.
Ho proprio bisogno di un po' di riposo, e ho bisogno che questa
cosa finisca. Non voglio che lei pensi che sono una mezza matta.
Beh. Immagino che non si trovi nelle circostanze migliori.
Lei si alza - le gambe la stanno proprio trafiggendo - e porta la
propria ciotola e quella di Mel al lavello. Dove non pu lavare i
piatti. Merda dice lei. Cosa ci faccio con questa minestra?
Faccia quello che vuole dice lui.
Senta, le ho detto che mi dispiace. Santo cielo. Scene da un matrimonio.
Petrosky in realt sta ridendo. Ma non mi dica dice lui.
Guardi che ci sono passato anch'io. Una volta o due. Perch non la sbatte fuori dalla porta?
Ho paura che attiri i procioni dice Jean.
 probabile dice lui. Ma chi se ne frega?
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Nel sogno, lei e i bambini stanno viaggiando, per l'interno
del Cherokee  il loro salotto. E Mel entra tenendosi un occhio sul
palmo della mano e Jean sta cercando freneticamente di rimetterlo al suo posto, ma nel sogno vige la regola che una volta che ti tiri fuori l'occhio non puoi pi rimetterlo dentro. Si sveglia nel letto
a Chesterton, confusa circa la validit di quella regola anche
nella vita vera. Le fa male la parte bassa della schiena.
Richiude gli occhi e ascolta. Nessun uccello in questa stagione,
e nessun tagliaerba; ma ci sono comunque lo scorrere e il borbottio
del traffico, cani che abbaiano, bambini che urlano. Roger:
come prima cosa si deve occupare di quello. Ieri notte quando sono
arrivate era talmente sfatta che si  dimenticata di guardare il furgone di Carol. Deve alzarsi.
Quando apre la porta della sua camera, sente musica da quella
di Mel e un'altra musica di sotto; forse anche la tiv. Respinge l'idea
che tutto ci sia una versione ridotta di quello che si sente all'inferno.
Va in bagno e si lava la faccia con l'acqua fredda, che
dovrebbe essere tonificante per la pelle. S, per cinque o sei secondi.
Il sacco della biancheria sporca  gi quasi pieno. Indovina
cosa far oggi. D un'occhiata allo specchio: pallida, rughe, occhi
da procione. Altre novit?
Scendendo le scale, si rende conto che quello che sta ascoltando
sono cartoni animati (Wheep! Boinnng!) pi Alan Jackson dallo stereo portatile di Carol, quella canzone su come sta per comprarsi una Mercury e viaggiare su e gi per le strade. Rathbone si
trascina fuori dalla camera di Carol, scodinzolando a mo' di saluto.
Lei lo carezza, gli dice bravo cane, poi fa capolino in salotto:
Roger  pancia a terra, il mento appoggiato su cuscini requisiti dal
divano, occhi fissi sullo schermo. Prima ancora che cominci la
grande resa dei conti, dovr trascinarlo via e riportarlo alla vita.
Anzitutto, le serve del caff. Fuori sembra una bella giornata:
dalla finestra della sala da pranzo vede il sole riflesso sul buon
vecchio, robusto Cherokee, che le ha riportate a casa sane e salve.
Con il davanti sembra fare un grande sorriso di lealt a trentadue denti.
Carol compare sulla soglia abbracciando una scatola di cartone
con le alette che si chiudono a incastro in modo che non ci sia
bisogno di nastro adesivo. Ciao. Pensavo che dormissi ancora.
Porta lo scatolone in cucina e lo mette sul bancone. Jean la segue
e lei si volta. Ieri sera stavo per dire una cosa, anzi, l'altroieri sera
stavo per dire qualcosa, ma poi ho pensato che, sai, ci fossero troppe convergenze.
Ah dice Jean. Si siede a tavola.
Carol prende una sedia accanto a lei. Mi sembra di lasciarti
nei pasticci dice lei. Ma nello stesso tempo mi sembra anche
che per voi sia un momento meraviglioso, in un certo senso, perch
 un po' l'inizio di qualcosa. E invece io, nella vita mia, dove
sono? Sai, da quando le foglie hanno cominciato a cambiare colore,
mi son detta, okay,  bello, ma in un certo senso qui non c'entro
pi niente. E naturalmente Dexter  lass. Non che lui... hai
capito. Scuote la testa. E credo proprio che anche la terra laggi
sia ancora giovane. In termini geologici, capisci? Qui, invece, 
vecchia davvero. Voglio dire, il lato negativo sono i terremoti, ma
laggi  come se fosse ancora in formazione. Come le montagne,
che sono davvero aguzze, facendo con le dita il segno di una catena
montuosa, mentre qui le colline stanno solo, insomma,
aspettando che la pioggia e il resto le spianino del tutto.
Jean in fatto di geologia non ha opinioni. Loro, lo sanno? dice lei, accennando alla porta.
A Roger l'ho detto ieri sera. E stamattina, quando Mel  scesa
a prendere il succo, non sono proprio riuscita a nascondere il
fatto che stavo trasportando scatoloni.
Jean guarda in salotto e vede solo le scarpe da ginnastica di Roger,
con un alluce che batte a ritmo sul tappeto. Wheep! Boinnng!
Alan Jackson  spento, ma il rumore dei cartoni animati  forte
abbastanza perch lui non possa sentire. Non so cosa fare con lui dice lei.
Oh, senti, avevo intenzione di dirtelo dice Carol. Sono andata
a cercare svastica' su un libro - sai quando ti sembra di ricordare
qualcosa? - e infatti, la svastica  questo simbolo davvero
antico della buona fortuna. Hitler non ha fatto altro che sciuparlo
per sempre. In questo libro dicono che inizialmente rappresentava
il sole, con i raggi che facevano un vortice intorno. Gira la mano
come un mulino a vento. Non voglio dire che Roger fosse
consapevole di questo, ovviamente no, ma credo che qualcosa di
davvero antico possa davvero, voglio dire, avere preso il controllo della sua mano.
Forse qualcosa di antico dovrebbe prendere il controllo della
mano mia, dice Jean, e dargli una manica di botte come si usava
una volta, il che probabilmente sarebbe proprio quello che gli ci vuole.
Stai scherzando, vero? Non li picchi?
No dice Jean. Non faccio nulla. Ovviamente. Non ci sono nemmeno mai.
Lo so, mi sento anch'io cos dice Carol. Sento l'esigenza di
essere nel luogo in cui tutti pensano che tu debba essere. Credo
proprio di avere sentito il bisogno di tornare sulla East Coast e rifare
l'intero procedimento per liberarmene.
Giusto dice Jean. Si alza, prende un bicchiere dall'armadio e
apre il frigo. Niente succo d'arancia. Si versa un bicchiere di minerale.
Hai dormito abbastanza? dice Carol.
Sto bene. Senti, devo darti i soldi per far aggiustare quel coso.
Non puoi andartene in giro con una svastica sulla portiera. Tira
un sorso pungente di minerale e si risiede a tavola.
Carol ride. Non crederai che io sia cos scema, vero? Senti, so
benissimo quali sono i limiti. Ieri sera io e Roger abbiamo preso
un pezzo della tua carta da pacco e abbiamo disegnato un sole coi
pennarelli - sai, dal momento che in realt rappresenta proprio
un sole - e lo abbiamo scocciato l sopra. Finch non arrivo a McCall dovrebbe proprio tenere.
Aspetta, stai andando nell'Idaho? Ma io credevo che tornassi ad Anacortes.
Beh... quello dopo. Carol si alza e va fino in fondo al bancone
accanto al telefono. Ma ho pensato che potevo benissimo passare
dall'Idaho perch a McCall c' quel meraviglioso Body
Shop. Prende una penna dal portapenne in gomma gelatinosa
che Jean tiene pieno di biro, la prova sul palmo della mano per vedere
se scrive e se la porta allo scatolone per etichettarlo. Quella
volta che Gid ha capottato con il furgone dell'esercito, te l'avevo raccontato?
Non mi fa venire in mente nulla dice Jean.
Wow, non ti ho mai raccontato quella storia? Vedi, questi easy
rider... non so, mi sa che sar per un'altra volta. Comunque, il
punto  che in quel negozio la gente ha preso il furgone, ha ribattuto
in fuori tutte le botte, ha rifatto la verniciatura mimetica alla
perfezione, e indovina il conto? Settantacinque dollari. Non me ne sono mai potuta dimenticare.
Scrive VARIE su un'aletta dello scatolone e si mette la biro dietro
l'orecchio. Poi si siede a gambe incrociate sul vecchio pavimento
merdoso di linoleum che non  mai stato tra le principali priorit di Willis.
Ma ci hai abitato cos tanto tempo fa. Come fai a sapere che il negozio  ancora aperto?
Vale la pena di provarci dice Carol. Guarda il pavimento,
sorride. Ogni cosa resta uguale. Voglio dire, non resta uguale,
per... Si stringe nelle spalle. In realt, ho pensato che potrei
fermarmi un pochino da quelle parti. Per un pezzo non ci sono
voluta tornare, ma adesso mi sembra che mi farebbe bene. Comunque,
la donna che ha preso in affitto casa mia dovrebbe tenerla
fino ad aprile. Si prende la biro dall'orecchio e la esamina.
Quindi, in altre parole, tu non sai nemmeno dove stai andando
ad abitare? Carol. Non vorrai mica...
Mio Dio, no. Gid non ci abita nemmeno pi. E tornato a
Stone Mountain. Ston Matten, in Giougia. Credevo di avertelo
detto. Ad abitare con la sorella e la famiglia di lei, va tutti i giorni
alle riunioni.  come se in questo periodo se ne tornassero tutti a
casa, nelle citt in cui sono nati e palle varie.
Ma allora perch non te ne fili a Bethesda?
Oh, che schifo dice Carol. Mio Dio, ti ricordi i Roberts?
Quando andavamo insieme a sentire il signor Roberts che suonava l'organo Hammond?
Jean ride. S, e ci servivano ginger ale con quei sottobicchieri
di plastica color avorio? Mi ricordo addirittura l'odore che c'era, l dentro.
Anch'io. Incredibile. Credo che fosse la naftalina. Ti ricordi
che suonava Charmaine? Carol fa ondulare le dita a mezz'aria,
una mano pi alta dell'altra. Jean si mette le mani sulle orecchie.
Charmaine, Jeannine, I Dream of Lilac Time, ui, le conosceva
tutte. Per. E intanto pap si ubriacava a furia di Manhattan.
Gi dice Jean. Ci ho messo anni a rendermi conto che odiava i Roberts.
Mi stai prendendo in giro? Anche quando diceva che il signor
Roberts era un genio? Sai, con quel tono di voce? Io mi facevo piccola cos.
Jean si stringe nelle spalle. Ricordo che ci offriva le ciliegie.
Ah, ah, dice Carol, e dopo che ce ne aveva date tre o gi di
l, la mamma faceva Joe? Cara, non credo proprio che... Non so, mi sa che era la loro danza.
Ehi, quanto abbiamo rischiato, me lo dici? Potevamo sposarlo tutt'e due, ti rendi conto?
Tu lo dici sempre dice Carol. Ma io invece pensavo che avrei sposato Clint Walker.
Beh, se Bethesda non la prendiamo in considerazione, allora
dov' la nostra patria spirituale? Jean si alza dal tavolo per sedersi
accanto a Carol sul linoleum freddo, fesso. Carol si fa pi da
presso. Forse Disney World dice Jean. Non c' spazzatura, si
occupano loro di tutto... Non riesce a pensare a una terza cosa
per concludere la battuta. Dal salotto sente voci metalliche che
cantano: La pi vivace creatura di tutto il mondo / il nostro prossimo cartone animato con Slappy lo scoiattolo!
Non si era mai seduta prima sul pavimento della cucina; il soffitto
sembra lontanissimo. Poi abbassa lo sguardo sulle mani di
Carol, quelle nocche cos grosse, quella pelle secca e tesa. Carol
sta per compiere quarantotto anni. Per il giorno del Ringraziamento cosa fai se sei a McCall?
Salvo un tacchino dice Carol.
Ci mancherai tanto.
Oh, senti, proprio il fatto di stare con voi, e il fatto che sia
successo con un tempismo cos perfetto... Non so, la pensiamo
diversamente su cose del genere. Carol accarezza i capelli di
Jean, una volta sola. Lo so che hai paura di sentirti persa se non
sono qui ad aiutarti. Ma io penso che succeder il contrario, che ti troverai.
Spero che tu abbia ragione. Jean abbassa lo sguardo sul povero
vecchio linoleum. Vorrei tanto pensarla in una maniera o nell'altra.
Ma  cos, credimi. Devi solo imparare a rendertene conto, e ad ascoltarti.
Giusto dice Jean.  una cosa sulla quale posso lavorare.
Nel mio tempo libero. Si tira su in piedi; la schiena le fa ancora
male. Dal salotto, musica folle di xilofono dei cartoni. Si stira, le
mani agganciate e le braccia protese verso il soffitto, e sente come
se stesse facendo prendere aria alle vertebre. Abbassa le
braccia, espira. Okay. Allora, cosa posso fare? Posso aiutarti in qualcosa?
Credo di avere tutto sotto controllo. Carol scatta su dal pavimento:
sar tutto quello yoga. Anzi, una cosa c': non hai mica
un paio di corde elastiche che ti posso portare via? Ti do i soldi per ricomprarle.
C' una vecchia espressione per indicare questo concetto dice
Jean. Si dice comprare. No, non puoi comprarmi delle corde
elastiche. Sar felice di dartene alcune.
Grazie dice Carol. Credo di avere ancora bisogno di lavorare
sulla mia capacit di chiedere le cose. Tira su lo scatolone e si avvia verso la porta.
Ah, ma chi pu mai dire come girer la ruota cosmica? Qual
 l'idea? Che se non fa in modo che Carol parta su una nota piacevole,
Carol non pu partire? Si mette la tuta grigia, prende le chiavi e va fuori verso il Cherokee.
Nel coso tra i due sedili davanti, Jean trova due corde elastiche
che intendeva usare per tenere chiusi i coperchi dei bidoni della
spazzatura e auspicabilmente fuori i procioni. Carol, in jeans e
maglietta, nel di dietro del suo furgone con scatole, valigie e la sua
bicicletta, spinge la sua gigantesca borsa di tela in un angolo e la ferma con una valigia.
La notizia cattiva, dice Carol,  che ogni sera dovr portare
tutta sta roba nel motel e tutte le mattine ricaricare. Spinge una
scatola contro la valigia e la incastra. La notizia buona  che sono
riuscita a prenotare ai Motel 6 lungo tutto il percorso. Far Cleveland,
Iowa City, Cheyenne, Boise. A meno che decida di saltare
Boise e fare una tirata fino a McCall.
Ma non sono guidate lunghissime? dice Jean.
Mi terranno la luce accesa. Vedo una di quelle, posso? Jean
le porge la corda con striature rosse, nere e gialle, come un cobra;
Carol la passa dentro la ruota posteriore della bicicletta e il manico
della borsa di tela e la aggancia agli occhielli di metallo della
carrozzeria del furgone. Posso prenderne un'altra? Jean le d
quella bianca e verde, che Carol fa passare dentro la ruota davanti
della bicicletta, intorno alla barra trasversale e dentro il manico
della valigia. Poi alza i pollici e dice Ecco fatto, esce dal furgone,
si strofina le mani sui jeans e si abbraccia. Sto congelando. Se
devo tornare nell'Idaho mi devo rafforzare di nuovo. Allora, hai visto il nostro coso?
Quale coso? dice Jean. Oh. No.
Sulla portiera del guidatore, in una cornice di nastro grigio da
tubature, un sole rotondo giallo con una frangia gialla di raggi e
una faccia sorridente rossa disegnata su carta da pacco; sotto, in
caratteri viola troppo rozzi per essere di Carol, la parola NAMARIEI.
Ha perfino copiato il cosino sulla E.
Namariei, giusto? dice Carol. Non Namari?
Mi pare dice Jean.
Bene. Non che ci siano molte probabilit che qualcuno me lo chieda.
Rientrata in casa, Jean mette su l'acqua, poi si trasferisce in salotto.
Roger  ancora per terra a guardare una ragazzina dei cartoni
che fa una sfuriata incazzosa - Non ti piacciono mai gli amici
miei! - e si trasforma prima in mostro, poi in esplosione nucleare.
Ma in nome di Dio, che cavolo ? Jean prende cinque biglietti da
venti dal portafogli (lasciando uno da dieci e due da uno) e ritorna
in cucina dove Carol  seduta a tavola, cercando di fare il suo
gioco di mettere in equilibrio il salino sul bordo. Le undici e cinque.
Ha intenzione di arrivare a Cleveland stasera? Impossibile.
Quando pensavi di partire? dice Jean.
Gi da un po', in realt. Ma se parto adesso, sar in forma.
Sai, volevo che facessi qualcosa per me.
Certo.
Voglio che tu prenda...
No dice Carol. Assolutamente.
...che prenda questi e che li usi per comprarti un giorno di viaggio in pi. Un motel in pi, un giorno di pasti in pi. Okay?
E un pensiero dolce, ma...
Voglio che guardi sulla mappa e programmi delle soste pi umane per te di modo da non guidare diciotto ore al giorno.
Oh, ma dai, non ...
Allora telefona al Motel 6 e fagli rifare le prenotazioni. Ecco il
telefono. Delle prenotazioni del genere non dovrebbero nemmeno
permettere, di farle. Non sei mica un camionista.
Faccio sempre da costa a costa in cinque giorni dice Carol.
Questi sono quattro giorni solo per arrivare a Boise. Per favore,
non trasformarmela in una storia di soldi.
Non  una storia di soldi dice Jean. Voglio solo che tu sia al
sicuro e che non ti stanchi. Se non li prendi tu, li brucio. Sulla
fiamma della cucina. Indica la cucina.
Non posso. Mi sentirei troppo strana.
Jean sposta il bollitore dalla fiamma e fa oscillare un biglietto
da venti sulla fiamma bluastra. Sta per andare... sta per andare...
Non vorrai farlo davvero dice Carol.
Andati. Quando s'incendia l'estremit della banconota, Jean
la lascia cadere, in fiamme, sopra la cucina. Carol salta su dalla tavola.
Sei rimasta a ottanta dice Jean. Quella era la buona bottiglia
di vino che ti saresti bevuta con la cena. Prende un altro biglietto
da venti. Sta andando...
Okay, okay dice Carol, afferrandolo. Mio Dio. E poi tutti pensano che la sorella matta sia io.
E non devi darli in elemosina ai senzacasa, capito? Jean si mette i soldi dietro la schiena.
La senzacasa sono io dice Carol. Per favore. Protende la mano verso Jean.
Questo  parlare. Jean posa i quattro biglietti sul palmo della mano di Carol.
Santo cielo. Carol se li infila nella tasca dei jeans. Fatemi andare via di qui.
Stavo pensando, dice Jean, vuoi che ti seguiamo fino al bar
dei pancake e facciamo un brunch di saluto? Sai, una specie di cerimonia.
Troppo triste dice Carol. Penso che forse dovrei solo dire ciao a Mel e Roger e poi filarmela.
Jean stupidamente dice: Ma ho su l'acqua per il caff.
E meglio di no dice Carol. Lo sai come si dice, miglia da percorrere prima di dormire.
Giusto dice Jean.
Vedrai che te la passerai bene dice Carol. E questo che cos'?
Si prende la biro da dietro l'orecchio. Mi sembrava, di sentire
qualcosa. E tua o mia? Si risponde scrollando le spalle. Chi
se ne frega, giusto? La posa sul bancone.
Jean prende la mano nodosa della sorella. Ruvida e secca come
quella di un uomo, ma sottile, leggera. Vedrai che te la passerai
bene anche tu. Lei soffia dal naso. Dio, ascoltaci: Bene bene bene.
Tira un lungo respiro, lo lascia uscire. Ecco. Non credo che dovremmo ancora tirarla in lungo.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Guardano il furgone di Carol svoltare l'angolo e scomparire
dietro la casa i cui proprietari hanno un Grand Cherokee nero;
poi corrono dentro per il freddo, Jean sempre tenendo Rathbone
per il collare. Mel e Roger filano subito di sopra, che in un certo
senso va bene, dato che lei ha bisogno di qualche minuto. Anche
se stamattina deve assolutamente parlare con Rog. Mette il caff
nel filtro e ci versa sopra l'acqua, poi inghiotte un paio di Advil
per annientare il malditesta. Tira gi il tazzone JOE. In attesa che
il caff scenda potrebbe anche andare di sopra a prendere quel carico di biancheria.
Gi in cantina, si sistema nella buona vecchia poltrona - cinque
minuti, non di pi - appoggia il caff sul largo bracciolo imbottito
e tira fuori The Father Hunt. La lavatrice comincia il suo
ripetitivo sciabordare, come il battito cardiaco della madre in utero.
Sta pensando a quanto le piace quella cosina in cui Archie dice:
Vorrei tanto sapere se vi interessa davvero sapere quello che abbiamo
fatto nelle quarantott'ore successive. E come se stesse quasi
flirtando con te, quando squilla il telefono e lei fa un salto, naturalmente
rovesciando lo stupido caff e facendo cadere il tazzone
sul pavimento di cemento. Merda. Imbocca di corsa i gradini verso
la cucina, stacca il telefono dal muro e sbanfa Pronto? esattamente
nel momento in cui sente Mel dire Pronto? dal telefono che c' di sopra.
Ciao, Melanie.  quella stronza di Erin Miller.
L'ho presa io, mamma dice Mel.
Jean riaggancia, fa un paio di respiri profondi - a esser giusti,
Erin ieri si  comportata in modo responsabile - poi tira fuori il
tazzone verde. Che non le  mai piaciuto, cos  certa di non romperlo
mai. Versa dell'altro caff e ritorna gi in cantina. Raccoglie
i pezzi rotti del tazzone JOE, alza il coperchio per fermare la lavatrice,
tira fuori un asciugamano inzuppato, pulisce il caff e ributta
dentro l'asciugamano. Nel mucchio dei frammenti nota una
pinna di squalo di ceramica con la O intatta. Se lei fosse ancora
un'artista... Pensiero banale e stupido.
E questo le fa venire in mente: deve cercarsi un altro lavoro.
Quanto tempo ha? Non  stato messo in chiaro, vero? O  stata
lei a impedire che si sviluppasse quella parte del discorso?
Quindi deve aggiornare il curriculum. Gi, per spedirlo dove?
Beh, non  la giornata giusta per pensarci. Per Dio, solo il mutuo
 tipo milleottocento dollari. L'automobile altri quattrocento, il
mutuo di Preston Falls probabilmente altri quattrocento, e quindi
sono duemilasei. L'abbonamento ferroviario, centosessanta, pi le
solite bollette, con l'arrivo dell'inverno, stanno per ricevere la botta
del gasolio. Santo cielo, pi il cibo. I vestiti. Il suo stipendio
mensile  duemilatrecento. Meno di duemilatr. Duemiladue e
rotti. Una cifra straordinariamente buona, le hanno sempre detto,
per una che esce da una scuola di design.
Okay. Non abbiamo intenzione di pensarci oggi. Che Dio strafulmini Doug Willis.
Prende su The Father Hunt e fa davvero del suo meglio per riprendere
la concentrazione e tenere lontani i pensieri. Vorrei tanto
sapere se vi interessa davvero sapere quello che abbiamo fatto...
Immagina di avere paraocchi neri alle tempie, come un cavallo.
No, non va bene. Comunque, deve affrontare Roger.
Lui se ne sta sdraiato sul fianco sul pavimento di camera sua,
con davanti la sua raccolta di Pog in basse pile come un avaro. Gli
piacciono quelli che hanno scheletri con armatura e cappuccio, il
cranio con zanne da vampiro. Non avrebbe mai dovuto accettare
il giudizio di Willis secondo cui si trattava di roba normale per dei
maschi. N il modo di Roger per elaborare le paure. N qualsiasi
altra stronzata iperintellettualizzata che lui era capace di tirare
fuori per evitare di guardare come stavano davvero le cose, anche
se a esser franchi lei si comporta esattamente allo stesso modo.
Ciao dice lei, inginocchiandoglisi accanto.
Cosa? Senza guardarla, prende un Pog da una pila pi bassa
e lo appoggia con cautela su una pila gi pi alta.
Zia Carol mi ha fatto vedere il sole che avete fatto. Proprio un buon lavoro.
Roger si stringe nelle spalle.  stata un'idea sua. Prende un
Pog: un cranio d'argento con uno yin-yang rosso e verde sulla fronte.
Allora, hai pensato a quello che ti avevo detto? dice Jean.
Al perch hai inciso quella cosa sul suo furgone?
No.
Allora vorrei che ci pensassi in questo preciso istante. E come
fa a controllare se lo fa, marciando nella sua testolina?
I secondi passano.
Okay, ci ho pensato dice Roger.
E allora?
Si stringe nelle spalle e prende un altro Pog.
Eri arrabbiato con lei? dice Jean.
Scrollata di spalle.
Arrabbiato con me?
Scrollata di spalle. Questo Pog  identico all'altro. Ne tiene sospeso
uno per mano tra pollice e indice e sposta prima uno e poi
l'altro pi vicino e pi lontano.
Arrabbiato con pap?
Non so. Sar morto o roba simile.
Ti piacerebbe? Sta chiedendo una roba del genere a un
bambino di nove anni, di suo padre? A volte le persone, quando
sono molto arrabbiate con qualcuno, lo desiderano.  normale
desiderarlo. Non vuol dire che uno sia cattivo.
Scrollatina di spalle: anzi, un leggero fremito.
Voglio solo che tu sappia che essere arrabbiati va bene.
Non sono arrabbiato dice lui. Tu fai sempre un'affare grosso
cos da ogni scemata. Con un colpo a man bassa abbatte tutte le pile.
La cosa sta procedendo in modo brillante, proprio come pensava
lei. Ma adesso che ha cominciato, non si pu evitare il resto.
Sai cosa significa quel coso? dice lei. Quello che hai inciso sul furgone di zia Carol? La svastica?
S. Il sole.
Ma non era quello che pensavi quando l'hai fatto.
Roger non dice nulla.
Allora cosa pensavi che fosse?
Non so, un segno nazista.
E sai chi erano i nazisti?
S, tedeschi.
Sai cos'hanno fatto?
Roger si stringe nelle spalle. Non so, hanno ucciso delle persone e roba simile.
Sai quante?
S, sei milioni.
Sapevi che le persone che hanno ucciso erano persone come i
Levy che abitano alla porta accanto? O come il tuo amico Sam? O Jason?
S, lo so.
Beh, allora mi sa che non ci arrivo dice Jean. Non odierai
certo Sam o Jason. Non osa domandarglielo. Sapevi di fare una cosa sbagliata.
Silenzio. Stare inginocchiata cos le fa male alla schiena.
Posso dirti cosa sembra a me? Mi sembra quasi che tu stia
chiedendo di essere punito per qualcosa. Si sta avvicinando in
punta di piedi all'idea che Roger potrebbe incolparsi del fatto che
Willis se n' andato. Ma se per lui non  cos, non vuole essere certo lei a suggerirglielo.
Silenzio.
Quale pensi che potrebbe essere la punizione giusta per una
cosa del genere? dice lei. Fa una pausa, perch non si sa mai,
poi continua. Se fossi pi grande, ti farei pagare a zia Carol il
danno che le hai fatto. Anche se dovesse semplicemente dipingere
la portiera, immagino che coster almeno duecento dollari.
Sai quando ci metteresti a restituire duecento dollari con la tua paghetta?
S, duecento settimane.
Esatto, circa quattro anni dice lei. Perci non credo che
sarebbe molto utile darti una punizione che continuasse fin
quando avrai tredici anni per una cosa che hai fatto quando ne avevi nove.
 meno di quattro anni dice Roger.
Jean chiude gli occhi: duecento settimane, e un anno ... ha ragione
lui. Avresti tredici anni comunque dice lei.
Roger non dice nulla.
Okay, ecco quello che succeder dice lei, improvvisando del
tutto. Che cosa succeder? Si fissa sui Pog sparpagliati. Io dovr
pagare la verniciatura del furgone di zia Carol, e quindi dovr fare
a meno di alcune cose. Quindi dovrai rinunciare a qualcosa anche
tu. Diciamo che i tuoi Pog valgano un dollaro l'uno, okay?
Quindi devi rinunciare a duecento Pog.
Ma ne ho soltanto...
Sei grande abbastanza da sapere che le cose che fai hanno conseguenze dice lei.
Ma se faccio il bravo li riavr indietro, va bene?
Ci devo pensare. La lezione, in s e per s, dovrebbe essere
che quel che  andato  andato. O  solo stupidamente punitivo?
 tutto cos artificioso: perch non dovrebbe essere artificiosa anche
la perdita? Non ti rispondo subito dice lei. Voglio che ne conti duecento.
Roger si rotola sulla pancia sconfitto. Posso scegliere quali?
Purch siano duecento dice lei alzandosi e scavando dentro
coi pollici per massaggiarsi la parte bassa della schiena. E, prima
di scendere, mettili nel cassetto pi basso del mio com.
Gi in salotto, trova Mel seduta a gambe incrociate sul divano
con l'atlante stradale in grembo, aperto su New Hampshire/Vermont.
Jean decide di pensare che stia solo guardando dov' stata
ieri e non organizzando un'altra fuga.
Mamma, posso andare da Erin?
Prima dobbiamo parlare di alcune cose.
Tipo?
Tipo se devo chiuderti in casa o no.
La bocca di Mel si spalanca, teatralmente. Perche-?
Jean lascia cadere la mandibola, come un'imitazione di cattivo
gusto. Perche-? Perch hai saltato la scuola, hai rubato la mia
carta di credito, ti saresti potuta cacciare in... a proposito, potrei riavere la mia carta?
Mel si china in avanti per arrivare alla tasca di dietro dei suoi
Levi's troppo larghi; quando si tira su, Jean vede che si  messa a
piangere. Porge a sua madre la MasterCard.
Non sono arrabbiata con te, tesoro. Voglio soltanto essere del
tutto certa che non rifaresti mai una cosa del genere. Per quanto
tu possa essere sconvolta. Va bene?
Mel guarda verso il basso, le spalle le tremano.
Promettimelo dice Jean.
Mel emette un okay. Jean ascolta i singhiozzi per valutarne la
sincerit, come se si orientasse su uno strumento preciso in
qualche punto dell'orchestra per sentire se  un oboe o un corno inglese.
Quando lei smette, Jean dice: Non ho intenzione di chiuderti
in casa. Come se di solito Mel potesse condurre chiss quale vita
sociale sfrenata. L'unica cosa, per quanto riguarda andare da
Erin,  che credo che oggi mi piacerebbe che tu rimanessi a casa.
Non vedo n te n Roger da...
Mi hai vista per tutto ieri, mamma. Mel  tornata normale.
Troppo rapidamente: cos il suo pianto vale meno.
Sai cosa intendo. Mi piacerebbe che stessimo insieme.
Fantastico.
Se vuole venire qui Erin pi tardi...
Lei non vuole dice Mel. La nostra casa fa schifo, e non c' niente da fare.
 questo che dice?
No, ma  quello che pensa.
Ma allora che cosa ha detto di preciso?
Che lei e sua madre dovevano andare non so dove.
Non mi sembra esattamente lo stesso che dire che non voleva
venire qui dice Jean. Hai fame? Non abbiamo pranzato.
Un po'.
Allora direi che metto la biancheria nell'asciugatrice e poi
preparo qualcosa da mangiare. E magari cerco di coinvolgere Roger
in una partita a monopoli o roba simile.
Non ho voglia di giocare a monopoli dice Mel. Non so, magari.
Risulta la prima mossa giusta della giornata. No, della settimana.
Roger si lascia attirare di sotto, e mentre giocano, mangiano
panini con burro di arachidi e pancetta - burro di arachidi e banana
per Mel - e ascoltano i Beatles. E cos strano che una canzone
terrificante come I am the Walrus ormai piaccia anche ai bambini.
Roger compra via dei Giardini e parco della Vittoria ma non
approfitta della possibilit di comprare altre cose cos da poter risparmiare
e mettere su un albergo. Passano due CD dei Beatles
prima che Mel cominci a scalpitare e Roger cominci ad alzarsi a
fare delle cose tra un turno e l'altro. Quando Jean sospende il gioco
- da continuare stasera - loro protestano, ma  evidente che
hanno bisogno di una pausa. E lei ha bisogno di mettere su le
doppie finestre invernali per bloccare questi spifferi gelidi.
Le finestre del pianterreno sono facili: tira su le zanzariere, tira
gi il vetro. Jean smonta le zanzariere, le porta in garage, porta indietro
i vetri da inserire e li infila. Le finestre di sopra, invece,
hanno il vecchio doppio vetro col telaio. Ma lei ha davvero il coraggio
di farlo? Prende dal garage la scala di alluminio allungabile,
la appoggia contro la casa e si arrampica su per esaminare la situazione.
Sembra che basti appendere il telaio col vetro a quei
ganci sopra la finestra, inserirli al loro posto e girare i cosini sui lati
per fissarli. Ritorna fuori in garage per prendere il primo. Grazie
a Dio non sono enormi: si riesce a portarli su per la scala con
una mano sola tenendosi con l'altra. E ce ne sono solo sei.
Quando torna dentro, la faccia se la sente calda per reazione
all'aria fredda di fuori, lancia un richiamo di sopra per sentire se
c' qualcuno pronto per riprendere a giocare. Roger s; Mel no,
poi s. Ben presto Jean  costretta a ipotecare i suoi possedimenti
poco redditizi. Soprannomina Roger Roger l'implacabile, e lui
fa Heh-heh-heh. Proprio come un bambino di nove anni. Mel  annoiata ma indulgente.
Quando Jean pensa a guardare fuori,  buio. Si ricorda che
hanno bisogno del latte e di Dio sa cos'altro, allora chiede a Mel
di giocare al posto suo e va in cucina a fare la lista. In realt, Carol
li ha lasciati con delle ottime scorte. Okay, latte, succo d'arancia,
magari Rice Krispies, dato che nemmeno Mel mangia il frumento
tritato. Hanno pane per i toast, ma tanto per cambiare sarebbe
bello comprare dei muffin. E una mela da tagliare a spicchi al posto
del dessert. Si mette la giacca e chiede se qualcuno vuole andare
con lei al 7-Eleven: nessun offerente. Roger le dice che lei ha
appena vinto il secondo premio a un concorso di bellezza: ritira
dieci dollari; questo lo fa piegare in due dal ridere.
Dalla cabina che c' fuori dal 7-Eleven fa un altro tentativo da
Champ, sentendosi come una moglie infedele che s'inventa una
commissione per chiamare l'amante. Ma pensa sia il caso di dirgli
che hanno trovato il furgone di Willis, almeno questa  la sua scusa,
e non  necessario che i bambini sappiano di ogni telefonata
senza speranza. Champ non sa nulla. Ma proprio nulla. Se avesse
saputo qualcosa, avrebbe telefonato, beh, cavolo, lei lo sa. Strano
del furgone. Ma cazzo,  strano tutto. Cosa pu dire, lui?
Diretta a casa con il piccolo sacchetto della spesa, Jean svolta e
accosta per guardare la loro casa nell'insieme. Le allegre luci accese,
la zucca arancione in mezzo alle foglie secche. Potrebbe essere
la casa di una famiglia qualsiasi. Per un secondo finge di non entrarci
per nulla. Il pensiero le fa venire i brividi. Potrebbe proseguire diritta e continuare a camminare.
...
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...
QUARTA PARTE.
...
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...
Capitolo 1.
...
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...
Champ riaggancia il telefono e dice: Sei proprio un ragazzo schizzato.
S, okay dice Willis. Niente discussioni.  seduto nella cucina
di Champ, sulla robusta poltroncina imbottita del Salvation
Army puzzolente di cipolla, infossato col culo pi basso delle ginocchia
dato che le molle sono merdosamente sfatte; ha l'indice
infilato in un libro intitolato Oswald Talked che secondo Champ
distrugge le argomentazioni di Gerald Posner (Autore di un libro in cui si sposava la versione ufficiale dell'assassinio di JFK da parte di Oswald).
E sono un ragazzo schizzato anch'io, dice Champ, a tirarla, in lungo con questa cazzata.
Okay. Concetto afferrato. Ma lei cos'ha detto di preciso?
Beh, non ti posso fare una parafrasi parola per parola dice
Champ. Hanno rimosso il tuo furgone da Houston Street, riteneva
che fosse meglio che io lo sapessi. Senti, devi proprio darti una regolata. Mi spiego?
Certo. Sto per farlo.
S, ma quando? Perch non sono pi disposto ad andare
avanti con questa cazzata, okay?  l'ultima fottutissima volta che racconto palle a tua moglie.
Quand' che le hai raccontato palle, prima?
Mai dice Champ.  questo il punto, cazzo. Lei chiama la
prima volta e io faccio No, no, neanche una parola, non ho sentito
un cazzo, sai, ed effettivamente era vero.
Okay, e adesso le hai detto la stessa cosa.
S, giusto, peccato che adesso... ne vuoi una fresca, a proposito?
Prima cosa devi sapere che Tina mi ammazza, cazzo, per via
della merdosissima solidariet femminile. Apre il frigo e sventola
una lattona di Budweiser. S? No? Pu servirti a venire fuori da questa situazione di merda.
Ma tu pensa dice Willis. S. Grazie. Tira fuori il dito dal libro
e guarda ancora un po' la foto di Oswald in canottiera bianca
e il suo sguardo da vittima innocente, in posa tra due rozzi sbirri
in uniforme scura. Uno  un vecchio cazzone a forma di patata
con i gradi da sergente, l'altro uno sbarbato col taglio corto da nazista
come George Jones degli esordi, che fissa Oswald come se
quello fosse davvero il pezzo di merda che ha ucciso il presidente.
Okay, tanto per metterla gi nuda e cruda, dice Champ, sarai
ben stufo di farti seghe. Il braccio di Willis ha uno scatto, un
che di gelido. To'. Champ gli porge la lattona.
Non so dice Willis. Cazzo, ma poi cosa vuol dire, stufi
d-i? Il fatto  che quando ci prova si distrae e l'innominabile
non gli viene pi duro. Ormai da mesi. Potrebbe davvero essere
depressione in senso clinico. Prende la prima sorsata, in teoria la migliore.
Oh, la filosofia dice Champ. Fantastico, facciamone un
po'. Tira fuori una lattona per s, si siede a tavola e la apre. Sei
il benvenuto dice lui. Cazzo di ora ? Fuori  di nuovo buio. Oh, cavolo. Tina mi ammazzer, cazzo.
Continui a dirlo dice Willis.
Non mi facevo pi, di questa roba. Merdosissime nottate
in bianco. E giornate successive in bianco. E s che ero diventato
proprio un bravo bambino, sai? Okay, sono fottuto. Sono fottuto !
Quando dovrebbe tornare, lei?
Domani, tipo.
Quindi fai ancora in tempo a dormire. Lei non lo verr a sapere.
Ma cosa fai, mi prendi per il culo? Tina ha una telepatia ai
raggi X. E quello, poi? indica il muro dietro Willis. Voglio dire,
cosa dice quello? Socchiude gli occhi e fa cinque movimenti in
successione con l'indice. Qui. . Stata. Consumata. Droga.
Willis rimette l'indice in Oswald Talked e si gira a guardare. La
sera prima lui e Champ hanno dipinto un tachimetro lungo due
metri e alto mezzo metro sul grande muro della cucina. L'idea gli
 venuta tornando dall'East Village con la macchina di Champ.
Willis aveva ribattuto che sarebbe stato pi ironico un contagiri -
ossia andare su di giri senza andare da nessuna parte - ma Champ
ha detto che sarebbe stato troppo arcano. In realt, l'idea originale
di Champ era dipingere Ruby che spara a Oswald - bastava
mettere tipo una griglia sopra l'immagine e copiare quel figlio di
puttana quadratino per quadratino - ma Willis ha detto che era
troppo politico. Si sono fermati a comprare un blocco da disegno
per fare uno schizzo del tachimetro di Champ, un litro di vernice
nera, due pennelli da un quarto di pollice e, come accompagnamento,
il Parsifal, su quattro CD, Armin Jordan che dirige l'Orchestre
Philharmonique de Montecarlo. (Champ ha fatto il giro
dell'isolato intanto che Willis faceva una capatina alla Tower che
c' in centro, perch aveva paura a fare un salto su in ufficio a
prendere la sua copia.) Hanno fatto uno schizzo sul muro a matita,
poi hanno trafficato come dei matti con un coltello da burro
con il monogramma W per aprire quel cazzo di barattolo. Willis
ha dipinto il lato da 0 a 60 miglia all'ora; Champ ha dovuto fare il
lato da 60 a 120 dato che era il suo tachimetro. Avevano anche intenzione
di metterci una lancetta rossa che si potesse spostare
davvero - per un miracolo sorprendente, Champ aveva davvero
uno spazzolone con il manico rosso - ma non sono riusciti a capire
come farlo star su. Champ ha pensato semplicemente a una
grande vite, ma quando si sono messi a discuterne ormai i negozi di ferramenta erano chiusi.
Magari ci puoi dipingere sopra dice Willis.
S, secondo te con quanti barattoli di bianco? Una decina?
Beh, non solo dipingendoci sopra. Usando prima lo sverniciatore.
Oppure ci puoi passare sopra dello stucco antimacchia.
Come quel prodotto, il Kilz. K-i-l-z?
S, come se tu lo facessi davvero. A te che ti frega? Tanto tu
te ne torni a quel Bates Motel del cazzo. Dimmi una cosa. Perch
perlomeno non te ne torni a Fancul Falls, invece che in quel
merdaio? Voglio dire, vuoi proprio buttarti sempre pi in basso, cazzo.
Te l'ho gi detto dice Willis. Non ci posso pi tornare lass.
Ah, gi, perch se no i cattivi ti prendono. Quella me l'ero
dimenticata. Te l'ha mai detto nessuno che la cocaina ti rende paranoico?
Non conosci la situazione.  gente tosta.
S, tosti, certo, tanto che per le loro consegne del cazzo hanno
scelto addirittura te. Senza offesa.
Perch, ci torneresti, tu? dice Willis. Ad aspettare che ti
nascondano un po' di droga in casa?
Cazzo, se succedesse a me sarei solo felice! Okay, senti.  evidente
che tu vuoi credere a questa cazzata... che, voglio dire, va
anche benone. Va benone, s. Voglio dire, quel posto non  che vi
facesse poi sto gran bene. A nessuno di voi. Secondo me, eh?
Adesso, devi tornare a casa, capito?
Ci devo pensare.
Traduzione dice Champ. Devo tornare a rinchiudermi nella
mia stanzetta di motel a mezzo miglio dalla mia casa del cazzo. Non
penserai certo che ti ci accompagni io?
Le miglia saranno almeno tre.
Ah, questo s che fa una gran differenza. Ma che gran pezzo
di merda che sei. Guarda che non scherzo neanch'io. Cazzo, avrei
dovuto fare lo strizzacervelli. Il mio background familiare? Protende
una mano. C. L. Willis, psicoterapeuta. Si esercita esclusivamente
la psicoterapia. Portare un lettino qui dentro, palpare le
tette delle signore... Cazzo, quel fottuto di Freud si faceva di coca.
A proposito, che ne dici? Ce ne facciamo una strisciolina?
Credevo che avessi detto che l'avevamo finita.
Okay, era quasi vero dice Champ. Per ho un nascondiglio
top secret per le emergenze pi gravi che potremmo benissimo far
fuori. Pi ci penso, pi mi sembra di non avere bisogno di avere
questa roba in giro. Voglio proprio vivere una vita semplice, capisci
cosa intendo? Alzarsi al mattino, buonanotte la sera, una bottarella
alla vecchia signora un paio di volte alla settimana. La vita
semplice.  quello di cui hai bisogno tu, fratello.
 quello che ho avuto.
E quello che hai avuto dice Champ. S. Esatto. Allora, vuoi
telefonare al tuo cazzo di mogliettina, per favore? Cos ci possiamo
fare in pace? E poi ti ci accompagno.
Pensavo che non ne avessi pi intenzione.
Non al fottuto Bates Motel, quello no. A casa TUA. C'hai presente,
quella dove tu, cazzo, ci abiti?
Com' che a Willis d'un tratto il dito fa un male cane? Ah, perch
se lo sta schiacciando tra le pagine di questo libro. Si china in
avanti e posa il libro sul pavimento. Oswald, solo la verit, chi se la beve, per carit.
Champ scuote la testa. Cazzo, sono finito. Quella fottuta di
Tina, caro mio, dovr chiederle in prestito i soldi per pagare quel
cazzo di affitto, che sono gi in ritardo di una settimana o gi di l.
Settecento dollari, caro mio, su per la buona vecchia superautostrada
delle informazioni. Si tocca la punta del naso. Questa roba
non me la posso permettere, sai? Voglio dire, non sono un cazzo
di analista di Wall Street. Senti, fratello. Devi perlomeno telefonare
e farle sapere che sei vivo, cazzo. Perch se non lo fai tu, lo faccio io.
Stronzate.
Non direi dice Champ. Per Dio, come puoi fare una cosa
simile? Coi bambini e tutto? Credimi, avessi dei bambini io, non
gli farei certo passare un inferno del genere.
Stronzate dice Willis. Tu sei ancora pi bastardo di me.
Non credo.
Stronzate.
Beh, questa  proprio una discussione mo-olto intelligente, cazzo! dice Champ.
Allora, dov' questo nascondiglio supersegreto? Willis cerca
di alzarsi dalla poltroncina. In realt devo fare la pip. Possibile
che la birra scorra gi cos veloce? Ma questo non  uno dei sintomi del cancro della prostata?
Fare la pip? dice Champ. Devi fare la pip? Vuoi dire che
devi pisciare? Per Dio. Che cosa fai, ti ci siedi, sul cesso, per pisciare?
Prima quella stramaledetta opera lirica, ora la pip... Mi sa
che hai proprio un bisogno urgente di relazioni coniugali.
Willis a quanto pare non riesce ad alzarsi dalla poltroncina. Si
dondola in avanti, indietro, in avanti; finalmente  in piedi, vacillante.
Guarda il tachimetro. Una brutta goccia scende dallo 0 del
30. Un'altra gi dal 7 di 70. Gi da tutt'e due gli 1 di 110. Il bagno
 oltre la porta e poi a sinistra. Sbatte contro la tenda di palline ticchettanti.
Speriamo di vederla ritornare nel nostro negozio sente
Champ dire. Non pu dire che Dallas non le voglia bene, signor presidente.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Qualcuno deve averlo visto: com' possibile buttare gi un fucile
dal Tappan Zee e farla franca? E di certo, mentre risaliva sul
furgone, un'auto sulla corsia in direzione ovest ha rallentato in
modo sospetto. La signora del casello non l'ha guardato negli occhi,
e allo specchietto Willis  sicuro di averla vista con il telefono
all'orecchio. Eppure, nessuno l'ha fermato per tutto il resto del
percorso fino in citt, anche se era sicurissimo di essere pedinato, magari da un elicottero.
Ha attraversato il Third Avenue Bridge a quell'ora strana in
cui non si capisce se la luce  quella del giorno o dei lampioni, e
si  fermato a un coreano all'angolo tra la Second Avenue e la
89a a comprare il caff, una fetta di torta avvoltolata stretta e
l'edizione domenicale del New York Times. Ha svoltato a sinistra
sull'88a, poi ancora a sinistra sulla First Avenue, di nuovo
a sinistra sulla 97a e attraverso il parco, guardando dal retrovisore.
Una volta raggiunto il West Side, ha finto di sentirsi al sicuro,
basandosi sulla teoria che, se lui avesse solo emanato questo
sentimento, loro non sarebbero riusciti a individuare la sua presenza.
Ha parcheggiato all'angolo tra la West End e la 102a e ha
bevuto il caff e ha guardato Magazine e la Book Review, cercando
qualcosa su cui concentrarsi. La torta  andata a un uomo
oscuro, sporco che gli ha bussato al finestrino; Willis ha finto
di credere che fosse davvero un barbone, e naturalmente s'
allontanato. Il fatto  che non era pi tanto fatto. Anzi, probabilmente
lo si sarebbe dovuto definire down. Ogni pochi minuti
riaccendeva il furgone e metteva il riscaldamento al massimo.
Poi lo spegneva e sentiva intorno a s raffreddarsi tutto, tutto, tutto.
Quando intruppamenti di fedeli vestiti della festa gli hanno
suggerito che fosse un'ora plausibile,  andato in centro e ha parcheggiato
in Chambers Street (di domenica si pu), poi a piedi ha
girato l'angolo fino all'ufficio. Decisamente down: le gambe pesanti,
la testa pulsante. Nell'atrio, il guardiano del fine settimana
(maschio bianco con baffi e taglio da marine, probabilmente un
poliziotto col doppio lavoro) si  messo in testa di controllare l'identit
di Willis (intanto quel figlio di puttana si ascoltava Piano
Man dalla radio portatile) e finalmente si  degnato di farlo registrare
e di lasciarlo andare al fottutissimo ascensore. Nel bagno
del diciassettesimo piano, si  tolto tutti i vestiti e, come una puttana,
si  lavato le ascelle e fatto il bidet, poi  andato nel proprio
ufficio, ha chiuso le veneziane e ha tirato fuori la bottiglia di Rebel
Yell che tiene nel cassetto della scrivania. In un attimo si  accoccolato
sul pavimento, mettendosi per stare pi caldo la camicia
che tiene appesa sul retro della porta, abbracciandosi, usando gli stivali come cuscino.
Si  svegliato che si era fatto buio da poco. Bocca secca. Ha
preso l'ascensore fino al ventunesimo, dove ci sono le macchinette,
e si  comprato uno yogurt al lampone Danone light e una
confezione di popcorn da microonde. Di ritorno al diciassettesimo,
ha messo i popcorn nel microonde del reparto e ha fatto una
caffettiera di caff aziendale. Ha trovato nel frigo del reparto latte
al cinquanta per cento con panna, pi una lattina di Diet
Coke e un bastoncino di formaggio Polly-O. Le luci fluorescenti
sembravano ronzare e pulsare, ma per il resto il posto era okay.
Ha preso in considerazione l'idea di venire qui tutte le sere dopo
che la gente se n' andata a casa e cominciare a vivere cos. Ma naturalmente prima o poi.
Si  riseduto, i piedi sulla scrivania, e ha mangiato e bevuto il
caff ascoltando il preludio del Parsifal dallo stereo portatile che
ha in ufficio. Che sballo sentire di nuovo un CD, ogni piccola parte
cos fredda e nitida. Dovrebbe proprio ascoltare pi opera e
mandare affanculo tutte quelle stronzate falso-primitivo di cui ha
abusato per tanti anni: i miagolii dei montanari rinscemiti dagli incesti
e i negri ugga-bugga. (Quindi sta pensando alla vita come a
una cosa che continua.) Mentre il preludio scemava in quell'ultimo,
protratto, innervosente accordo di settima che non si risolve
manco per il cazzo mai, aveva finito i popcorn e il Polly-O e lo yogurt;
ha premuto Stop prima che attaccasse Gurnemanz e cominciasse
l'opera vera e propria. Nervosetto per il fatto di trovarsi qui, in realt.
Alla reception ha fatto la firma di uscita a un altro guardiano,
un giovane nero con la testa rasata e occhiali in montatura dorata
che ascoltava Brother Harold Camping su Family Radio. Quella
mattina, firmando per l'ingresso, aveva fatto uno scarabocchio illeggibile:
ottimo. Con una chiarezza estrema ha scritto: 19,48. Il
furgone era dove l'aveva lasciato.  tornato in centro, si  fermato
a bere un caff e ha seguito la First Avenue fino a quel ponticello
del cazzo dove non si paga pedaggio e ha preso la Major Deegan,
diretto a Chesterton. Una volta l, si sarebbe fermato e avrebbe
telefonato tipo dal benzinaio della Gulf. Aveva proprio intenzione
di andare a casa. Pensava di averne intenzione. Pensava di pensare di averne intenzione.
Ma invece di fermarsi,  andato dritto fino a casa. Tanto per
dare un'occhiata, per vedere l'effetto che fa. Ha scalato in seconda
e ha proseguito. Nel vialetto c'era il Cherokee e, parcheggiato
dietro, un piccolo furgoncino con la targa del Washington. Quindi
sua sorella finalmente  arrivata. Le luci di sotto erano accese.
Dopo casa, ha girato a sinistra nella Crofts, ha fatto inversione in
un vialetto privato e ha risvoltato l'angolo avvicinandosi furtivo
verso casa. Ha accostato e ha spento le luci. Dalla finestra della
cucina riusciva a distinguere la testa di Jean. Sembrava che muovesse
la bocca: parlava con qualcuno? Lui ha fatto finta che lei
stesse cantando: la ripresa strappalacrime dell'atto Quarto della piccola
aria ingenuamente allegra che aveva cantato nell'Atto I. Poi da
sinistra  entrata Carol (mezzosoprano) con la bocca in movimento: la famosa scena della commiserazione.
Ma che ore erano? Le otto e mezza? Pi tardi? Doveva avere
appena messo Roger a letto, o essere in procinto di farlo. Ed era
domenica sera: domani giorno di scuola. Non proprio il massimo
del tempismo. Ha dato un pestone alla frizione e ingranato la marcia
- grind grind - e aspettato di superare la casa per riaccendere
le luci. Per Dio, e se l'avesse visto? Improvvisamente gli scappava da cagare.
Si  fermato da McDonald's e ha svicolato oltre la cassa fino
al cesso pulito. Poi da Dunkin' Donuts per il caff, perch stava
ricominciando ad andare in down. E una ciambella fritta al cioccolato
glassato, per smorzare un po' il caff: piccolo merdone
denso, per tutto il grasso che c' dentro, e nero come lo stronzo
di un carnivoro.  tornato sulla Route 9, verso nord, cercando
un posto per accostare e mangiare senza farsi vedere, poi gli 
venuto in mente il Birlstone. TV. TARIFFE SETTIMANALI. Solo per
stasera, forse  un'idea migliore. Meglio non interrompere tutto il loro andazzo.
Dopodich rimanere l  stato facilissimo.
Tappezzeria, moquette, letto matrimoniale con testiera ricoperta
in formica e una decorazione per il muro con uno schermo
di metallo a forma di proiettile. Era il suo pied  terreur: piccola
battuta che aveva inventato, tra s e s, per quando avesse parlato
con Champ o con Marty Katz. Per quando avesse ripensato a questo
periodo. Non era la deprivazione fotogenica a cui aveva sempre
aspirato - starsene su una rete di ferro sotto una lampadina
nuda a pensare allo zero assoluto nulla zen - ma in un certo senso
meglio ancora. O perlomeno pi noir. Il Birlstone era un classico
motel anni cinquanta trasformato in motel a ore: tetto piatto, rosa
salmone, un'insegna sul davanti con le lucine temporizzate per
descrivere una girandola. I clienti assistiti dalla contea occupavano
met delle stanze, e di notte, dalle pareti sottili, vari canali tiv
si confondevano in un rumore neutro. Un giorno  andato a piedi
da Kmart e si  comprato una radiolina, una Sharp, $ 14,99, che
teneva sintonizzata sulla WNYC o sulla WQXR, il canale del New
York Times. Ha cercato di tenersi libero il sabato pomeriggio (altra
battuta) per la trasmissione dal Metropolitan Opera. Ha preso
in considerazione una vita che comportasse prendere nota dell'opera
trasmessa la settimana successiva e procurarsi da qualche
parte il libretto. Magari alla New York Public Library. Di certo sarebbe
riuscito a concentrarsi di pi sulle cose.
Aveva paura che i soldi che gli rimanevano gli venissero rapinati
se non se li fosse portati sempre dietro, ma aveva paura di farlo.
Finalmente ha trovato un posto, sopra la porta del bagno, dove
si poteva scostare la tappezzeria, e ha fissato con lo scotch l le
banconote, piatte contro l'intonaco, lasciando che la tappezzeria
ritornasse elastica a posto. E ha nascosto un tirino di cocaina per
le giornate piovose dentro l'interruttore della luce del bagno, svitando
la placca e infilando il pacchettino di stagnola tra le estremit isolate dei fili.
Per una settimana o gi di l si  preoccupato che Jean passasse
di l e vedesse il furgone; poi quel problema si  risolto. Dopo
essersi fatto con l'ultimo tirino da giornata piovosa alle tre del
mattino,  andato in citt a un club notturno di cui aveva letto sulla
Village Voice sull'Avenue D, dove a quanto pare certi haitiani
vendevano coca, ketamina ed ecstasy. (Poi ha saputo che si poteva
comprare il crack direttamente l al Birlstone, se avevi le palle
di bussare alla stanza 23. Se avevi le palle per provare il crack.)
In un modo o nell'altro ha trovato il club, e in un modo o nell'altro
non  stato aggredito nel tragitto a piedi da dove aveva parcheggiato
in Houston Street; ma anche indugiando in tutte le
stanze fumose, nessuno lo ha avvicinato e lui non ha osato avvicinare
nessuno. Un ragazzino che avr avuto quattordici anni con
una spilla da balia nelle narici gli ha messo gli occhi addosso, gli
ha fatto ciao con il mignolino e poi ha mimato un pompino con il
mignolo dentro e fuori dalla bocca. Cinque anni pi di Roger.
Willis ha individuato correnti balsamiche di hashish e marijuana
nel fumo di sigaretta; una musica che presumeva fosse techno pulsava
e faceva unz unz. E il crescente senso di minaccia - forse il
fumo di erba di seconda mano - l'ha infine spinto fuori dalla porta.
Quando  tornato al suo buon vecchio furgone, per, non c'
stato verso di mettere la retro. Disperato ha girato la chiavetta, e il
motorino d'avviamento ha fatto sussultare indietro quel figlio di
puttana. Cazzo. Lo diceva, lui, che il cambio era ridotto in merda.
Bene, okay: questo stronzo se ne pu benissimo restare qui. Ha
preso la metropolitana fino alla Grand Central e il primo treno
per Chesterton - troppo presto per incontrare Jean - poi a piedi
dalla stazione al motel. Quattro miglia, prendere o lasciare. I piedi
non li sentiva pi. Beh, magari si saranno rinforzati.
Nessuno lo aspettava di ritorno fino alla fine di ottobre. Perch
allora non lasciare che le sorelle avessero un momento loro.
Jean aveva accettato di lasciarlo in pace. E se per qualche motivo
lei avesse telefonato a Preston Falls, era difficile che lanciasse un
messaggio di allarme a tutte le pattuglie perch non rispondeva
nessuno; non certo dopo gli ultimi discorsi che avevano fatto. Mel
e Roger? Pi complesso. Mentre da una parte era assiomatico che
i ragazzi avessero bisogno di un padre, questi ragazzi avevano
davvero bisogno di questo padre? Mel in sostanza se n'era gi andata:
bastava contare il tempo che mancava al college dove sarebbe
stata ventiquattr'ore su ventiquattro a parlare hip-hop con i
suoi amici. Willis era orgoglioso di avere una mente talmente poliedrica
da saperlo e da considerarlo assiomatico. E con Roger, cosa
si poteva farci? Giocare a prendersi in cortile? Un paio d'anni
fa, Willis aveva comprato un libro, L'almanacco del pap: libro indispensabile
con consigli e idee pratiche per chi si diletta nella difficile
arte di allevare i bambini piccoli. Disegno tipo cartoni animati
sulla copertina di un pap effeminato che teneva in braccio due
poppanti, col grosso culo sporgente dai pantaloni marrone. Willis
ha trovato scoraggiante che il divertimento fosse una precondizione,
ma con Roger un paio di attivit le ha provate. Su a Preston
Falls loro (cio Willis) hanno scavato una buca dietro la baracca
e hanno fatto un arco ugandese da terra, mettendo un pezzo
di compensato da tre millimetri sopra la buca, attaccando una
corda al compensato e un bastoncino flessibile alla corda e ficcando
la corda nel terreno. Roger ha suonato la corda per quasi
trenta secondi prima di stufarsi. E hanno fatto una trappola per
topi con un bidone di plastica della spazzatura: il topo sale sul
bordo, salta per prendere il formaggio sospeso, cade dentro e
non riesce pi a uscire. Ma Roger l'ha liberato sperando in una
preda pi grossa, se n' dimenticato e una settimana dopo ha trovato
un topo con la coda lunga affogato nell'acqua; si  spaventato,
ha dato la colpa a Willis e si  rifiutato di parlare per due giorni.
Il libro era ancora nello studio di Willis, in fondo nel cassetto pi basso della scrivania.
Un modo di pensare a questo periodo potrebbe essere considerarlo
un ritiro spirituale. E infatti ha pensato di leggere Thomas
Merton. Anche se di fatto stava rileggendo il Circolo Pickwick, in
prestito dalla biblioteca di Chesterton, perch  cos soddisfacentemente
infantile: il vecchio grasso Mr. Pickwick che si ubriaca
sempre e di cui qualcuno deve sempre occuparsi, e di donne quasi
zero. Al Birlstone avevano una lavanderia, e lui ha deciso di farsi
prendere da un trip monastico di mettersi roba pulita tutti i
giorni.  tornato al Kmart e ha comprato mutande e camicie
Dickies blu, pi una confezione di slip Fruit of the Loom, calzini
bianchi Hanes con doppio bordino blu in alto e t-shirt blu Fruit
of the Loom con taschino. Aveva anche deciso di entrare nel suo
periodo blu. Era come se fosse al di l del nero: questa era almeno
la sua formulazione, anche se non riusciva ad appiccicarci nessuna
teoria. A titolo sperimentale, per alcuni giorni si  tolto la fede.
Ma non portarla si  rivelato pi confusivo: si sentiva l'anulare leggero
e nudo. Evidentemente erano ancora attive le microcompensazioni
per quel piccolo peso in pi, analogamente a come crescono le unghie dopo la morte.
Se fosse morto una notte qui al Birlstone - d'infarto - il suo
portafogli avrebbe raccontato la storia. Nato l'otto luglio 1951.
Alto uno e settantotto, occhi marrone. Donatore d'organi. La firma
sembrava quella di un dodicenne. La patente scadeva l'otto
luglio 1998. Possedeva un furgone Dodge del 1977, targa d968gx.
Nessuna foto di nessuno. La sua tessera dello Stewart's Milk
Club aveva due dei dieci bollini necessari: ce ne voleva ancora
molta, di strada, e di fatica, prima di arrivare al mezzo gallone omaggio.
A volte chiacchierava con il nero geniale della camera venticinque,
o forse ventuno. Comunque, due porte pi in l rispetto agli
spacciatori di crack. Wilfredo aveva l'aria di essere sulla sessantina,
una pancia comoda che spuntava dalle camicie di maglia. Aveva
sempre i pantaloni in tinta con la camicia e portava sempre la
stessa cintura stretta di coccodrillo. Profumava di quello che secondo
Willis era Aramis. Hanno attaccato discorso quando Wilfredo
ha visto Willis entrare in camera sua con il New York Times,
ha sorriso e ha sollevato una copia dell'Economist. Due intellettuali!
Wilfredo prendeva l'Economist per la pagina sul Medioriente
che - come Willis  venuto a sapere - lui seguiva per cercare
segni della fine del mondo. Dopo un po' di schermaglie per vedere
da che parte stava Willis, Wilfredo gli ha confidato i retroscena
della Legione Americana: l'uomo posseduto da demoni in
Luca 8 ha detto a Ges che il suo nome era Legione e Ges ha trasformato
i demoni in porci, ed era proprio l'influenza dei suini
che il governo aveva tenuto nascosta chiamandola morbo dei legionari.
Influenza dei suini, morbo dei legionari, ATOS, rabbia,
schizofrenia: sempre la stessa malattia, che si pu trasmettere o
con il pensiero o via radio. Wilfredo era preoccupato dei viaggi di
Willis a New York e lo ha avvertito che i treni della metropolitana
con il segno N trasportano morti: mai, mai salirci sopra. Una volta,
ha detto, alla stazione della 57a, proprio sotto la Carnegie Hall,
quando si sono aperte le porte il presidente Truman gli ha fatto
segno di avvicinarsi. Di solito Willis riusciva a farlo smettere con
queste storie parlando dei vecchi campionati di baseball. Wilfredo
diceva di essere stato al Polo Grounds quando Bobby Thompson
ha battuto Yhome run, e, a quanto Willis poteva saperne, era
possibilissimo. Ralph Branca, no? ha detto Willis. Numero tredici.
Wilfredo gli ha dato una bottarella sul braccio e ha detto:
Esatto, esatto. Parlavano della sfida Mays contro Mantle, Willis
a difendere Mays per quanto avesse sempre tenuto per Mande.
(Anche per Ted Williams, che se eri cresciuto nel New England te
lo ficcavano in gola con l'imbuto.) Wilfredo alzava le sopracciglia e
annuiva. Ehi, questo  il padre che non hai mai avuto.
Ogni paio di giorni, Willis andava a piedi alla stazione, prendeva
un treno intorno a mezzogiorno fino alla Grand Central e sul
tardi un treno di ritorno. (Scarse probabilit in entrambi i casi di
imbattersi in Jean, tra responsabilit di lavoro e di famiglia.) Andava
a piedi alla Public Library, o su fino al Metropolitan per
guardare la roba egizia, fingendo di pensare che avesse un significato
essere in presenza di qualcosa di antico. Antico, ma santo cielo.
Una qualsiasi pietra mediamente non  milioni d'anni pi antica
di qualsiasi roba egizia? Che, dopo tutto, era tutta roba di pietra.
Si sedeva da Starbucks all'angolo tra la Second Avenue e
l'81esima, dove avevano un piano di sopra con esposto arredamento
di mattoni e roba funky e dove la musica era sempre gradevole
- hard bop o Gillian Welch o le Shirelles - anche se non
sempre Willis gradiva. A volte vedeva la stessa bambina dagli occhi
grandi, pi o meno dell'et di Roger, con il padre dai capelli
grigi, chiaramente al secondo o terzo tentativo matrimoniale. Che
fosse la stessa, lo presumeva lui. Lei portava sempre una divisa
scolastica di lana tipo plaid; lui di solito aveva un berretto da baseball
con il dinosauro della Sinclair. Il padre beveva caff e leggeva
il New York Times; lei mangiava una ciambella al cioccolato
e faceva i compiti. Una volta Willis ha visto il padre temperarle la
matita con un coltellino pieghevole. A volte Willis si domandava
se potessero essere attori ingaggiati. Ingaggiati per farlo sentire di
merda. Cercava di evitare che il padre lo sorprendesse a guardare.
Un estraneo che si interessa troppo a tua figlia: anche Willis se ne sarebbe preoccupato.
Due o tre volte  andato a spiare, dall'altro lato della strada,
l'edificio dove lavora Jean. Una volta  perfino entrato nell'atrio,
che faccia di bronzo, e ha comprato un sacchettino di cellophane
di noci e uvette Mr. Nature all'edicola. Lo rendeva nervoso, e a
quanto pare era proprio per quello che lo faceva. Per un paio di
settimane dopo la morte del suo furgone  andato a piedi fino a
Houston Street, poi girava verso est sul marciapiede che porta in
centro e gli dava un'occhiata da un lato all'altro della strada, parcheggiato
in direzione periferia, ogni volta con una multa in pi
sotto il tergicristallo. Un giorno ha visto che il finestrino dal lato
marciapiede era stato fracassato. La volta dopo, le ruote non c'erano
pi, e il furgone poggiava sui quattro tamburi dei freni. E
l'ultima volta, un maggiolino Volkswagen giallo brillante, chiaramente
rifatto, era parcheggiato dove gli sembrava che prima ci
fosse il suo furgone. Tutte queste passeggiate gli facevano sicuramente
bene. Non si sentiva pi mancare il fiato, quindi magari
non aveva nemmeno niente al cuore, e i suoi coscioni flaccidi si
stavano rassodando. Nel Columbus Day, evitando la stramaledetta
parata, ha camminato fino alla 108a ed  riuscito a entrare proprio
nell'edificio dove lui e Jean avevano cominciato a convivere.
La serratura del portone era rotta, e si  ritrovato nello stesso atrio
vecchio dipinto di marrone, puzzolente di gas, con la lampada
fluorescente che penzolava storta dal soffitto.  salito a piedi fino
al terzo piano, senza nemmeno il fiatone, ma quando  arrivato
proprio alla porta del loro vecchio appartamento, il 4D, ha avuto
questo lampo di paura alla Twilight Zone che d'un tratto ne sbucasse
fuori Doug Willis trentenne, uscito di corsa a fare una commissione ormai dimenticata.
Poi  venuta la giornata in cui lo aspettavano di ritorno alla
Dandineau: quella s che  stata una giornata strana. Halloween,
casualmente. Si  alzato prestissimo ed  andato alla stazione; sul
binario si  tenuto vicino a una colonna di acciaio, pronto a nascondercisi
dietro, passando le dita sulle teste arrotondate dei rivetti.
Dalla Grand Central ha percorso a piedi tutta la strada fino
in centro senza una goccia di sudore e si  installato nell'atrio dell'edificio
di fronte al suo ufficio. Per non insospettire le guardie di
sicurezza, di tanto in tanto si guardava il polso come se stesse
aspettando qualcuno. Come se avesse un orologio da polso. Ogni
tot occhiate, per pura diabolicit, controllava il di sotto del polso
anzich il di sopra. Non ha visto nessuno della vecchia banda, se
non si tiene conto di una tipa dell'ufficio personale con la quale
aveva fatto un pensierino di farsi una... cosa qualsiasi nonostante
avesse le unghie finte. Quella  uscita dalla porta girevole, appoggiata
contro l'edificio, ha fumato una sigaretta, poi l'ha buttata via
ed  tornata dentro. Lui avrebbe potuto attraversare la strada, salire
sull'ascensore, e bingo: tornato alla sua vita. Invece ha preso la
linea A verso la periferia, con l'idea di andare ai Cloisters a guardare
il trittico che gli sembrava di ricordare avessero l, una cosa
fiamminga con una prospettiva strana. Si  messo sul davanti del
vagone di testa, la fronte contro il vetro, a scrutare nel tunnel in
avanti, e ogni nuova stazione illuminata che gli veniva incontro,
con gli omini sul marciapiedi, era come un nuovo livello di conoscenza
al quale sarebbe riuscito a giungere, se solo fosse riuscito a
togliersi dalla testa il motivetto di Take the A Train. Qui non era
certo pi matto di quanto fosse a Preston Falls, solo pi libero. Si
stava innalzando al di sopra di tutta quella merda quotidiana. E
meno parlava alla gente, meno era qualcuno in particolare e pi diventava grande e pi - cosa? - pi universale.
Giunto alla 181a il panico era cos forte da costringerlo a scendere
dalla metropolitana e a trovare un telefono funzionante per
chiamare Champ. Ha risposto la segreteria: Hello, I love you....
Ha riagganciato senza lasciare messaggi. Ma, nel momento stesso
in cui  ridisceso sulla terra pensando che  da coglioni incidere
messaggi pretenziosi nella segreteria telefonica, si  sentito ricacciato
al vecchio un-du un-du quotidiano.
Se era cos facile scendere a questo livello di pensiero, perch
non passare sull'altro binario, prendere il treno fino a Chambers
Street e andare a lavorare e basta? Erano solo le dieci di mattina.
In primo luogo, a centocinquanta alla settimana per la sua stanza
al Birlstone ormai gli restavano... okay, quelli che gli restavano.
Punto assodato.
Era luned. Marted mattina, dopo che Champ doveva essere
uscito per andare a lavorare, ha richiamato per lasciare un messaggio
per dire che stava bene e se Champ poteva riferirlo a Jean,
ma ha trovato occupato. Gioved ha telefonato per la terza volta.
(Aveva le idee cos chiare su che giorno fosse perch ogni mattina
comprava il New York Times al supermercatino un quarto di
miglio a sud della Route 9.) Questa volta ha aspettato che finisse
la canzone di Jim Morrison e che ci fosse il bip, ma ha riagganciato
quando si  reso conto che non sapeva come cominciare.
Avrebbe dovuto prendere un appunto. Il povero Champ avr cominciato
a pensare di avere la CIA alle calcagna.
Cos venerd pomeriggio ha deciso di arrendersi di persona.
Pi facile per tutti. E naturalmente, nel retro della mente, c'era il
richiamo della cocaina; magari Champ ne aveva un po'. O se ne
poteva procurare un po'. In realt, 'ste stronzate spaziali come
retro e davanti non avevano nessuna utilit come modello
mentale. Andando verso la stazione, arretrava a ogni Cherokee
che vedeva - cazzo, quanti Cherokee che ci sono a Chesterton -
ed  riuscito a prendere il 6,05 senza farsi vedere. Un paio d'ore
dopo stava suonando il campanello di Champ, sperando che magari,
venerd sera, Champ potesse essere fuori da qualche parte. O forse sperando invece che fosse in casa.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Ma  l'uscita giusta, almeno? dice Champ, mettendo la freccia.
Mi sembra strana.
Chesterton, Route 9 dice Willis. Sempre stata cos.
Non so. Cazzo, magari sono solo un po' rovinato.
S, magari.
Senti, dice Champ, sono ancora dell'idea che ci dovremmo
fermare da qualche parte a telefonare. Se la far addosso, cazzo. Vuoi che telefoni io?
 troppo tardi. Che ore sono?
Non ha senso. Se  troppo tardi per telefonare...
Credi che dovremmo rimandare?
 questo che vuoi che ti dica, vero? dice Champ. Senti,
vengo dentro con te, va bene? Si ferma al semaforo dietro una
BMW. Ma guarda questo bastardo. Sta' a vedere, gli faccio venire
uno scagazzo. Accende gli abbaglianti e l'interno della BMW si illumina.
Lo specchietto retrovisore si fa bianco, e si vede che il tipo alla guida  calvo.
Cazzo stai facendo? dice Willis.
Devo stare tutto il giorno ad aspettare dietro questi pezzi di merda?
Ma cazzo, vuoi che ci arrestino?
Omesso spegnimento dei fari abbaglianti dice Champ.
Sbattili al fresco, Dan. (Citazione dal vecchio serial televisivo Hawaii Five-O). Il semaforo scatta e il biemmino schizza
via, sgommando a sinistra sulla Route 9. Champ gira a destra, verso nord. State attenti, cari miei, c' un biemmino e siamo in sei. In un turbine di fumo, a te resta solo... cazzo, cos' che fa rima con fumo?
Grumo?
A te resta solo un grumo. Che cazzata. Comunque, vuoi che
venga con te? A me non me ne frega. Tanto Jean pensa comunque
che io sia un pezzo di merda. Posso dirle che siamo stati ad
Atlantic City per un paio di settimane.
Ad Atlantic City?
Beh, cazzo, sempre meglio che un motel un miglio pi in l.
Non ti sembra che questa sia proprio grossa?
Senti, prima cosa hai parlato con lei al telefono per tutta la
settimana, perci non potevi essere ad Atlantic City.
Ma chiccazzo se ne frega dice Champ. Ti basta entrare ed
essere disposto a ingoiare merda, tutto l. Sei stato con una donna,
ti sei ubriacato fino al buco del culo, avevi delle robe da fare: ma
chiccazzo lo sa. Puoi ancora recuperare, davvero. Un sacco di
gente fa roba molto pi stupida, e poi, hai presente?, tornano nella loro vita e morta l.
Quello s che  deprimente dice Willis. Qui, gira a destra,
subito qui. Champ mette la freccia e girano in Vance. Va bene
qui dice Willis quando arrivano sulla Crofts. Lasciami gi qui che vado avanti da solo.
Champ accosta al marciapiedi. Secondo me te la fili, cazzo, lo so, io.
Mi fai un favore?
Questo  gi un favore. O non te n'eri accorto? Champ mette la macchina in folle. S, okay. Cosa?
Mi aspetti all'angolo con la Bonner, per diciamo un quarto
d'ora?  due isolati pi in l. O magari facciamo venti minuti. C'
un McDonald's e roba varia proprio l sulla Route 9 se vuoi un
caff o qualcosa per poi tornare. Donkin' Donuts.
Ma... vuoi che ti aspetti?
Vorrei avere una possibilit di ritirata, capisci? Voglio dire,
posso sempre andare al motel, ma fa talmente freddo, cazzo, e
non ho i guanti. Venti minuti.
Ehi, facciamo mezz'ora. Per guarda che non ti voglio vedere, cazzo.
S, va beh. Willis apre la portiera e scende. Grazie, fratello.
Sarai all'angolo tra Crofts e Bonner. Due isolati. Indica a nord lungo la Crofts.
Trenta minuti, Mr. Whiteside.
Grazie. Willis sbatte la portiera e la decappottabile mette la
marcia - sembra che anche la trasmissione di Champ stia andando
un po' a puttane - e sferraglia verso nord per la Crofts. In pi ha
la marmitta rotta. Meno male che Champ  bianco; pu anche
darsi che la polizia di Chesterton non lo fermi.
Willis si infila le mani in tasca e si mette a camminare. Vede la
freccia sinistra di Champ accendersi, poi le luci dei freni, e la decappottabile
gira nella Brenner, di nuovo verso la Route 9. Ora
c' silenzio: Willis sente i propri passi sul marciapiedi. E vede il
proprio fiato. Infila le mani nelle tasche dei pantaloni. Meglio.
Forse. Con il palmo della mano contro la coscia calda, gli sembra
che il dorso della mano sia ancora pi freddo. Gira a destra nella
Stebbins e vede fiocchi di neve, pochi, che cadono alla luce del lampione. Niente di che. Ma  cos che si comincia.
E ora a sinistra, nel loro isolato.
Si ferma alla staccionata di divisione tra la casa dei Levy e la loro.
La casa  buia e il Cherokee non  nel vialetto. Per Dio, e se
per qualche strano motivo non abitano nemmeno pi qui? Ma naturalmente
lei deve averlo messo nel garage. E la casa  buia perch
sono tutti a letto. Vede che lei ha chiamato qualcuno per montare
il doppio vetro invernale sulle finestre di sopra. Un pietoso lavoro del cazzo.
Beh, adesso che  qui, che fare? Potrebbe fermarsi a guardare
per un attimo - ne uscirebbe un quadretto triste, con la neve che
cade e roba varia - e poi girare l'angolo e farsi accompagnare a casa
da Champ. Intendendo il Birlstone Motel, a quanto pare. 
proprio da matti; avrebbe dovuto telefonare, ma certo. Probabilmente,
dato che  qui, dovrebbe prendere la chiave che  fissata
con lo scotch sul fondo di uno dei bidoni della spazzatura, cos in caso di bisogno qualche volta potrebbe entrare.
Ma non riesce a varcare il giardinetto, illuminato dal lampione
rosa: sembrerebbe proprio fare apposta a farsi vedere. Invece supera
la casa, attraversa il vialetto e si ferma all'altro steccato, tra il
suo giardino e quello dei Durkin. Okay, questo  un po' rischioso.
Si guarda intorno, casomai qualcuno stesse passeggiando col cane
o guardando dalla finestra. I Durkin hanno una luce di sotto accesa,
ma probabilmente  solo per non rompersi l'osso del collo nel
cuore della notte. Nessuna auto in vista. Scavalca lo steccato e arriva
senza problemi fino all'ombra tra lo steccato e il garage;
guardando dalla finestra laterale sporca, riesce a distinguere il
Cherokee. Avanza furtivo sul retro e si ferma all'angolo del garage.
Ora: da qui ai gradini di dietro, dove ci sono i bidoni - quanti,
cinquanta piedi? - mi possono vedere dalla finestra della camera da letto.
Prende fiato ed esce dall'ombra, attraversa il prato friabile fino
alla piattaforma di cemento e si accuccia vicino ai bidoni della
spazzatura. Per Dio, questa  dura: la camera da letto  esattamente
qui sopra. Se c'era un modo per capire sotto quale dei due
c' la chiave, ora se l' dimenticato. Afferra un bidone da una maniglia
laterale con la mano sinistra gelata, lo fa inclinare per sentire
sotto con la mano destra e - merda! - il coperchio cade sul cemento.
La chiave non  sotto questo bidone, e quando prova a rimetterlo
in piedi, le dita intorpidite perdono la presa, il bidone
ondeggia e si rovescia, sto figlio di puttana. Sente Rathbone abbaiare
di sopra. Merda. Corre ad appiattarsi contro il muro della
casa, proprio sotto la finestra della loro camera da letto. Quello
stramaledetto fottutissimo cane non la smette ancora. Finir per svegliare tutta la casa.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Jean mette via gli asciugamani e gli accappatoi puliti nell'armadio
del bagno, va in punta di piedi nelle camere dei bambini e
mette la loro roba piegata nei cassetti, poi porta la sua roba in camera
da letto. Nel cassetto di sotto trova otto pile uguali di Pog.
Li conta, temendo che Roger abbia cercato di dargliene meno di
duecento. No, precisi precisi. Mentre ripone le proprie cose
- compresa una t-shirt verde ben sbiadito di Carol che ora suppone
sia sua - le viene in mente che deve preparare il pranzo di
Mel per domani. (Grazie a Dio Roger mangia ancora alla mensa
della scuola.)  gi passata l'una di notte. Solo allora si ricorda
che domani  domenica. Si siede sul letto, si slaccia le scarpe da
corsa e se le toglie, si toglie i pantaloni della tuta (tenendo su il
sopra), ammucchia tutt'e due i cuscini contro la testiera e si mette
sotto le coperte, le lenzuola lisce e fresche contro le gambe nude.
Rathbone trotterella dentro, descrive un cerchio e si accascia con un sospiro.
Prende Emma dal comodino e legge la parte in cui Emma confida
a Harriet la notizia su Mr. Elton. Quando capisce che sta sognando,
anzich leggere, mette il libro da parte e spegne la luce. Si
 svegliata un pochino. Le scivola la mano nelle mutandine, e sta
discutendo con se stessa se si meriti o no questo solo spregevole
piccolo piacere, quando sente Rathbone ringhiare. Contro di lei?
 vicino alla finestra. Dio, ma l fuori c' qualcuno: sembra che
abbiano rovesciato un bidone. Rathbone si mette ad abbaiare, ringhia
ancora, poi riprende ad abbaiare. Se avesse quel coso con la
pistola nella cassaforte... Spinge via le coperte, si avvicina furtiva
alla finestra e alza solo l'angolo della tenda. Uno dei bidoni della
spazzatura  rovesciato sul fianco vicino ai gradini, il coperchio
accanto. Possibile che sia stato solo un procione? Merda, si  dimenticata le corde elastiche.
Tira gi la corda della tenda per alzarla e spalanca la finestra,
ma c' un'altra finestra, come in un brutto sogno: i doppi vetri che
ha messo oggi pomeriggio. Rathbone continua a ringhiare, il pelo
tutto ritto sul collo. Lei se ne sta l, gambe nude, in mutande, le
cosce fredde; ancora pi freddo dove  bagnata. Ha fatto tutte le
scelte stupide possibili, non ha badato a nulla, e questo  solo l'inizio.
Vede i fiocchi di neve cadere obliqui sotto il lampione.
Rathbone abbaia ancora. Cosa c'? Cosa c'? Si infila i pantaloni
della tuta; il cane carica fuori dalla porta, e lei lo segue, a piedi nudi, gi dalle scale.
Nella cucina buia il cane  ritto sulle zampe posteriori e gratta
con le zampe contro la porta che d verso l'esterno, facendo piccoli
guaiti. Di sicuro qualcosa l fuori a cui vuole arrivare, probabilmente
un procione, probabilmente rabbioso. Va alla porta e
mette la faccia sul vetro freddo. Non riesce a vedere nulla. Fuori 
abbastanza chiaro per via dei lampioni, ma lei accende la luce
esterna (comunque, se lei e i bambini continueranno a vivere l da
soli, dovrebbe tenerla accesa tutta la notte), e vede un uomo schizzare
dal lato della casa - Dio, era proprio sotto la finestra della sua
camera da letto - verso la strada e lei molto stupidamente apre
una fessura di porta e urla: Sta arrivando la polizia!. In un secondo,
Rathbone si  fatto strada col naso e coi muscoli fuori dallo spiraglio - se quest'uomo ha una pistola uccider Rathbone - e
poi Rathbone salta su e scodinzola, e l'uomo si inginocchia e
scompiglia le orecchie di Rathbone e gli strofina il muso contro la testa.
Willis.
Come ha fatto a non capirlo.
Apre la porta del tutto e osserva la scena. Un uomo e il suo cane
sotto la neve che cade. Una luce di sopra si accende a casa dei
Levy. Le si stanno congelando i piedi nudi. Willis sta ancora scambiando
affettuosit con Rathbone, ma lo vede lanciare un'occhiata
verso di lei, come un marito che lanci un'occhiata a un'altra
donna sopra la spalla della moglie. Poi si alza, si spazza le ginocchia
e va verso di lei, Rathbone saltellante al suo fianco. Lui dice: Hai chiamato la polizia?.
No dice lei.
Sia ringraziato Dio per questa piccola grazia dice lui. Quale
grande grazia pensa che gli sia stata invece negata?
Entri? O allestiamo questo microdramma a beneficio dei vicini?
A quanto pare lei  gi scattata in modalit troia. Ma questo
supera ogni limite. Lui entra in cucina, le spalle ben squadrate come
per cercare di non essere furtivo, Rathbone al suo fianco.
Lei chiude la porta dietro di loro e ci si appoggia con la schiena.
Allora, di cosa si tratta?
Okay, va bene, me lo merito dice lui. Si siede sullo sgabello
Cosco. Rathbone salta su e posa le zampe sulla coscia di Willis.
Willis gli fa pat pat sulla testa.
Ma ti rendi conto che la polizia ti sta cercando?
Merda, hai detto che non l'avevi chiamata.
Non l'ho chiamata adesso dice lei. L'ho chiamata luned.
Dove sei stato? Lo sai che Melanie  scappata di casa fino al
Vermont per cercarti?
Cosa? Dov'? Sta' gi. Spinge la gola di Rathbone; Rathbone
fa la cuccia, la lingua fuori in segno di ammirazione.
Beh, adesso  tornata. Sono dovuta andare a Preston Falls a
prenderla. La polizia l'ha fermata a Burlington.
Santo cielo.
 la seconda volta che ci vado, questa settimana. La prima
volta ci sono andata perch pensavo che potessi essere lass morto.
Vedo che tu te ne sei andato, la casa  deserta, finalmente vado
alla polizia, che mi dice che hanno trovato il tuo furgone in Hous...
Giusto dice lui.
Bene. Questa  la mia storia. Versione concisa. Prende fiato,
lo lascia uscire. Tocca a te... no, ritiro, c' dell'altro. Secondo la
polizia, il tuo amico uomo della legna e il tuo nuovo amico lass,
l'avvocato, sono dentro il traffico di droga fino al collo. Perci mi
hanno fatto un sacco di domande sull'argomento.
E tu cos'hai detto?
Cos'ho detto? Ho detto la verit. Che non ti conosco pi.
Lei si accorge di avere gli avambracci a X contro il seno, con le
mani che afferrano la spalla opposta. Okay, ora devi parlare tu.
In realt non ho poi tanto da dire.
Bastardo che non sei altro dice lei, e si stringe pi forte le spalle. Le unghie fanno presa.
No, fa la cuccia. Willis indica sotto il tavolo; Rathbone va e si accoccola. Bravo cane.
Adesso che cosa stavi facendo?
Fuori? Cercando la chiave.
Quindi avevi intenzione di entrare.
Onestamente non lo so dice lui.
Okay, non ho tempo per questo. Va verso il telefono.
Rathbone si alza, pronto all'azione.
Cosa stai facendo? dice lui.
Chiamando una persona gentile della polizia del Vermont.
Preme Uno. Otto. Zero. Due. Poi controlla il post-it giallo attaccato
al telefono per il resto. Di modo che sospenda la caccia all'uomo.
L'hai fatto davvero dice lui.
Che cosa pensavi? Tu cos'avresti fatto? Il capitano Petrosky, per favore.
Merda dice Willis. E i bambini sanno tutto questo?
Mi dispiace dice l'uomo al telefono. Non sar qui fino a luned.
Se vuole lasciare un messaggio.
S, se potesse dirgli che ha telefonato Jean Karnes. K-a-r-n-e-s.
O in realt Jean Willis,  meglio che gli dica. W-i-l-l-i-s. Potrebbe
dirgli soltanto che mio marito  sano e salvo? Lui sa di cosa si tratta.
Senz'altro.
Grazie. Il numero ce l'ha. Lei riaggancia. Scusa dice a
Willis. Stavi dicendo qualcosa a proposito dei bambini?
Loro sanno tutto questo?
Tutto cosa? dice lei. Si sono accorti che non c'eri, s. Vediamo,
ti hanno gi visto portato via in manette... S, direi che non c'
molto che non sappiano. Ma naturalmente io non so quanto d'altro
c' da sapere. Lui guarda il pavimento. Voglio sapere: sei
stato con qualcuno?  di questo che si tratta?
Mio Dio, no. Il che implica, a quanto lei deduce, che lei 
stata una puttana tale che con le donne l'ha messo fuori uso per
sempre. Sono solo stato on the road.
Ma se hanno trovato il tuo furgone in citt.
Giusto dice lui. Rathbone. Gi! La cuccia! Rathbone ritorna sotto il tavolo e si accoccola. Sospira.
Non capisco.
Beh, dice lui, ho preso una camera.
Una camera? Ma, oh Dio. Okay, va bene. Hai preso una camera.
Lei s'infila la base del palmo della mano negli occhi e se li sfrega. Mi prudono dice lei.
Mel e Roger dormono?
S. Ma hai idea di che ore sono? Lei lo guarda: lui  dimagrito,
cosa di cui aveva bisogno, e ha queste borse sotto gli occhi,
sembrano pesti. Ha l'aria esausta. Ma per il resto non sembra trasandato.
Si  lasciato crescere la barba - un po' grigia, non molto -
e sembra che addirittura se la regoli. Sotto la giacca ha questi
vestiti da garage, o vestiti tipo custode, camicia e pantaloni blu in
tinta. Quindi dev'essere questa la sua nuova fase: Willis in versione
operaio. Ma non era anche la fase vecchia? Si vede ancora un
po' di quell'aria che aveva, negli zigomi, la sera che le ha detto Interessante
davvero. La bocca e le sopracciglia non sono mai cambiate.
Stai bene? dice lei. Non stai bene, vero?
Lei gli va vicino da dietro - Rathbone salta su per accompagnarla
- e gli massaggia le spalle, infilando i pollici alla base del
collo. La testa gli si muove in avanti e indietro come se la cosa lo
facesse rilassare, ma lei riesce a capire che sta recitando. Dalle sue
mani lui non vuole nemmeno questo semplice servizio. Lei si ferma
e dice: Posso fare qualcosa?.
Al momento no. Fa pat pat a Rathbone sul muso. Fa' la cuccia.
E se faccio questo? Mette la mano sinistra ad artiglio, si
affonda le unghie sul retro del polso destro e si graffia fino alle
nocche, scavando quattro solchi bianchi che s'imperlano di sangue.
Faccio cosa? Lui non si  nemmeno girato.
Niente dice lei. La mano non le fa male. Ma gliene far.
Devo salire a mettermi delle calze.
Sale in bagno, si lava la mano, la asciuga con un asciugamano,
ci sparge dell'antibiotico, se lo fascia con la garza e fissa la garza
con del cerotto adesivo. Prende due Advil, che spera comincino a
fare effetto prima che arrivi il dolore. Va in camera, si siede sul letto
e respira. Poi rallenta la respirazione.
Quando si sente tranquilla - quel tanto che basta - si alza, apre
il cassetto della biancheria intima e prende un paio di calze bianche
di cotone e un paio di calze grigie di lana grossa. Distoglie lo
sguardo dal body di pizzo nero che si era comprata da Victoria's
Secret un pomeriggio che si sentiva una bambina cattiva alla Galleria,
e che poi non ha mai messo su per Willis (ormai...). Gi, come
se quello avesse potuto fare la differenza. Si risiede sul letto e
prima si mette le calze di cotone, poi quelle di lana. Si mette il cardigan
blu di maglia sopra la tuta, e torna gi in cucina. Rathbone
si alza per darle il benvenuto, scodinzolando.
Vuoi del caff? dice lei. Qualcosa da bere? In realt, non sono sicura che ci sia qualcosa.
No, niente, grazie.
Io prendo del t. Svuota il bollitore dell'acqua vecchia e lo
riempie di acqua fresca. Ti sei perso Carol per un pelo.  partita
stamattina. O forse adesso bisogna dire ieri.
Che perfetta sincronia dice lui. Lei non dice nulla. Non intendevo
essere insolente. La prima bugia esplicita, pensa lui. E al lavoro va tutto bene?
In realt dice lei posso cominciare a cercarmi un altro posto.
Lui alza le sopracciglia. Davvero?
Pare che vogliano fare dei tagli al nostro reparto dice lei.
Morire se ha intenzione di spiegargli come stanno le cose; gi si
detesta per avergli raccontato cos tante cose. Jerry l'hanno licenziato questa settimana.
Mmmh. Non  un buon segno dice lui.
No dice lei.
Ma non ti hanno detto niente di esplicito.
Non proprio dice lei. Sai, Marty Katz ha cercato di mettersi in contatto con te.
Gli hai parlato?
No. Ha solo lasciato messaggi.
Bene dice lui. C'era da aspettarselo. Non so se riesco a convincermi
a tornarci. Mio Dio, che cosa ti sei fatta alla mano?
Niente dice lei. Un graffio. La mano comincia a farle male.
Allora, cosa intendi fare? Visto che non sei ritornato.
S, beh, il problema  questo.
Non dovresti almeno farti vivo con loro?
Probabilmente.
E se non torni, a noi cosa succede? dice lei.
S, beh... Si morde il labbro di sotto.
O  una cosa che non ti preoccupa pi? Perch se ...
Beh, sai, s, sono preoccupato.
Stavo per dire, dice lei, se non  una cosa che ti passa per la testa,  bene che io lo sappia.
Giusto dice lui.
Perch al momento stiamo conducendo una vita molto dispendiosa.
Giusto dice lui. Voglio dire, ci sono tutti quei soldi del fondo pensione.
Ma cosa sta dicendo? Che lui ha semplicemente intenzione di
lasciar andare tutto a puttane e far fuori i soldi del suo fondo pensione?
Senza contare che per avere interrotto i versamenti una
met del capitale se lo porterebbero via come penale? O che sta
offrendo i soldi a lei, come una sorta di accordo? Il bollitore si
mette a fischiare; lei spegne la piastra e versa l'acqua sulla bustina di t.
Si direbbe che tu stia dicendo che ti vuoi tirare fuori dal matrimonio
dice lei. Un modo strano di metterla gi: come se il matrimonio
fosse una cosa che resta l, solo senza lui dentro. Lei posa
il tazzone sul tavolo, con pi forza di quanta avesse intenzione,
e si siede. Lui non dice nulla. Sai, a questo punto... Lei scuote la
testa. Giusto? Ma voglio che sia tu a dirlo. Mi hai costretto a introdurre l'argomento.
S, okay, hai ragione dice lui. Rathbone si  riavvicinato di
soppiatto per accucciarsi accanto a lei, e Willis allunga la mano per accarezzarlo. Okay, credo di s.
Ottimo dice lei. Bene, allora questo  il lieto fine.
Gi dice lui.
Sul serio. Cosa c' di tanto orribile? Hai avuto quello che volevi,
e io non sono messa cos peggio. Almeno adesso so dove sono e a cosa vado incontro.
Quindi dice lui. Tutto qui?
Cos'altro c'? Ripensiamo al passato?
S, okay. Allora credo che dovr andare.
Aspetta, chi ti ha portato qui?
Mi ha accompagnato mio fratello dice lui. Anzi, mi sta
aspettando all'angolo, sai, caso mai abbia bisogno di un passaggio
per tornare. Si alza. Anche Rathbone si alza, scodinzolando.
Ah. Ma certo dice lei. Ma certo. Beh, questo risolve quel
piccolo mistero. Puoi dire a tuo fratello da parte mia che  uno
stronzo? E che spero che un giorno qualcuno faccia questo a lui?
Senti, mio fratello...
Non voglio saperne. Vai da quel fottutissimo fratello. Ti spiace andare?
Okay, va bene, ma dobbiamo ancora parlare di cose come i
soldi, e le visite. Sai, vorrei partecipare ancora.
Partecipare? Tu? Non bisogner perdersi questo momento!
Questo  un colpo basso, Jean.
No, non molto.
Beh, ne possiamo discutere un'altra volta.
Quale altra volta? dice lei. E tutto qui,  finita. Io penso
quello che penso, e tu pensi quello che pensi. E la forza del disamore.
Bene. Allora ti far sapere quando mi sistemo da qualche parte.
Pensavo che andassi ad abitare a Preston Falls dice lei. Ora
la mano le fa male davvero. Dal momento che ti piace tanto. Con
gli alberi e l'erba. Le piace vedere che lui non pu cogliere l'allusione.
Potresti portarti il cane, lass sta pi felice.
A Preston Falls sono in pieno burnout. Penso che la metter
in vendita. Si d una manata sulla coscia e Rathbone viene a sedersi sopra i suoi piedi.
Incredibile dice Jean. Allora tutto questo era proprio solo per andartene via da noi.
Lui scuote la testa. Se vuoi sapere cos'era, perquisiscimi pure.
Molliamola qui. Lei si alza.
Lui le porge la mano. Per stringerle la mano che lui le ha fatto ferire.
Lei dice: Ma per favore.
...
.
...
Capitolo 5
...
.
...
Willis supera la casa dei Durkin e procede sul marciapiedi. La nevicata  finita, ma ora fa un freddo cane. Avrebbe dovuto chiedere a Jean di portargli gi un paio di guanti. Okay, va bene: si mette le mani in tasca. Quando arriva alla Bonner, guarda a sinistra, verso l'angolo con la Crofts. Champ zero. Guarda a destra.
L'unica auto parcheggiata in strada  un trabiccolo economico col culo arrotondato, una Nissan o quel che , proprio sotto un lampione; frammenti di parabrezza sparsi come gioielli rubati sul marciapiedi. Non  un bel posto dove farsi vedere in giro a piedi.
Procede sulla Bonner verso ovest: aveva ben detto all'angolo tra la Bonner e la Crofts, no? Nessuna auto in vista. Non pu essere passata mezz'ora, o s? Probabilmente Champ si immaginava di avere riunito i piccioncini dopodich sparire con discrezione.
Jean ha sempre pensato a Champ come a un nemico: una delle tante cose che non ha capito. (Quali sono le altre, per?) Resta
sulla Bonner fino alla Route 9. Passa una sola macchina, una pattuglia della polizia di Chesterton che rallenta, gli d un'occhiata, poi riaccelera. All'angolo con la Route 9, svolta e procede verso nord. Una volta fuori dalle vie laterali, che hanno quegli alberi che riparano, il vento che arriva dal fiume picchia di brutto. Champ avrebbe potuto fermarsi un po' al Donkin' Donuts. Comunque  sulla strada verso il Birlstone.
Un'altra pattuglia  parcheggiata davanti al Donkin' Donuts, pi un'auto normale. Champ zero. Willis entra e si avvicina al telefono a parete. Per una volta potrebbe concedersi un taxi riscaldato; la Chesterton Checker funziona ventiquattr'ore su ventiquattro.
Mann: non si tratta proprio di mortificare la carne, ma di stabilire chiccazzo  il padrone. Solleva la cornetta, infila un
penny per salvare le apparenze e digita numeri a caso; al suo orecchio viene una piccola melodia - dut dit dit dut dit dit dut - che sembra Nella vecchia fattoria. Ascolta, poi si acciglia e scrolla le spalle per far vedere al poliziotto, che di certo lo sta osservando, che non riesce a mettersi in comunicazione. Si avvicina al banco, scuotendo la testa.
Si ferma a osservare la ridotta scelta di tarda notte sulle mensole disordinate. Ciambelle fritte al cocco, al grano integrale, fruttini, French cruller, Original Donkin' Donuts con la piccola fottuta maniglia. Quale di questi articoli ha pi voglia di trovare il mattino ad aspettarlo sul tavolino? Nessuno. Quello che non penser  che sta buttando via la propria vita. Quando Jean gli ha detto che c'era stata un'inavvertenza - la prima - lui ha detto: Ce la faremo. Non il massimo del calore. In pi lui aveva paura di dirlo tanto per dire. Eppure questa, e null'altro, era la cosa che aveva detto.
Bene,  chiaro che tutto andava a puntare verso stasera. Prima o poi gli suoner pi reale, no? Prima di ridiventare meno reale.
Un piccolo momento nel picco della curva lass da qualche parte dove questo sar reale. Ma figuriamoci.
Gli si avvicina una donna flaccida in rosa e lui chiede del caff, normale. Con questo ce la far ad arrivare. Il poliziotto e un tipo in jeans e giubbotto di cuoio sono seduti a un tavolo su sedie stampate color pastello, protesi uno verso l'altro sul tavolo. Allora  questo il posto dove i poliziotti incontrano i tipi segreti a tarda notte: tutta una sottostruttura segreta di cui nessuno sa nulla. Anche se per potrebbero semplicemente essere fratelli: uno che fa il poliziotto e l'altro, per dire, l'appaltatore, e non va d'accordo con la moglie. Uno che fa una pausa dal lavoro, l'altro che soffre di insonnia,
o non ha voglia di andare a casa. Semplicemente a parlare del pi e del meno in un momento di calma, alla luce fluorescente azzurrina.
Jean  seduta in cucina e finisce il t, mentre Rathbone se ne resta sdraiato sotto il tavolo sul fianco, come se lo avessero sgozzato. Quando si sporge per carezzarlo, lui fa uno scatto sentendo il suo tocco, poi se ne resta l senza reazioni. Lei ha appena mandato per aria il suo matrimonio. Non che non dovesse farlo. N che potesse fare qualcos'altro. Anche se naturalmente avrebbe potuto, s. Ma ha fatto del suo meglio. Che  anche del tutto e assolutamente falso. Si alza, mette il tazzone verde che non le piace nel lavello e va di sopra a controllare se i bambini dormono.
Rathbone non la segue. Domani  domenica. Anzi oggi  domenica.
Potrebbe pensare a una chiesa dove andare tutti insieme, dato che adesso avranno per forza bisogno di qualcosa, un bisogno da
morire. Ma sapere che lei considera la situazione cos disperata non farebbe che spaventare Mel e Roger, rendendo la situazione ancora pi disperata. Sua madre mandava lei e Carol al catechismo domenicale di una chiesa metodista di Bethesda, perch di famiglia lei era metodista. Suo padre chiamava i metodisti santi invasati, che retrospettivamente si rende conto era molto buffo, dato che erano tutti dei progressisti alla Hubert Humphrey (vicepresidente di Johnsonn nel 1964, difensore dei diritti civili, progressista moderato). Quindi magari meglio lasciar perdere i metodisti. Potrebbe semplicemente portare Mel e Roger nel bar dei pancake di domenica, anche se sembrerebbe triste. Ce la faremo.
Sono quasi le tre di mattina, e lei  sveglissima. Gi non c' niente da bere, poco ma sicuro. Questa  una cosa a cui deve proprio porre rimedio. Va in camera da letto, risistema i cuscini e si mette sotto le coperte coi vestiti ancora addosso, il cardigan e tutto, e prende Emma. Legge un paio di pagine, ma le parole passano e basta senza lasciare nulla.  preoccupata per Willis: e se il suo inutile fratello non l'ha aspettato? Beh, potr andare a piedi fino alla stazione. Il primo treno per New York  cosa, alle cinque e mezza o gi di l? Ammesso che di domenica comincino cos presto. Non morir a passare un paio d'ore su una panchina della sala d'attesa. Sempre che la sala d'attesa sia aperta. Ma non  una responsabilit sua. Da mezz'ora a questa parte. Butta via le coperte, si toglie i calzettoni di lana e si infila le scarpe da corsa.
Controlla ancora i bambini - tutti e due profondamente addormentati - scende di sotto, si mette la giacca e si palpa le tasche per controllare di avere le chiavi della macchina e di casa. Controlla che la porta davanti sia chiusa a chiave. Rathbone  ancora accucciato sul pavimento della cucina. Alza la testa un pochettino quando lei apre la porta della cucina, poi la riappoggia. Lei si chiude dietro la porta, infila la chiave e fa scattare la serratura.
Non ha mai lasciato prima d'ora i bambini soli addormentati, ma per pochi minuti non gli dovrebbe succedere nulla. Risolleva il bidone della spazzatura e ci rimette il coperchio. Domani, senz'altro: le corde elastiche. Apre le porte del garage, accende il Cherokee ed esce a retromarcia in strada. Ha smesso di nevicare,  gi qualcosa.
Allo stop gira a destra, ispezionando tutti e due i marciapiedi.
A quest'ora, nessuno. Svolta a sinistra sulla Route 9 e percorre il miglio e mezzo fino a Main Street senza incontrare neanche una macchina. Gira a destra nella Main, completamente deserta alla luce rosa dei lampioni, e la segue fino alla stazione. Impossibile che lui abbia gi fatto tutta questa strada, no? Quindi magari suo fratello lo stava aspettando davvero. Scende dalla macchina e sale i gradini fino al binario. Non un'anima. La sala d'attesa  chiusa a chiave. Guarda gi verso il parcheggio dei pendolari.
Solo tre auto, disposte disordinatamente tra le spine di pesce di vernice bianca.
Ritorna sulla Main e svolta a sinistra nella Route 9. I fanali illuminano ancora i fiocchi di neve. Prende la corsia di destra e mette la freccia per girare nella Stebbins; poi si ricorda che Donkin' Donuts resta aperto tutta la notte. Ha una fame bestiale. Spegne la freccia e continua dritto fino alla sommit della salita. Svoltando nel parcheggio, nota un uomo molto pi avanti sul marciapiedi che cammina verso nord oltre Midas Muffler. Anche a questa distanza lei pensa di accorgersi di quel lieve zoppicare di cui nessun altro si accorgerebbe nemmeno, da quando si  rotto la gamba giocando a baseball e sa Dio da che razza di medico l'ha portato sua madre. Ma dove mai star andando? Beh, non  pi affar suo, questo lui l'ha messo in chiaro. E, a esser giusti, l'ha messo in chiaro anche lei. Lei non  affare di lui, lui non  affare di lei. Come se fossero tornati a essere due persone qualsiasi.
Non  questo che vuol dire? Ma guardalo, mentre si allontana: quello  Willis, non c' dubbio.
...
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...
FINE.
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...
Ringraziamenti.
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Grazie a Jeff Giles, che lo ha letto per primo, per i consigli e l'incoraggiamento, per avere messo in ridicolo vari titoli improbabili e per avere insistito soltanto sei mesi per il titolo improbabile proposto da lui.
A Susan Szeliga, per l'invio di quegli ottimi suggerimenti telepatici.
A David Spry, per le rassicurazioni iniziali.
A Marjorie Horvitz, per il vigile editing e le imbarazzanti correzioni imbroccate.
A Gary Fisketjon, per l'editing come lo si faceva una volta, per un duh a matita verde dove duh era il mot juste, e innanzitutto per avere accettato.
Ad Amanda Urban, per la marcatura stretta nel sostegno e nel commentario.
A Cathleen McGuigan e agli altri miei editor di Newsweek: senza i loro permessi non ce l'avrei fatta.
E a Susan e Kate, per tutto quanto.
Questo libro  dedicato a mio padre, Gene Gates.
...
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...
FINE.